Cst Assisi, Carlo Cianetti: “Ecco perché sta fallendo” e l’UnistraPg è fuggita

CST, Bartolini: “Ma ora chi pagherà i debiti?”

da Carlo Cianetti
ASSISI – Cosa è accaduto al CST di Assisi negli ultimi dieci anni? L’attuale devastazione di un’istituzione culturale che ha dato lustro alla città e portato ad Assisi migliaia e migliaia di studenti era evitabile? Il Comune di Assisi ha fatto il suo dovere? Sono queste le domande che si affacciano alla mente dei cittadini di Assisi (e sono molti) che negli ultimi trent’anni hanno studiato, lavorato, avuto contatti con il Centro Studi per il Turismo, che per lunghi anni ha promosso un Master di grande qualità ed enorme successo sotto la guida del prof. Peroni. L’attuale disastro del CST ha le sue radici nelle fallimentari ambizioni della destra di fare a buon mercato di Assisi un polo universitario, credendo di poter cavalcare le frenesie espansive dei vertici dell’Ateneo perugino. Liquidato Peroni, il Master è stato così cannibalizzato dal corso di laurea, che però non è mai decollato. E il CST? Nell’ignavia del Comune, il CST si è riciclato a far da stampella al corso, prosciugando il proprio dinamismo, mortificando le professionalità che aveva coltivato ma pagando laute indennità (centomila euro complessivi) a Presidente e Direttore Amnministrativo. Con la stretta dei finanziamenti al sistema universitario, nel 2008 l’allora Rettore Bistoni ha creduto bene di tirare i remi in barca, lasciando il Comune di Assisi attonito e, soprattutto, con il cerino in mano. Che ora scotta le dita. Il sindaco Ricci ha dunque ragione (e non gli accade spesso) quando dice che l’Università degli Studi di Perugia ha gravi colpe, ma dimentica di raccontare che, al tempo di questi fatti, egli stesso si è guardato bene dal far pagare all’Università il conto, terrorizzato com’era dalla prospettiva che anche il parallelo corso di laurea sul turismo venisse cancellato. Che sia stato un errore madornale lo dimostra il fatto che il corso di laurea è stato ugualmente dismesso, e nel frattempo i soci pubblici del CST se ne sono andati tutti, alcuni da tempo (Regione e Provincia), altri da poco (Università per Stranieri). Licenziati quasi tutti i dipendenti a inizio anno restano… i debiti. Prosciugato da tempo l’intero patrimonio che gli aveva premesso di ottenere la personalità giuridica, il CST è infatti travolto da molte centinaia di migliaia di euro di debiti, praticamente tutti verso gli ex dipendenti. L’affanno attuale del Ricci candidato/prestigiatore è ora di riuscire a tenere in piedi il fantasma del CST fino alle regionali, dove si giocano i suoi destini, politici e personali.

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