Shoah, i figli dei sopravvissuti, la testimonianza di Vivian Salomon

 
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Shoah, i figli dei sopravvissuti, la testimonianza di Vivian Salomon

Shoah, i figli dei sopravvissuti, la testimonianza di Vivian Salomon

“Mi hanno tolto la mamma che avrei potuto avere”. Queste le parole piene di tristezza pronunciate da Vivian Salomon ai ragazzi della Scuola Secondaria di I° grado “G. Alessi” nell’incontro tenutosi lunedì 28 gennaio 2019 presso l’auditorium della scuola nell’ambito della Giornata della Memoria 2019. Vivian (Vivi) Salomon, figlia di sopravvissuti alla Shoah, nella sua testimonianza ripercorre quelle che sono state le vicende della mamma Klara che, dopo due mesi nel ghetto di Oradea, fu deportata ad Auschwitz nel maggio 1944 all’età di soli 13 anni, con la sorella Agnes, la mamma Ilonka, il nonno e alcuni zii. La mamma Ilonka, avendo 42 anni, e quindi non ritenuta adatta a svolgere nessun tipo di lavoro all’interno del campo, fu subito selezionata per la camera a gas; le due sorelle riuscirono a rimanere insieme nel campo di Birkenau sino all’ottobre 1944 quando Agnes fu trasferita da Auschwitz, e più tardi uccisa.

La mamma di Vivian, rimasta sola fu trasferita nel campo di Ravensbruck, in Germania, e da lì alla fine della guerra, i tedeschi la avviarono alla “Marcia della morte”, durante la quale, il 25 aprile 1945, fu finalmente liberata dai russi. Aveva 14 anni e pesava 26 chili. Altrettanto dura fu la sorte del papà Raoul vissuto a Chernowitz, a suo tempo Romania, oggi Ucraina deportato all’età di 18 anni dai romeni aiutati dai tedeschi, insieme a 11 persone della sua famiglia, fu mandato in un campo di lavoro in Transinistria vicino al Mar Nero “ma questa è un’altra storia, non vorrei farvi addormentare” dice scherzosamente Vivi rivolgendosi ai ragazzi. La sua è una voce che affascina, una voce che coinvolge, una voce che cattura con i suoi silenzi e con la sua pacatezza l’attenzione dei presenti in sala, che non rivela mai al giovane pubblico immagini crude o violente. Il tono rivela però il suo coinvolgimento emotivo, il suo riportare a galla episodi di un passato familiare non sempre sereno dal punto di vista affettivo. “Pensavo che in tutte le case il compito di una mamma fosse quello di accudire la figlia, prepararle da mangiare, vestirla, pettinarla come si fa con le bambole; in quel momento della mia vita non mi rendevo conto di altro; solo da adulta ho capito quello che era stato il vuoto affettivo con cui ero cresciuta in famiglia, il distacco di mia madre da me e dalle mie sorelle, il distacco per non voler soffrire di nuovo se fosse successo qualcosa. Non ho ricordi di un’infanzia felice”.

L’incontro organizzato e voluto dal Dirigente Scolastico dall’Istituto Comprensivo Assisi 2 di S. Maria degli Angeli, Chiara Grassi, è stato sostenuto sia dall’Amministrazione Comunale presente alla manifestazione nella figura del vice sindaco Walter Stoppini, sia dall’Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea che da anni collabora fattivamente con l’”Alessi”, rappresentato per l’occasione dal prof. Dino Renato Nardelli. I contatti con Vivi Salomon sono iniziati nel mese di settembre quando la prof.ssa Roberta Gorietti, in qualità di rappresentante degli insegnanti della Regione Umbra, ha partecipato all’International School for Holocaust studies presso Yad Vashem di Gerusalemme, organizzato da Italian Ministry of Education; in quell’occasione ha conosciuto e preso contatti con Vivi Salomon di Tel Aviv, guida presso Yad Washem.

La tematica affrontata in classe con i ragazzi, in preparazione dell’incontro, è stata appunto quella dei Figli di sopravvissuti non visti tanto come testimoni di seconda generazione, o perlomeno non solo, ma come individui la cui vita è stata segnata da traumi, da paure, da una vita familiare difficile in cui il trauma dei genitori sopravvissuti alla Shoah si ripercuote su di loro, nella famiglia in cui vivono. Come sostiene il prof. Nardelli “Per i Figli della Shoah riconciliarsi con i silenzi, partire da ciò per rompere le corazze che moltissimi avevano costruito intorno a loro e aprirsi con fiducia agli altri, ha significato ritrovare la serenità di raccontare la loro esperienza di vita, che comprendeva anche quella dei genitori. Altri testimoni che non sostituiscono le voci di chi visse, ma che si pongono come continuatori di un impegno che tutti li accomuna”.

Prof.ssa Roberta Gorietti
Istituto Comprensivo Assisi 2
Scuola Secondaria 1° grado – S. Maria degli Angeli

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