Neri Marcorè conquista il pubblico del Riverock Festival cantando Fabrizio De Andrè

Con questo concerto Nerì Marcorè ha dimostrato di essere un bravissimo cantante e non solo uno stimato attore, conduttore, imitatore e comico

Neri Neri Marcorè conquista il pubblico del Riverock Festival cantando Fabrizio De Andrè

Neri Marcorè conquista il pubblico del Riverock Festival cantando Fabrizio De Andrè

di Luana Pioppi

Un Fabrizio De Andrè tra musica e poesia, ripercorso in tutte le sue sfumature. E’ quanto ha regalato Neri Marcorè al pubblico del Lyrick Summer Arena, nello spettacolo inserito nel calendario del Riverock Festival. