La fabbrica di perfosfato a Santa Maria, Ex Montedison

La fabbrica di perfosfato a Santa Maria degli Angeli, Ex Montedison

di Simone Menichelli (a cura di Oicos riflessioni)
La fabbrica di perfosfato a Santa Maria, Ex Montedison.

I – Note per una conoscenza del sito Ex Montedison – terza parte

La storia Uno degli esempi di recupero delle architetture industriali dette “Paraboloidi”, ci vede coinvolti da vicino. Ad Assisi, infatti, possiamo vedere uno dei casi più interessanti nel panorama italiano dei paraboloidi, essendo uno dei pochi che ha visto il restauro integrale degli edifici ex industriali. Stiamo parlando dell’area denominata “ex-Montedison”, localizzata a Santa Maria degli Angeli, frazione nella pianura del comune di Assisi, nel Settore Urbano IV/3.

La posizione in cui è sita l’area è strategica, considerando sia l’accessibilità comunale che quella su raggio maggiore. Tale zona si trova nelle strette vicinanze degli snodi delle comunicazioni ferro-gomma essendo in prossimità della stazione ferroviaria e dello svincolo della Strada Extra-urbana E-45, vie di comunicazione che relazionano l’area con un vasto bacino di scambio, come  quello della Valle Umbra.

In occasione della ricostruzione post-bellica dello stabilimento di Assisi-Santa Maria degli Angeli, nel 1948 la società Montecatini decide di attrezzare la rinnovata fabbrica di perfosfato minerale con un grande solido parabolico con chiave ribassata ed estradossi a vista. Un secondo paraboloide, di dimensioni più ridotte, viene aggiunto poi tra il 1955 e il 1956. La struttura della ex- Montedison è stata attribuita ai due maestri italiani del cemento armato: a Pier Luigi Nervi il più piccolo, del 1956, e a Riccardo Morandi l’edificio maggiore, 1948.

La fabbrica di perfosfato cessa le attività negli anni Settanta e l’intera area subisce un grave abbandono in seguito al quale le strutture, per il mancato riuso, diventano uno spazio inutilizzato. Un patrimonio costruito inattivo da riqualificare e a cui donare nuova vita. Nel 1981 la Montedison presentò un’offerta di vendita dell’area al comune. Poco dopo il comune acquistò l’area, anche per l’esigenza di sottrarla ad una possibile speculazione edilizia. Nel 1983 venne approvata la variante che definì nuove destinazioni urbanistiche così da poter iniziare i lavori di adeguamento.  La stessa area fu interessata dal PUC, Piano Urbanistico Complesso, con l’intento della  valorizzazione socio-culturale del centro storico del comune di Assisi e in generale delle zone verdi del territorio.

Le carenze individuate da questo piano sono soprattutto la mancanza di qualità architettonica unitaria e la difficoltà dei collegamenti viari su piccola scala. Gli obiettivi specifici per l’intervento sono la riqualificazione e il recupero delle vaste aree industriali dismesse e la soluzione dei problemi di accessibilità veicolare attraverso la ricucitura delle parti dell’insediamento urbano rispetto all’attuale separazione dovuta alla ferrovia. Gli interventi prevedono l’integrazione delle funzioni dei diversi elementi infrastrutturali, architettonici ed edilizi che andranno a costituire il nuovo assetto urbano.

La nuova organizzazione planimetrica degli edifici consente l’articolazione degli spazi in piccole piazze, aree verdi e percorsi protetti ciclabili e pedonali, questo unito al miglioramento dei trasporti pubblici. Soprattutto il programma prevede la localizzazione negli ex capannoni Montedison di spazi per attività sociali, culturali, commerciali, ludici e ricreativi.

Oggi la porzione dell’edificio principale a nord dell’area ex-Montedison, attribuito a Morandi, è riutilizzata ai fini ricreativi e ludico sportivi: Teatro Lyrick, piscina e impianti ricreativi, Centro Nazionale della Federazione di Pugilato e Museo della Boxe. Altri spazi non sono ancora stati destinati ad un’attività permanente come è il caso del primo piano della porzione dell’edificio, sede di uno degli eventi di UniversoAssisi 2018. L’edificio “Nervi” o “Palaeventi”, è invece destinato ad eventi, fiere e meetings.

La struttura costruttiva

Il capannone principale, il Morandi, ha una sezione longitudinale a croce parabolica con pensiline esterne lunghe 8 metri e coperte a volta. La struttura dei capannoni centrali si sviluppa su pilotis e copertura a volte in cemento armato con sezione a botte depressa. Sopra questi capannoni il corpo principale ha una sovrastruttura multipiano che arriva fino a 22 metri di altezza. La costruzione è divisa in tre parti: le prime due sono abbastanza simili per disegno e caratteristiche strutturali.

Ciascuna di loro si compone di quattro archi parabolici trasversali, situati a una distanza di circa 10 metri. A 5 metri dal livello del suolo ci sono travi a sbalzo laterali che aggettano dagli archi e sostengono le coperture a botte delle pensiline.

Sopra la trave a sbalzo, il capannone è coperto con sottili volte dello spessore medio di 70 millimetri, misurato in mezzeria. Il capannone centrale ha una sovrastruttura intelaiata poggiante sugli archi parabolici che, a questa quota, hanno minor luce,  inoltre nella parte interna è presente una struttura intelaiata indipendente. La caratteristica più importante della costruzione è il complesso equilibrio che permette la stabilità delle coperture molto sottili con una curvatura singolare.

Per quanto riguarda la resistenza alle azioni orizzontali, come i terremoti, la costruzione è caratterizzata da una grande rigidità e resistenza trasversali, dovute alla configurazione degli archi, ma presenta un’alta deformabilità longitudinale dovuta all’assenza di collegamenti fra gli archi sotto la trave a sbalzo laterale.

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*