Sulla rampa di lancio di Universo 2019, serve un intervento così massiccio

Sulla rampa di lancio di Universo 2019, serve un intervento così massiccio

da Maurizio Terzetti
Sta per partire Universo, terza edizione. Sarebbe bello poter ripartire sapendo tutto – consuntivo culturale, budget commerciale e linee di marketing – delle passate edizioni. Ma così non è e, di nuovo, tutta la città va così, un po’ alla cieca, dietro i pifferai non magici che guidano la macchina.

E la “macchina” è un veicolo pesante.

Se si ha la pazienza di scorrere il programma, si entra in un universo non fluido, in un ingombro affastellato di eventi ripetitivi, in un puzze fatto di pochi mattoncini che si ripetono, martellanti, insistenti come gocce cinesi, in un fantozziano susseguirsi di appuntamenti.

Tutti, allora, a vedere la Corazzata Potemkin rappresentata, in questo caso, dalla componente, dominante, dei meeting di architettura e dal chiodo fisso del “contemporaneo” (che poi scopriamo essere tutto il ‘900, un potpourri che tiene insieme il monumento al Samaritano di Petrignano e la piazza di Santa Maria degli Angeli firmata da Bruno Signorini, con l’inevitabile codicillo del Paraboloide).

A bordo del razzo di Universo non ci si diverte (tutto è estremamente serio), manca la poesia (tutto è volutamente intellettuale), mancano i colori (tutto è ridotto al verde lugubre dell’immagine grafica), manca Assisi (perché non basta fare i tour nella città se poi nei vicoli e nelle piazzette non si mettono in scena eventi), manca il ricambio del luogo simbolo da togliere dal suo cono d’ombra (Mortaro, Paraboloide: e quest’anno? Le basiliche francescane? Ma per carità!), manca la ricerca del nuovo e dell’inedito (tali non sono più né Mogol né Pier Paolo Pasolini), mancano la Rocca, il Pincio e i fiumi di Assisi.

Sì, ci sono, e ben evidenti, la Rocchicciola, lo Stadio e gli Stazzi, ma, giusto riguardo al Subasio, perché ci sono volute tre edizioni per arrivare all’ovvietà che bastava contentarsi, da subito, del livello di altitudine degli Stazzi, senza le sceneggiate di due anni fa riguardo al Mortaro?

Il discorso, per via del Mortaro, torna inevitabilmente a Guarducci, che intanto il suo spazio a Todi sembra che se lo stia proprio facendo. Già dall’anno scorso – prima edizione senza Guarducci – ho sostenuto che il programma di Universo era diventato più rigido, meno spettacolare e meno istrionico.

Anche quest’anno è così, forse in proporzioni ancora maggiori.

E il paragone tra Universo e Todi Festival si fa ancora più stringente: è dal confronto fra le due formule che si potrà capire se e quale futuro avrà Universo, che rimane la manifestazione più giovane e acerba. Todi Festival è colorato e anche un po’ frizzante. Universo è verde alla Hulk e non ha bollicine aggiunte, ma neanche è effervescente naturale.

Staremo a vedere.

Per adesso, aspettiamo che il Festival abbia inizio e cercheremo di verificare se gli investimenti fatti sono in ragione di un’attesa di pubblico fondata su grandi numeri (noi non conosciamo i dati prefissi, ma qualcuno li avrà!): insistere, solo per fare un esempio, per nove sere di fila, con quattro ore, dalle 18 alle 22, di spettacoli e talk in piazza, sotto la Minerva, dovrebbe significare che qualcuno conta davvero su un pubblico di affezionati consistente e incrollabile, cose, insomma, da Festival collaudati! Staremo a vedere e a sentire. Il grande pubblico, d’altra parte, è già assicurato da quando è stata fatta la scelta di aprire e chiudere Universo sulla piazza di San Francesco: hai voglia a Mortaro, hai voglia a Paraboloide…!

Resta aperta, in ogni caso, la domanda che ci portiamo dietro da due anni.

Serve, ad Assisi, un intervento così massiccio, e anche massivo, come Universo, un investimento di risorse e di mezzi così concentrato in pochi giorni quando poi restano fuori da ogni minima programmazione stagioni intere (l’autunno fra ottobre e novembre, l’inverno di gennaio, febbraio e marzo) e campi di intervento essenziali per una città d’arte come Assisi (grandi eventi espositivi, politiche culturali verso la comunità da realizzare in biblioteche e a teatro, con stagioni concertistiche di livello, con un minimo di programmazione cinematografica)?

 

11 Commenti

  1. ..ed aggiungiamoci che l’evento ricade in un mese, quello di luglio, in cui le vacanze dei più sono orientate verso altre mete ( mare e montagna). Altra scelta incomprensibile. Tra le tante. Ed intanto la comunità sborsa una quantità enorme di soldi. Mah….

      • Ecco, questo è un errore da non fare. Prendere a riferimento due giganti come Spoleto e Uj non serve assolutamente a Universo. Potrebbe anche darsi che, per assurdo, il periodo di fine luglio scelto per Universo sia giusto, ma non per questo il Festival è assolto dalla sua brutta struttura e dalla sua petulante architettura se avvicinato ai due eventi umbri di punta. Assisi, da questo punto di vista, non è di punta, è solo una puntata del palinsesto umbro, una fra le tante, e chiamarsi Universo non giova a nessuno. Rischia di spuntare la freccia.

        • Certamente i due festival citati sono giganti ma quando sono iniziati non lo erano e non sono stati scevri da problemi e ripensamenti, sospensioni e aggiustamenti.
          Universo Assisi è alla terza edizione e ha tempo per crescere e migliorarsi, la cosa più importante è che la città ci creda, creda che una manifestazione importante in Assisi sia necessaria e piuttosto che cercare di spegnerla, la città tutta suggerisca miglioramenti.

          • Se e fin tanto che Universo non si libera, scorporandola da sé, della pesante struttura della nicchia architettonica e dei vaneggiamenti sul “contemporaneo”, il Festival non ha chance di superare la dimensione che sta vivendo, e non solo perché è agli esordi. Il problema vero è questo. Un Festival di architettura, se il Comune ci tiene, può benissimo svolgersi in altri momenti dell’anno, lasciando a Universo un cuore tenero e poetico, artistico e mistico come quello della città. E’ chiaro che, a questo punto, Universo sarà un’altra cosa e se ne potrà fare un’altra cosa. Forse anche con pace di più persone di quelle che, oggi, accontenta e scontenta.

  2. La città è in piena agonia… Basta vedere le presenze in hotel e ristoranti… Basta vedere il deserto infrasettimanale e comunque quotidiano dopo le 18.00…Basta vedere lo squallore di tutte le attività commerciali… L’unica speranza è che questo sia il canto del cigno per poi girare pagina… Auguri

    • Sig. Luigi, i dati di presenze sono pubblici e certificati, quindi questa non è una opinione, sullo squallore delle attività commerciali cosa intende ?
      mi permetta di avere una opinione personale, credo che girando per le città turistiche, che, difficilmente alle 18:00 gli esercizi commerciali sono chiusi, la città di Assisi sembra che viva una specie di coprifuoco e dopo una certa ora di aperto si trova molto poco.
      I nostri amici turisti come potrebbero vivere la città o comperare qualche cosa?

  3. Non c’è niente da fare…migliosi non perde occasione per dimostrare come si possa ” non pensare” ma solo essere “allineati”. Altra occasione persa caro Migliosi. Pace e Bene fratello.

  4. Il festival di Spoleto ed Umbria jazz nascono da menti eccelse che poi hanno trovato chiaramente l’appoggio di amministrazioni lungimiranti e che non ne hanno fatto un evento autocelebrativo dove qualcuno ( sempre gli stessi) stanno sempre in prima fila per un puro e semplice gusto dell’apparire. Hanno pensato al bene della città…delle attività e lasciato gestire a chi sapeva farlo caro il nostro Migliosi, difensore di tutte le cause di questa amministrazione, sempre in prima linea a difendere anche l’indifendibile a volte. Almeno per questo sarà ricordato (è una battuta chiaramente) diversamente dai suoi colleghi consiglieri ( ma che avranno mai consigliato? Boh!!)….

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