Sabato 6 febbraio Ecoforum sull’economia circolare dei rifiuti

 
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Sabato 6 febbraio Ecoforum sull’economia circolare dei rifiuti

Sabato 6 febbraio Ecoforum sull’economia circolare dei rifiuti

Sabato prossimo, 6 febbraio, si svolgerà, dalle 10 in poi, la quarta edizione di Ecoforum/L’economia circolare dei rifiuti, in diretta streaming dalla Sala della Conciliazione di Assisi. Durante i lavori sarà presentato il rapporto sui Comuni ricicloni dell’Umbria

Il programma prevede tre sessioni di lavori: la prima sulla risposta dei territori alla filiera del riciclo alla presenza del senatore Luca Briziarelli, vice presidente della Commissione d’inchiesta sulle attività illecite e di esponenti di Legambiente come Enrico Fontana della segreteria nazionale e di Daniela Riganelli del direttivo umbro; la seconda sulle opportunità per la gestione dei rifiuti in Umbria con il presidente nazionale di Legambiente Onlus Stefano Diafani e il sindaco del Comune di Assisi Stefania Proietti; la terza sulla presentazione del rapporto e la premiazione dei Comuni Ricicloni 2020.

Tra i vari interventi, da segnalare quelli del presidente di Legambiente Umbria Maurizio Zara, del direttore generale Arpa Umbria Luca Proietti, del ceo Cartiere di Trevi Franco Graziosi, del direttore generale di Auri Giuseppe Rossi, del direttore operativo Gesenu Massimo Pera e del coordinatore Progetto Fra’ Sole Giuseppe Lanzi.

Ora qualche dato generale. L’economia circolare che, in Italia vale 88 miliardi di euro e impiega circa 575mila lavoratori, in particolare tra i giovani, punta sul ridurre, riutilizzare, riusare e riciclare per sottrarre i prodotti alle discariche ed entrare a far parte di un modello virtuoso di produzione che limita al massimo lo smaltimento. In questo l’Italia è diventata in pochi anni il campione europeo dell’economia circolare e dell’efficienza: stando ai dati diffusi dalla Fondazione Symbola vanta infatti la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti.

  • Con il 79% di rifiuti totali avviati a riciclo l’Italia presenta infatti un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (solo il 38%) e ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi

europei: la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43% e la Spagna al 37%.

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