Messa crismale celebrata nella cattedrale di San Rufino ad Assisi

 
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Messa crismale celebrata nella cattedrale di San Rufino ad Assisi
ph Mauro Berti

Messa crismale celebrata nella cattedrale di San Rufino ad Assisi

“Ripartiamo non solo con l’impegno di sempre, ma con uno slancio ancora più forte. La famiglia ecclesiale ci aspetta generosi e scattanti al varco di questa fase 2 della vita sociale e pastorale”. Lo ha detto il vescovo della Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, ai tanti sacerdoti e religiosi che sabato 30 maggio, hanno partecipato alla santa messa crismale nella cattedrale di San Rufino.

Il vescovo all’inizio dell’omelia ha precisato che la messa crismale, celebrata alla vigilia di Pentecoste, fa sentire ancora di più il Tempo pasquale sotto il segno dello Spirito. “Spirito che è carezza di Dio – ha detto il vescovo – e lo vogliamo invocare soprattutto per le tante famiglie provate dal lutto. Spirito che è luce e forza e lo vogliamo invocare soprattutto per quanti hanno combattuto e combattono nella generosità della loro missione e professione e per quanti sono alle prese con un futuro familiare e lavorativo pieno di rischi”.

Nell’omelia il vescovo ha anche sottolineato l’importanza di questa celebrazione dopo la lunga quarantena e il lockdown. “Finalmente ci ritroviamo – ha affermato -. Abbiamo condiviso e condividiamo la sofferenza di tante persone e famiglie. La nostra vita liturgica ne è stata profondamente segnata. Non nascondiamo di avere sofferto anche perché il nostro servizio è stato considerato solo alla stregua di un pericolo e non anche della dimensione di risorsa, quale poteva essere ed è, ovviamente alla condizione della più severa disciplina nella quale eravamo e continuiamo ad essere responsabilmente impegnati. La gioia della Pasqua è stata come velata e violata. Non ci sembra vero di poterla recuperare oggi, con questo ponte ideale tra la Passione e la Pentecoste. Abbiamo chiesto in tanti modi misericordia. Oggi la imploriamo ancora perché il futuro è tutt’altro che certo”.

Il vescovo nel ringraziare i confratelli per la testimonianza che hanno dato e stanno dando in questo periodo di prova, ha precisato che nessuno è stato un pavido Don Abbondio. “Ve le siete inventate tutte – ha detto -, per stare vicino alla gente, mentre non potevamo stare ad essa fisicamente vicini e non perché temevamo della nostra salute, ma solo perché temevamo di pregiudicare quella degli altri”.

Al termine dell’omelia sono seguite il rinnovo delle promesse sacerdotali e la benedizione degli oli santi.

Alla fine della messa il vescovo ha consegnato ai presbiteri il suo ultimo libro intitolato “Crisi come grazia. Per una nuova primavera della Chiesa”. “Il titolo – ha spiegato il vescovo – si riferisce in generale alla crisi che sperimentiamo a tanti livelli nella chiesa e nella società. Un titolo che nonostante tutto ci invita a guardare lontano e a nutrire speranza”.

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