No alla chiusura degli uffici postali

È dalla zona periferica di Assisi , e precisamente a Viole di Assisi che inizia la protesta a favore del mantenimento sul territorio comunale del servizio postale.
A favore del mantenimento sul territorio del servizio postale, dopo aver espresso, la propria contrarietà al piano di chiusura e razionalizzazione degli uffici postali in regione annunciata da Poste Italiane il 3 febbraio, e preso atto della volontà aziendale di procedere unilateralmente, il Comitato Pozzolo invita la cittadinanza a sostenere i propri sindaci e rappresentanti politici che si attivano per fare in modo che questa decisione non sia definitiva.

Questo piano di razionalizzazione e chiusure era già stato contrastato nel 2013 ed era poi stato messo da parte.
Per ora si parla “solo” di uffici postali, ma la contrazione del servizio postale riguarderà anche il recapito, con l’introduzione della consegna della corrispondenza a giorni alterni. Ci chiediamo se questa modalità di tagliare i servizi ed abbandonare il territorio non porti di fatto ad una continua perdita di ricavi. In effetti, l’area degli uffici periferici in particolare ha visto negli anni ridurre sempre più il personale di Poste Italiane applicato, innestando un circolo vizioso. Perché laddove si chiude non si fa solo economia, ma anche si creano mancati introiti. Il personale periferico è numericamente ridotto all’osso ed è logorato dal dover affrontare praticamente sempre situazioni di emergenza, per le sostituzioni, per le ferie, per piccole malattie.

Non possiamo accettare che si chiuda solo perché l’azienda non ci vuole mettere qualche dipendente in più. Non è pensabile che gli anziani utilizzino le piattaforme digitali per i loro pagamenti, la Posta deve continuare ad essere anche un servizio sociale, lo deve al Paese. Non si può consegnare ai privati un’azienda sana con tantissime potenzialità edaccettare che i lavoratori che hanno in questi 15 anni contribuito al suo sviluppo e i clienti, che hanno fin’ora riposto fiducia in Poste Italiane, si vedano ridurre i posti di lavoro da una parte e il servizio dall’altra.

Siamo contrari ad una privatizzazione che punti esclusivamente alla massimizzazione dei profitti. Perché non si fa lo sforzo di trovare delle sinergie coi Comuni, ora che anche i Comuni si avviano verso le Unioni, affinché queste operazioni non si traducano poi in una perdita di servizi? Invece Poste Italiane rifiuta anche la messa a disposizione dei locali da parte dei sindaci. Ci auguriamo che si avviino presto dei tavoli tra Anci, Regione e Poste anche in Umbria, per riportare Poste Italiane sui propri passi.

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