Chiudono due conventi francescani, in Emilia e in Sicilia

 
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Chiudono due conventi francescani, in Emilia e in Sicilia
Foto di Gianni Crestani da Pixabay

Chiudono due conventi francescani, in Emilia e in Sicilia

A rischio ora due presidi dei frati francescani, in Emilia Romagna e in Sicilia. A riportare la notizia è la rivista dei frati di Assisi ‘ San Francesco’ . A settembre è prevista la chiusura del convento francescano a Carpi.

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Padre Floriano, a capo del convento dal 2016, aveva precisato già alcune settimane fa, sulla stampa locale, che i ritardi nel restauro della chiesa, gestita dai frati, danneggiata dal terremoto c’entravano nulla con la decisione dell’Ordine, legata esclusivamente alla crisi delle vocazioni che sta svuotando diverse comunità conventuali. E che obbliga il Capitolo della Provincia del Nord Italia ad accorpare i religiosi rimasti. Questo è accaduto anche per la comunità di Carpi che si appresta a chiudere i battenti tra l’amarezza dei tanti fedeli, affezionati ai frati.

A rischio anche il convento di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta. Il ministro provinciale, padre Pietro Giarracca, in una lettera ai fedeli, ha spiegato le ragioni del ridimensionamento della presenza francescana. Tra Siracusa, Messina e Palermo, i cappuccini stanno sempre più diminuendo. L’età media avanza, al contempo, e soluzioni all’orizzonte non se ne intravedono: l’unica è la chiusura dei conventi. L’attuale superiore di Mazzarino sarà trasferito a Ragusa, mentre il parroco andrà a Sortino, in provincia di Siracusa.

LA LETTERA DEL MINISTRO

I cittadini si stanno mobilitando. Il sindaco avrebbe chiesto un confronto con il ministro, il vescovo e le confraternite locali. Ma le parole di Fra Pietro sono inequivocabili: «Questa decisione è stata difficile ed è frutto di un cammino. Portarla a compimento sarà dolorosa». Come a dire, c’è poco da trattare, il dado è tratto.

3 Commenti

  1. Al di là delle considerazioni personali che ognuno può avere, mi sembra alquanto gratuito e offensivo, rivolgersi in questo modo ad una persona, la quale, per educazione, e soprattutto per l’abito che indossa e rappresenta, non scenderà mai a questi livelli. Una persona di buonsenso lo capirebbe, ma non coloro che delle parole ne fanno un uso spesso sopra le righe e con queste calpestano la dignità del malcapitato di turno. Purtroppo lo sdoganamento della facile aggressione verbale, è uno dei cavalli di battaglia dei vertici politici che ci governano a livello nazionale, con esso, sono scomparse quelle parole semplici che ci hanno insegnato finda piccoli e che somo la base dell’educazione: rispetto e cortesia. Io aggiungerei in molti casi anche un pó di vergogna.

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