Riviste anti democratiche in Cgil, la Lega non ci sta

Riviste anti democratiche in Cgil, la Lega non ci sta

Riviste anti democratiche in Cgil, la Lega non ci sta

All’interno dei sindacati della CGIL della provincia di Perugia, vengono distribuite riviste alquanto anti democratiche. La Lega non ci sta. – Vai alla CGIL perché le tue condizioni di lavoro non rispettano il CCNL, con la speranza di trovare un “mediatore“, e mentre sei in sala di attesa trovi una rivista, che invece di spiegare la natura del sindacato ed i motivi della sua esistenza, o lo scenario politico ed economico da tutte le prospettive e posizioni, ha un tono sinistro, antidemocratico e di parte, anziché equilibrato e di mediazione, come del resto “dovrebbe” essere il motivo dell’esistenza di questo sindacato, che come si legge sul sito ufficiale dovrebbe essere una “struttura costituita nel 1902 con l’obiettivo di trovare la sintesi politica tra le spinte radicali dei rivoluzionari, che guidavano gran parte delle Camere del Lavoro, e le posizioni moderate dei riformisti, a capo delle principali Federazioni di mestiere e industriali”.

Con questo preambolo, Stefano Pastorelli (Coordinatore della Lega per il Comprensorio di Assisi, Bastia , Cannara e Valfabbrica) inizia la sua analisi, sollecitato dalle segnalazioni di molti cittadini, che all’interno di questi sindacati, trovano riviste “troppo a sinistra e politicamente scorrette”.

Noi pensiamo alla politica del paese, la CGIL pensasse ad aiutare la politica nella definizione dei contratti e del benessere dei lavoratori, comportandosi da mediatore e non da oratore che predica bene ma razzola male.

Stefano Pastorelli Segretario Comprensoriale LEGA

 

3 Commenti

  1. Sono un iscritto CGIL e penso che il mio sindacato possa esporre tutte le riviste che ritiene opportuno ovviamente non esporrà mai riviste della Lega che non ha niente da spartire con le finalità del mio sindacato. Forse, prima di parlare, qualcuno dovrebbe studiare la storia ed il curriculum della CGIL.Non dicono niente nomi come Di Vittorio, Lama, Trentin, Camusso e Landini?

  2. Il sindacato italiano continua a registrare un calo del consenso. In soli due anni, le principali organizzazioni sindacali hanno perso complessivamente circa 450 mila iscritti. Una contrazione che poteva manifestarsi in forma ancora più allarmante se non fosse per la Uil che ha fatto registrare, al contrario, un incremento, seppur non particolarmente rilevante. I numeri non lasciano spazio a dubbi: dal 2015 al 2017, i tesserati hanno subito una contrazione di 447 mila persone, di cui ben 293 mila residenti nelle realtà regionali del Mezzogiorno. E’ quanto emerge dall’Indice di appeal sindacale (Ias) ideato dall’Istituto Demoskopika che, analizzando il periodo 2015-2017, ha tracciato una classifica delle regioni in relazione all’attrattività delle principali organizzazioni dei lavoratori sul territorio. Due gli indicatori utilizzati: gli iscritti ai sindacati di Cgil, Cisl, Uil e le persone di 14 anni e più che hanno svolto attività gratuita per un sindacato. È la Cgil a registrare il maggiore decremento con un calo di ben 285 mila iscritti, seguita dalla Cisl con meno 188 mila tesserati. Per la Uil, andamento in controtendenza: circa 26 mila iscritti in più nell’arco temporale osservato.

  3. Certamente il problema occupazionale interviene in questo trend negativo, per esempio alcuni lavoratori che vanno in pensione non rinnovano l’iscrizione, oppure chi viene assunto, oggigiorno senza l’articolo 18, non può permettersi d’iscriversi perché ricattabile. Però ovviamente tutto ciò non ha alcuna attinenza con quello di cui si lamentava la Lega che parlava di riviste “antidemocratiche” nelle sedi della CGIL. Certo che fa ridere chi usa simili aggettivi quando poi annovera tra i suoi amici i “democratici” seguaci di Marine Le Pen!

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