Assisi, Maurizio Terzetti, “Il Pincio va in soffitta”, sarà un Parco moderno

Assisi, Maurizio Terzetti, “Il Pincio va in soffitta”, sarà un Parco moderno

Ci sono voluti due mesi abbondanti di banali polemiche per far aggiungere qualche dato in più al Comune sul destino del Pincio: numero delle piante da abbattere esiguo, ragionamento contorto sulla necessità di un “surplus di esami” per piante cresciute in larghezza oltre che in altezza, conferma di una qualche parziale riapertura alla fine di maggio, archiviazione definitiva della parola “Pincio” – etichettata come “generica” e sinonimo, non si sa perché, di “selva oscura” – in favore di “patrimonio arboreo”, contenuto, più che contenitore, del tesoro verde della città.

E a qualche cosa deve essere servito anche rivelare che a fine maggio il Comune si presenta a una kermesse di arboricoltori con il progetto di riqualificazione del “patrimonio arboreo” di Piazza Nova, il fu Pincio.

Niente di più, però, di quanto si sapeva o era lecito supporre: il Pincio va in soffitta, al suo posto si fa un bel museo di didattica ambientale con probabili corsi di arrampicata sugli alberi, si dà un nuovo look ai terrazzamenti, ai sentieri, all’illuminazione e ai servizi, si chiude con l’idea di eventi culturali a tutti i costi e anche con il rubinetto del piccolo lago.

L’acqua, però, rimane come “tema di riflessione”, salvo a capire come si possa riflettere se stessi su uno specchio d’acqua che non c’è se non riflettendo sul nulla del proprio pensiero e della propria progettualità.

Sarà, insomma, un Parco moderno, cioè noioso, accademico, pretestuoso, elettorale, spocchioso, incapace di sentimenti, sgombro di fantasie, un carrozzone per moderni acrobati che volano sulle chiome degli alberi, che durerà, se durerà, gli spazi di una legislatura.

Sarà il Pincio che nessuno voleva e che molti “like”, invece, gradiranno, sarà il Pincio che anche io ho chiesto che venisse messo in programma e che, sulla base delle chiacchiere attuali, non apprezzo affatto.

E, soprattutto, sarà un Pincio chiuso, non attraversabile a monte per uscire su Porta Cappuccini, sarà l’ultimo sogno di una stagione felice del Parco che, con molta meno freddezza politica, poteva essere regalato alla città, alla città vecchia e a quella nuova, come grande risorsa culturale in senso pieno e non come impiego tecnico ed elettorale di conoscenze e mezzi parziali sul “patrimonio arboreo”. Vedremo, però, nei prossimi numeri come questa faccenda andrà a finire.

 

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