Scoperto a Bastia Umbra da Polizia laboratorio clandestino di abbigliamento

Già da tempo gli agenti del Commissariato di Assisi, diretto dal Commissario Capo della Polizia di Stato Francesca D. Di Luca, avevano avviato una serie di accertamenti volti a verificare la fondatezza della notizia della possibile presenza nell’area industriale di Bastia Umbra di un laboratorio clandestino di confezioni dove sarebbe stata impiegata irregolarmente manodopera cinese.

Lunghi appostamenti, articolati servizi di osservazione e pedinamento, verifiche catastali e anagrafiche e riscontri documentali delle attività commerciali hanno permesso di individuare un seminterrato sospetto, adibito a magazzino e preso in locazione da un cittadino di nazionalità cinese titolare di una ditta di confezioni e abbigliamento con sede legale a Monsano (AN).

Dagli sviluppi investigativi emergeva che era stato affittato a una famiglia di cittadini cinesi anche un appartamento sito nell’ultimo piano dello stesso stabile.

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Il continuo andirivieni di cittadini di origini orientali nei pressi delle vie adiacenti all’immobile attenzionato e per le rampe delle scale condominiali dal piano sotto-interrato all’appartamento confermava l’ipotesi che tale abitazione fungesse in realtà da dormitorio per la manodopera impiegata nel magazzino.

Grazie ai servizi di controllo effettuati anche nelle ore notturne dai poliziotti è stato possibile accertare che l’attività di laboratorio operava in pieno regime a ogni ora del giorno e della notte.

Difatti dalla luce che fuoriusciva da una grata che confina con l’esterno è stato possibile intravedervi, tra calzini, metri e fili da sartoria sagome di cittadini orientali intenti a cucire nelle proprie postazioni di lavoro e i rumori di macchinari in funzione provenienti dal seminterrato non lasciavano dubbi sull’attività in corso di confezionamento e cucitura.

Con la collaborazione di personale qualificato della Direzione Provinciale del Lavoro di Perugia a tarda serata è scattato il blitz degli agenti del Commissariato di Assisi.

Controlli in contemporanea sia nel piano seminterrato sia nell’abitazione locata al secondo piano dello stabile.

Questo lo scenario apparso davanti agli occhi degli agenti: l’appartamento che formalmente doveva essere l’abitazione di una famiglia di cittadini cinesi regolari formata dai due coniugi e tre bambini di tenera età in realtà era un vero e proprio dormitorio.

Più di 20 (venti) i posti letto contati dagli agenti di polizia, che vi hanno fatto irruzione e che hanno scoperto camere di ridottissime dimensioni ricavate da un solo vano e nascoste dietro porte “ a scomparsa”, fatte con pannelli di compensato bianco fissati in maniera rudimentale con dei chiodi e dotate solo all’interno di una chiusura a chiavistello in modo che dal fuori non si riuscisse a distinguere dal resto della parete bianca con la quale, le porte si confondevano perfettamente.

Scarsissime le condizioni igieniche constatate all’interno, un’unica cucina a uso comune, panni, valigie, cibi sparsi per i corridoi, stanze piccolissime capaci di contenere solo le reti dei letti; unico svago un computer presente in ogni camera.

All’ingresso nell’appartamento gli agenti avevano inizialmente rinvenuto solo una persona, un cittadino cinese intento a smontare l’impianto gas della cucina e a una prima ispezione dei locali nonostante i numerosi posti letto scoperti nessun altro ospite veniva trovato.

Gli Agenti di Polizia a quel punto con ostinata perizia hanno proceduto a un secondo più accurato controllo, e attirati dalla visione di chiodi sulla parete, riuscivano a scoprire le porte a scomparsa: dietro una di questi è stato trovato un uomo cinese con un neonato in braccio che si era chiuso nella stanza per sfuggire al controllo della polizia.

Intanto contemporaneamente gli uomini dell’Ufficio Anticrimine e Immigrazione del Commissariato di Assisi e della Direzione Provinciale del Lavoro, coordinati sul campo dall Ispettore Capo Valter Stoppini, irrompevano all’interno del laboratorio/magazzino nel piano seminterrato dello stesso stabile.

Circa sette i cittadini di nazionalità cinese sorpresi a lavorare nelle postazioni da rammagliatrice, in mezzo a sporcizia e in evidenti mancanze delle minime condizioni di sicurezza, tra bambini di tenerissima età che scorazzavano tra i macchinari.

12 le postazioni di lavoro presenti e costituite da macchinari vecchi ma pienamente funzionanti.

Dai controlli effettuati i cittadini cinesi sono risultati tutti regolari sul territorio nazionale ma da un punto di vista lavorativo due dei sette trovati al lavoro sono invece risultati irregolari ovvero “In nero”.

Pesanti le sanzioni scattate nei confronti del loro datore di lavoro un cinese Z.L. residente a Trento, titolare di un maglificio a Monsano (An) presso il quale sono formalmente assunti i lavoratori cinesi controllati a Bastia.

Tutte italiane, alcune tra le più affermate nel comparto tessile Umbro, Marchigiano e Toscano le ditte di maglieria da cui gli operai ricevevano le commesse con tanto d’indicazioni operative per la cucitura e l’assemblamento dei tagli di maglieria forniti loro.

Abbigliamento da adulto, vestitini da bambino, copertine per neonati che i lavoratori cinesi dovevano riammagliare seguendo le istruzioni date loro dalle stesse ditte committenti per un costo ovviamente molto basso perché la paga giornaliera per ognuno dei cinesi intervistati dal personale della DPPL sono in media di sole 10 euro al giorno per orari certamente diversi da quelli previsti e garantiti dal nostro ordinamento.

Gli accertamenti compiuti hanno inoltre permesso di costatare che il titolare della ditta in realtà è anche colui che provvede al pagamento dei canoni di locazione dell’appartamento adibito a dormitorio.

Per lui è scattata una maxi sanzione che supera gli 11.000 euro alla quale si è aggiunta la sospensione immediata dell’attività, pena una denuncia penale (ai sensi dell’art. 14 del D.lgs. 81/2008 che, al fine di garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, e di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, prevede che possano essere adottare provvedimenti di sospensione di un’attività imprenditoriale qualora si riscontri l’impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro come è avvenuto in questo caso: 2 su 7 lavoratori risultati in nero qualora il datore di lavoro non dovesse ottemperare al provvedimento è previsto l’arresto fino a sei mesi).

Sono stati effettuati inoltre altri controlli con il personale della locale ASL per verificare l’adempimento delle prescrizioni in materia di igiene e sanità pubblica sui luoghi di lavoro.

Mancata consegna del certificato di agibilità per la destinazione d’uso a laboratorio del magazzino locato e del certificato di conformità degli impianti elettrici hanno fatto scattare così la diffida per il datore di lavoro a non proseguire nello svolgimento dell’esercizio delle attività di cucitura e confezionamento nel laboratorio di Bastia fino a quando non avrà prodotto i documenti richiesti pena, il sequestro preventivo dei locali.

Per gli operai cinesi finalmente ferie. Forzate.

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