Marcia Nazionale per l’ambiente, Assisi, domenica 18 maggio

Il 18 maggio si terrà ad Assisi, nella città di Francesco, la seconda Marcia per la salvaguardia della salute, per l’aria, l’acqua, la terra il cibo sani In Umbria si ritroveranno comitati provenienti da tutta Italia uniti dall’obiettivo di proteggere l’ambiente, la salute, l’agricoltura dai nuovi assalti di un sistema di sfruttamento sempre più aggressivo che si esprime anche attraverso le speculazioni della “green economy”.

L’appuntamento di Assisi intende contribuire alla crescita di un movimento dal basso di ecologia sociale che, oltre all’opposizione alla perdurante corsa alle biomasse, operi anche un efficace contrasto coordinato nei confronti di trivellazioni, stoccaggi di gas naturale, eolico selvaggio, incenerimento dei rifiuti (che – sotto mentite spoglie – si confonde con l’utilizzo energetico delle biomasse), campi elettromagnetici, perdurante larghissimo uso di pesticidi in agricoltura.

La crescita senza regole di impianti a biomasse e al biogas rappresenta oggi una delle principali emergenze su questo fronte. E’ una minaccia insidiosa e diffusa capillarmente in oltre 1000 comuni italiani, sempre più intrecciata ad altre forme di assalto ai territori in nome di politiche dell’energia e di gestione dei rifiuti che di sostenibile hanno solo l’etichetta. Contrastarla significa intervenire allo snodo di rilevanti problemi ecologici e sociali:

•gestione dei rifiuti (che con le biogas e le biomasse assume la dimensione di uno smaltimento diffuso e incontrollabile);

•qualità dell’aria (compromessa da nuove fonti di combustione) •qualità e sicurezza agroalimentare (minacciata dalla concorrenza drogata delle agri-energie e dalla ulteriore sottrazione di superfici destinate alla produzione di cibo, dall’espansione di monocolture superintensive e inquinanti, dagli OGM);

•qualità dell’acqua quale bene pubblico (minacciata dalle centrali a biogas, dai pesticidi, dalle trivellazioni). Continua la corsa speculativa alle biomasse La proliferazione degli impianti a biogas e biomasse, sostenuta da super-incentivi, è ancora in corso.

Si è in parte adattata spregiudicatamente alla rimodulazione delle tariffe per continuare a spuntare elevati profitti speculativi. A tal fine ha strumentalizzando e distorto concetti nati per promuovere la sostenibilità quali:“filiera corta”, “rinnovabilità”, “cogenerazione”. Si sta adattando ai costi crescenti del reperimento delle biomasse (indottidalla crescita esponenziele delle centrali negli ultimi anni) spostandosi verso nuove aree (tendenzialmente nel centro-sud) e puntando con decisione a sostituire biomasse “vergini” con rifiuti. Punta inoltre a sfruttare le “nuove frontiere” del biometano e dei biocarburanti liquidi di seconda generazioni (spesso associate al trattamento dei rifiuti). La minaccia è molto grave e riguarda centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli, centinaia di comunità locali. La minaccia a valori e patrimoni fondamentali.

Le prospettiva di guadagno elevato e sicuro hanno allentato ogni freno inibitore e hanno indotto a calpestare leggi fondamentali, i diritti alla salute, alla sovranità alimentare, alla proprietà, alla sicurezza e al libero esercizio delle attività economiche. Si è imbarbarita la vita pubblica spingendo le amministrazioni locali a scelte contrarie al bene dei cittadini, negando diritti di informazione e partecipazione. Si è cercato (e si cerca) di realizzare centrali dentro i Parchi regionali, sulla riva di lagune costiere, in località termali, nel contesto di coltivazioni di grande pregio (comprese prestigiose Doc).Si mettono a rischio beni essenziali per poterli più agevolmente controllare e monopolizzare: l’acqua pura e pubblica, l’aria, la terra che deve continuare a dare pane e non può essere avvelenata o isterilita. Si pongono a rischio patrimoni di biodiversità, paesaggio, cultura frutto del lavoro di innumerevoli generazioni per poterli svendere ai nuovi ricchi del pianeta.

Per farne oggetto di assalto alla terra. Se la corsa alle biomasse stimola l’accaparramento “quantitativo” delle terre in Africa e altrove (anche da parte dei gruppi capitalistici italiani), gli insulti al paesaggio, la contaminazione associata alle centrali a biomasse e ad altre aggressioni al territorio puntano ad un accaparramento, ad un land grabbing “qualitativo”, insidioso e meno appariscente legato alla finanziarizzazione dell’attività agricola, alla destabilizzazione di ordinamenti colturali e vocazioni agricole locali, all’acquisizione “a prezzi di svendita” di pezzi di territorio, di denominazioni prestigiose e patrimoni agroalimentari di assoluta eccellenza. La forza dei tanti comitati sorti sui vari aspetti del contrasto alla nocività ambientale e, sul tema specifico delle biomasse e del biogas, deriva dalla crescente consapevolezza del valore della posta in gioco, una posta che riguarda valori essenziali: valori di immediata e profonda valenza sociale, civile, comunitaria oltre che economica e ambientale.

