Muretto San Francesco, Assisi mia, impara da questa vicenda

 
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Muretto San Francesco, Assisi mia, impara da questa vicenda

Muretto San Francesco, Assisi mia, impara da questa vicenda

da Maurizio Terzetti
Tra frati giocherelloni, giornalisti del tipo “adesso ti aspetto al varco”, silenziose gatte morte di palazzo, ineffabili rassicurazioni tecnico-amministrative, spacciatori di silenzi, innescatori di trappole a orologeria, Assisi, col muro della Basilica superiore, vive una pagina di cronaca tragicomica e surreale.
È mancata l’informazione, tutti cioè hanno taciuto sull’entità dei lavori quando invece avrebbero potuto chiarire fin da subito mezzi e modi dell’obiettivo della messa in sicurezza. No, hanno scelto di parlare quando la rabbia popolare era montata fortemente e, smentendone i motivi, hanno puntato ad avere credito fra la gente ostile ai frati per principio.
E questo è il secondo aspetto della tragicommedia: se è così facile che la gente s’infiammi contro i frati, ci dev’essere, a monte, un presupposto di diffidenza così radicato nei loro confronti che rende oltremodo infuriati i cittadini.
Informazione che manca, ostilità che monta verso i frati sono stati primi due atti della recita del muretto: adesso si aspetta la terza, quella per la quale io mi sento ancora di questionare e di polemizzare.
Essa consiste nella verifica della perfidia e deve rispondere a questa domanda: elevando il muretto senza, forse, incrinare la visuale e senza impiantare una ringhiera, quale obiettivo hanno voluto raggiungere i frati se non quello di creare un dissuasore perenne e stabile alla sosta sulla Piazza del Prato?
Hanno alzato l’asticella per farci fare più male, per farci fare delle multe se saliamo, per chiamare le forze dell’ordine e i militari se facciamo un saltello sul parapetto, per tutelarsi se qualcuno cade e si fa male?
Qui, non chiarita quanto a informazione, c’è, secondo me, perfidia, puro desiderio di irridere chi si avvicina alla Basilica senza rispettare il muretto dissuasore.
Se così non sarà, a che pro’ tutto il lavoro di affaticate maestranze costrette a stare ore e ore sotto il solleone? Non potevano mandare fraticelli umili a dissuadere gli indisciplinati a esporsi ai pericoli del muretto? Non potevano mettere una ringhierina come quelle che hanno in casa, cioè in convento, nei punti più rischiosi?
Assisi mia, impara da questa vicenda ciò che in futuro non deve più accaderti, e cioè di arrivare sui fatti sempre un attimo dopo i frati, cosa che rende impossibile il recupero e certa l’esposizione allo scherno dei frati e di una parte di città che smania da sempre di fare comunella con loro.
E impara, anche, che potrà venire il tempo di ridiscutere, laicamente e civilmente, ogni patto stretto negli anni con la fortezza sacro conventuale, nell’interesse unico di Assisi, che è, prima di tutto, prima della religione e del dialogo, della pace e del bene, ineguagliabile città d’arte.

1 Commento

  1. Sottoscrivo tutto ciò che ha scritto Terzetti e lanciò l’idea di un comitato cittadino che raccolga una valanga di firme contro questo scempio e per far capire a certi signori che non devono sentirsi i “padroni” della nostra città. Però il tempo delle chiacchiere è finito. Passiamo ai fatti.

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