Quando si parla del Pincio si pensa ad Aldo Capitanucci

 
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Quando si parla del Pincio si pensa ad Aldo Capitanucci

Quando si parla del Pincio si pensa ad Aldo Capitanucci

di Maurizio Terzetti
Quando si parla del Pincio, la prima persona alla quale si pensa è, senza sbagliare, Aldo, Aldo Capitanucci, che per una trentina d’anni in pianta stabile e prima, per un’altra buona decina, come aiutante esterno del suo maestro Bellini, ha custodito il Parco con la stessa attenzione che si riserva a una tenuta reale.
Classe 1933, attivo negli anni Cinquanta accanto a Bellini (quanto ci vorrebbe qui una nota anche su di lui!), ha operato come giardiniere comunale dai primi anni Sessanta fino al 1993. 

La prima cosa che gli torna in mente, quando lo intervisto, è la regolazione che ha dovuto fare delle acque piovane, capaci di fare gravi danni ai sentieri e ai prati se non incanalate come lui ha saputo fare con gli strumenti più semplici della terra: il Pincio di sessant’anni fa era tutto un via vai quotidiano di carretti e cavalli per trasportare la breccia, gli uomini avevano nelle mani solo vanghe e picconi, le foglie a terra finivano dentro grosse balle ogni giorno, ogni giorno, se serviva, arrivavano da ogni luogo pietre e conci per i muretti. Tutto a mano.

E anche molti dei manufatti in legno del Pincio, dalla casina del bar ai romantici ripari in alto, sono opera di Aldo: Giorgio Tarquinio, presidente dell’Azienda, chiedeva e Aldo gli faceva trovare il miracolo realizzato, con la grande regia di Carlo Ronci, direttore ineguagliabile.

Si deve a questa iniziale sinergia se il Parco ha resistito per i tre decenni successivi, fino all’inizio degli anni Novanta, in condizioni dignitosissime, con quel decoro che ancora oggi riempie di orgoglio gli occhi di Aldo quando dice: “Alle dieci di mattina tutto il Pincio era pulito”. E lui, ce lo ricordiamo tutti, con grande discrezione e tanto austero piglio, tra un saluto e un borbottio riempiva allora i viali con la sua allegra sorveglianza.

1 Commento

  1. Tutto verissimo e condivido il plauso che viene fatto ad Aldo per la sua dedizione e professionalità che nel tempo si è rinnovata attraverso la figura di suo figli Francesco

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