E’ in discussione la vivibilità ma anche la riconoscibilità e l’identità dei luoghi, il modo di abitare. La perdita del valori immobiliari è solo l’indicatore che, in una “società di mercato”, segnalala perdita di salubrità, ma anche di relazioni, l’impoverimento complessivo. Le “centrali” calano a tradimento su piccole e piccolissime comunità dove la gente non ha ancora perso del tutto il contatto con i valori della civiltà contadina, dove c’è ancora attaccamento al luogo. Nonostante lo scarso tempo disponibile per organizzare la reazione politica, legale, amministrativa è ammirevole come si formino comitati, come “vecchi” e “nuovi” abitanti solidarizzino e, mettendo in comune le diverse risorse e competenze di cui dispongono, riescano a tenere testa a istituzioni ed esperti di parte biomassista. Un nuovo spirito di comunità post-rurale che gli interessi capitalistici hanno sottovalutato.

I biomassisti sanno che i Comitati, grazie alla circolazione di informazioni ed allo scambio diretto di esperienze all’insegna della gratuità e della solidarietà, riescono a reagire sempre più rapidamente. Sempre più efficacemente. Di qui un’acutizzazione del conflitto che porta da una parte gli amministratori locali a schierarsi con i Comitati e i cittadini, dall’altra ad operare nella più totale opacità e collusione con i privati speculatori. Ne consegue una caduta verticale di valori civici, lo svuotamento di valori di cittadinanza, un vulnus alla democrazia. E’ inquinata l’economia (da capitali speculativi di dubbia origine) è avvelenata la democrazia.Perché ad Assisi? Le centrali a biomasse e biogas hanno impatto su territori rurali o di recente urbanizzazione e, in questo contesto sociale, il movimento di opposizione alla loro diffusione ha assunto connotati nuovi rispetto a movimenti sociali di impronta urbana.

Questo movimento è scevro da ideologismi ed è ispirato alla dimensione sociale, comunitaria dell’iniziativa ecologica, quella a cui fanno riferimento anche importanti e coraggiosi documenti del magistero cattolico. E’ costituito in misura minore di “militanti”, lo animano in larga misura persone che non si sono mai impegnate direttamente in politica o nei movimenti: mamme, famiglie, anziani.Forte è la determinazione di queste persone perché difendono qualcosa di molto concreto.Di fronte alla minaccia di una trasformazione percepita come fortemente negativa e foriera di rischi, riscoprono all’improvviso il grande valore dell’abitare un luogo, un valore fatto di relazioni umane e sociali.

Ciò spinge i cittadini, i comitati a compiere pesanti sacrifici e a combattere, sia pure pacificamente, con straordinario accanimento. Sono pesanti gli oneri che i piccoli Comitati si sono assunti con vari tipi di iniziative legali e non solo; è stato enorme l’investimento di tempo, tensione psicologica ed emotiva. Sempre più spesso si affaccia anche l’impegno nel monitoraggio ambientale, sostenuto a proprie spese sostituendosi alle istituzioni.

In questo senso la dimensione oppositiva e quella in positivo di costruzione dal basso di nuove pratiche sociali (e persino di embrioni di nuove istituzioni) sono due aspetti inscindibili. Da oltre 2 anni i comitati Terre Nostre di tutta Italia hanno maturato l’idea di un’ iniziativa pubblica ad Assisi. Gli obiettivi della manifestazione e la natura dei Comitati trovano una corrispondenza con i contenuti del magistero in materia ambientale e sociale degli ultimi pontefici ma, ancor più una sintonia immediata e al tempo stesso profonda con la città di Francesco e il suo insegnamento che incita alla salvaguardia del creato. Nuovo impulso a mantenere e a rafforzare il riferimento simbolico con Assisi sono arrivati dall’elezione di papa Francesco.

I contenuti Gli obiettivi della marcia sono chiari: richiamare l’attenzione della classe politica, ma anche dei media nazionali, dell’accademia, del mondo della cultura (che appaiono molto “distratti”) su situazioni che, pur in modo diffuso e quindi non con l’evidenza di tragedie come Taranto e Vado Ligure, incidono pesantemente su equilibri sociali, economici ambientali.

