Assisi, Confindustria, programma presidente Ernesto Cesaretti

(assisioggi.it) ASSISI – Cari Colleghi,

la Giunta, come appena anticipato da Umbro Bernardini, ha individuato nella mia persona il candidato alla presidenza di Confindustria Umbria. Ne sono onorato, e sento la responsabilità di assumere un incarico che dovrà rispondere alle attese della base associativa, ed in particolare all’esigenza di rappresentare gli interessi nei confronti dei nostri interlocutori esterni.

Una responsabilità a cui non intendo sottrarmi nella consapevolezza che il lavoro che mi attende nei prossimi due anni potrà essere svolto al meglio soltanto se sarò in grado di affermare e consolidare l’integrazione tra gli imprenditori associati nelle loro diverse espressioni territoriali e categoriali.

Naturalmente, se mi sento impegnato a profondere ogni sforzo ed ogni capacità per raggiungere questo importante obiettivo, considero quanto mai fondamentale poter fare affidamento sulla vostra collaborazione e su quella del Consiglio Direttivo. Collaborazione fondamentale affinché le istanze del mondo produttivo, l’unico in grado di trascinare l’economia fuori dalla crisi, vengano sempre più ascoltate, producendo quei risultati che sono troppo spesso solo annunciati.

Impegno e determinazione, quindi, per fare in modo che Confindustria Umbria sia un interlocutore autorevole nei confronti delle istituzioni e riferimento apprezzato dai 1.400 Soci, di cui rappresenta esigenze ed istanze. Non mi nascondo di certo le difficoltà che ci attendono e che sono ancora più accresciute da due fattori che hanno avuto ed hanno un impatto straordinario sulla nostra attività: • la crisi economica; • la crisi dei sistemi di rappresentanza.

I nostri imprenditori stanno cercando di resistere, con coraggio e determinazione, ad una crisi senza precedenti all’interno di un sistema politico, istituzionale ed amministrativo che non solo non aiuta, ma in alcuni casi ostacola la nostra attività quotidiana. Sono tante le incertezze e le preoccupazioni di fronte ad una ripresa che non riesce a consolidarsi e che comunque non potrà consentire il recupero nel breve tempo di quanto abbiamo perduto in questi anni. Il mio, il nostro, sforzo deve dare le giuste risposte ai Soci, che si attendono dall’Associazione una vicinanza straordinaria, e dare voce alle loro ragioni.

Dovevamo quindi concentrarci per conferire nuovo slancio all’azione associativa e consolidare quel ruolo di leadership già riconosciuta in passato, che oggi trova rinnovato vigore nella configurazione unitaria regionale. Essere “una” Associazione vuol dire avere una sola voce. La voce associativa deve essere ascoltata meglio sia all’interno che all’esterno di Confindustria Umbria. Sentirsi parte di una casa comune vuol dire agire per una causa comune. Il presidente Squinzi ha argomentato l’utilità di Confindustria dicendo che lo sviluppo delle imprese dipende dall’ambiente in cui queste operano, e che solo un’organizzazione forte può modificarlo convenientemente.

L’azione di rappresentanza diventa quindi foriera di benefici che nessuna azienda, singolarmente, può conseguire. Dove indirizzare, allora, la nostra azione regionale, ed in quali contesti? Il mandato presidenziale coincide con la definizione della politica industriale umbra, legata alla programmazione dei fondi europei. Dal 2014 al 2020 ci saranno circa 100 milioni di euro l’anno da destinare, direttamente ed indirettamente, al sostegno della competitività delle imprese. Dovremmo cercare di influire sulle misure da adottare, sulle risorse da attribuire ai vari temi e sulle modalità della loro assegnazione.

Questo sarà il primo e più importante banco di prova per valutare l’efficacia di Confindustria Umbria. Se la definizione della politica industriale è una causa comune, sappiamo che la sua declinazione negli strumenti operativi può diventare occasione di altrettanta condivisione. A tal riguardo penso sia indispensabile selezionare alcuni temi chiave, rilevanti per la competitività delle imprese. Il primo è l’internazionalizzazione. In media, siamo relativamente poco presenti all’estero. Eppure, è da lì che proviene la domanda.

Per colmare questa lacuna dobbiamo mettere in piedi un piano di lavoro che definisca le misure di sostegno, i Paesi a cui dare priorità, le modalità di presenza, la tipologia di approccio (singola impresa, reti, cluster, filiere, etc). Grazie al lavoro di Umbria Export, ed alla collaborazione che è riuscita a costruire con i soggetti dedicati all’internazionalizzazione, in primis il Centro Estero per l’Umbria, disponiamo di un braccio operativo molto qualificato. Lo sforzo prodotto va intensificato, col contributo di tutti, se vogliamo recuperare terreno, utilizzando anche le opportunità offerte da Expo 2015, che oltre ad essere moltiplicatore di turismo, dovrà essere occasione per far conoscere le eccellenze industriali della regione. Il secondo tema che deve vederci ancora più attivi è quello dell’innovazione.

Anche qui molto è stato fatto. Pensiamo ai 4 Poli, tre dei quali sono nostra diretta espressione, ed alle attività di trasferimento tecnologico a cui molte aziende sono direttamente interessate. L’innovazione, che sarà centrale nelle politiche industriali regionali, può però essere tradotta in molti modi. Possono essere privilegiati alcuni settori a dispetto di altri, possono essere favorite le aggregazioni piuttosto che le individualità, possono essere elette alcune tecnologie in confronto ad altre.

Assumere fin dai prossimi mesi una posizione decisa e condivisa è essenziale per orientare poi la destinazione di risorse europee nell’ambito della strategia di specializzazione intelligente, che sarà presto definita dalla Regione. Intendiamo consolidare il rapporto con le Università ed i Centri di ricerca, che costituiscono una fonte preziosa per innovare prodotti, processi, e per generare nuove imprese. A tal riguardo ritengo che sia nostro compito favorire l’emergere di nuove realtà industriali, sia attraverso l’erogazione di specifici servizi, sia mediante l’adozione di politiche pubbliche che ne sostengano la costituzione ed i primi anni di attività. Infine, il terzo tema è quello del credito e delle finanza d’impresa. Dobbiamo utilizzare la forza rappresentativa per alleviare la stretta creditizia che stritola le imprese.

Consapevole dei vincoli all’interno dei quali ci muoviamo, costituiti da regole sulle quali possiamo poco incidere, ritengo sia necessario aiutare le imprese – con la formazione e l’assistenza – ad utilizzare strumenti alternativi al credito bancario, che possano almeno in parte – a livello regionale – dare un po’ di ossigeno. La condizione economica, le coincidenze temporali e l’evolversi dei fattori competitivi suggeriscono di focalizzarci sui punti indicati: unitarietà d’azione nella politica industriale; apertura internazionale; innovazione; credito; vicinanza alle imprese

. Ciò non significa trascurare questioni da sempre care agli imprenditori, e che continueranno ad essere parte dell’attività di Confindustria. Penso, ad esempio, alle infrastrutture, all’ambiente ed al turismo, alla sicurezza, all’energia, alla formazione ed alle relazioni industriali. Penso inoltre alla semplificazione della macchina burocratica, che oggi è più ostacolo che servizio all’attività delle imprese.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*