Sarà il Comune di Assisi a pagare gli ingenti debiti del CST?

CST, Bartolini: “Ma ora chi pagherà i debiti?”

Documento unitario da Giorgio Bartolini, Emilio Fioroni, Simonetta Maccabei e Leonardo Paoletti,
Le recenti dimissioni di un componente del consiglio di amministrazione del Centro Internazionale di studi sul Turismo di Assisi (CST), che evidenzia debiti per € 1.300.000 e perdite create in questi ultimi cinque anni di ben € 950.000, tutte gestioni disastrose approvate dal sindaco di Assisi Ricci, presidente dell’assemblea del CST, costringerebbero alle dimissioni degli altri due componenti, come gli stessi, nero su bianco, hanno scritto.

E così il consiglio sarebbe azzerato!
Infatti la loro condizione, per rimanere, sarebbe un finanziamento che conduca il CST “in condizioni di equilibrio finanziario”. Come dire che occorrerebbero almeno € 600.000. È questo il tenore della lettera già inviata dal CST agli unici soci: il Comune di Assisi e l’Università per Stranieri di Perugia (quest’ultima però ha già rassegnato le dimissioni da socio lasciando Assisi con il cerino in mano). L’urgente risposta è richiesta entro il 29 ottobre, giorno dell’assemblea dei soci. E pensare che solo un mese fa il sindaco Ricci, alla domanda di un consigliere comunale, ripeteva il suo ritornello: “in pochi anni sarà completata l’opera di risanamento del CST”. Cose dell’altro mondo!!

Noi diciamo che è una pazzia mettere altri soldi; è come mettere acqua in un canestro di vimini. Per Assisi, sarebbe ancora una volta un chiaro esempio di come si sperperano i soldi pubblici, anche con inutili viaggi all’estero che nulla potevano portare di vantaggio, e come siano strumentali le lagnanze sulla riduzione dei trasferimenti da parte del governo. Infatti se diminuiscono le entrate, bisogna in primo luogo tagliare gli sperperi e le spese improduttive e trovare finanziamenti al di fuori della facile tassazione divenuta ormai insopportabile per i cittadini. Quindi basta con l’aumentare le tasse come ha fatto Assisi, che anzi vanno ridotte, e soprattutto basta con gli sperperi.

Per amministrare occorre il buon senso e la competenza del padre di famiglia e gli attuali amministratori di Assisi, che purtroppo non hanno dimostrato di possederla, dovrebbero trarne le conclusioni.

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