Basilica dopo 20 anni, ultima sfida, ricomporre gli 80 mila frammenti del Cimabue

 
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Basilica dopo 20 anni, ultima sfida, ricomporre gli 80 mila frammenti del Cimabue
Credit Foto - sanfrancesco.org

Basilica dopo 20 anni, ultima sfida, ricomporre gli 80 mila frammenti del Cimabue

di padre Enzo Fortunato e Roberto Pacilio
Di quell’impensabile “cantiere dell’utopia” – allestito per curare e mettere in sicurezza la Basilica di San Francesco di Assisi, colpita dal terremoto del 26 settembre 1997, e terminato il 28 novembre del ‘99 – resta da completare l’ultimo tassello, il più difficile e complesso degli interventi: ricostruire la vela di San Matteo di Cimabue, un affresco di 50 metri quadrati, con i suoi autentici frammenti, migliaia di minuscoli pezzi nei quali si è sbriciolata dopo essersi schiantata da un’altezza di una ventina di metri sopra l’altare Papale della Basilica superiore.

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Si tratta di un’impresa molto difficile, ma non impossibile, secondo Sergio Fusetti, capo restauratore della Basilica: «Ci sono 80mila frammenti, quasi microscopici, da 0,5 a due centimetri, e c’è l’immagine precisa di quella vela, che venne fotografata proprio qualche giorno prima del sisma, in una mappatura dei circa 10.000 metri quadrati di affreschi dell’intero complesso monumentale. Ora ci vorrebbe un software ‘ad hoc’, un algoritmo speciale per mettere ogni frammento al posto giusto, in un puzzle avvincente ed emozionante».

I frammenti, scannerizzati e catalogati, sono custoditi da oltre 20 anni, divisi in 800 cassette numerate, in un caveau segreto del Sacro Convento di Assisi in attesa di tornare al loro posto. Quel terribile terremoto delle 11.40, di magnitudo 5.8, fece crollare e frantumare due volte dipinte da Giotto e Cimabue. Ci vollero 502 volontari, 50 restauratori e sei anni di lavoro per rimettere al loro posto 220mila dei 300mila pezzi di affresco ritrovati e recuperati sotto tonnellate di macerie e detriti della Basilica superiore.

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