E incidono, come abbiamo visto, sulla stessa democrazia, sulla capacità di poter decidere a casa propria, di non subire pesanti interventi dall’esterno che stravolgono il territorio a soli fini di speculazione di gruppi privati. Ai politici, agli amministratori, alle lobby, ai media, troppo schierati con gli interessi finanziari (in gioco ce ne sono parecchi e di prima forza) si vuole far sapere che le mille voci dei tanti Comitati e coordinamenti impegnati sui temi delle biomasse – e in generale di una gestione realmente sostenibile dell’energia e di rifiuti – intendono unirsi e farsi sentire con una voce sempre più forte. Cittadini, comitati, coordinamenti non sono più disposti a veder calpestati diritti costituzionali e i presupposti stessi della convivenza civile in nome di una distorta “libertà di impresa”. Pertanto utilizzeranno tutte le forme di iniziativa democratica:

•per bloccare a livello locale la concessione di ulteriori autorizzazioni a impianti insostenibili di produzione energetica e di trattamento dei rifiuti ma anche per ottenere il fermo e il sequestro di impianti che violano le normative ambientali;

•per ottenere mediante azioni legali sul piano nazionale e regionale la revoca o la modifica di normative e provvedimenti favorevoli alla speculazione sulle biomasse e sui rifiuti. La Marcia intende quindi lanciare una serie articolata di obiettivi sui quali costruire una collaborazione tra tutti i soggetti impegnati sul terreno della difesa dei territori, delle comunità, dell’agricoltura sana da aggressive politiche di produzione dell’energia e di gestione dei rifiuti. Sono obiettivi da perseguire esercitando il massimo di pressione politica consapevoli che dello sbilanciamento della classe politica e delle istituzioni nei confronti delle lobby:

•drastico ridimensionamento degli incentivi per la produzione elettrica da biogas e biomasse rispetto ai valori attuali prendendo anche in considerazione la revisione retroattiva delle tariffe a partire dal 4° conto energia; •astensione dalla fissazione di generose tariffe incentivanti per biometano, bioetanolo, biometanolo, biopropanolo ed altri biocombustibili che rischiano di rilanciare la corsa alle biomasse;

•limitazione ai soli scarti e sottoprodotti agricoli e dell’industria alimentare delle biomasse utilizzabili in centrali “agricole”; ntroduzione di trattamenti termici delle biomasse in analogia con quanto previsto da altri paesi europei; •fissazione di limiti maggiormente cautelativi per la presenza di metalli pesanti negli ammendanti compostati misti destinati alla produzione agricola con destinazione alimentare;

•l’introduzione del criterio di valutazione degli effetti cumulativi con strumenti avanzati di modellistica anche agli impianti di pur ridotta potenza;

•verifica stringente e su più adeguati criteri dei bilanci energetici e dei criteri di sostenibilità e requisiti di filiera corta delle fonti energetiche utilizzate;

•verifica dell’impatto sui sistemi agricoli locali e drastica esclusione delle aree di produzioni tipiche, di pregio paesistico, a vulnerabilità ambientale e idraulica;

•esclusione senza eccezioni di impianti a combustione diretta e indiretta finalizzati alla produzione di energia elettrica nelle aree con qualità dell’aria compromessa;

•introduzione di distanze minime dalle abitazioni, da nidi per l’infanzia, scuole, ospedali, ambulatori, centri sportivi, case di riposo e dai centri abitati;

•verifica da parte delle Arpa dell’effettivo rispetto di criteri di rispetto delle emissioni, e delle misure di prevenzione del rischio di infiltrazioni, sversamenti, incendio, prevedendo prescrizioni ai fini della loro messa in sicurezza, ridimensionamento degli impianti, modifica o disattivazione;

•controllo sistematico dei parametri chimico-fisici dei terreni sottoposti ad applicazione dei digestati;

•inclusione delle centrali a biomassa e biogas nell’elenco delle “industrie insalubri di prima classe”;

•spostamento degli incentivi dal recupero di energia al riciclo della materia attraverso un forte sostegno alla raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio domestico e comunitario, al trattamento dei rifiuti il più possibile vicino ai luoghi di produzione, alla produzione di un ammendante compostato realmente di buona qualità atto ad aiutare a risolvere il problema della carenza di sostanza organica nei terreni agricoli;

•reindirizzo delle risorse dall’incentivazione della produzione energetica da fonti rinnovabili o presunte tali verso la ricerca e la sperimentazione nel campo dello sfruttamento delle autentiche energie rinnovabili e verso l’incentivazione capillare degli interventi per il risparmio energetico e il riciclo della materia. Il coordinamento nazionale Terre Nostre dei comitati no biogas, no biomasse per la salute e l’ambiente Maggio 2014 Organizzazione: Luigino Ciotti 346 013 4774 – Raimondo Mantovani 335 649 0488 Presidente: Michele Corti michelecrt@gmail.com

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*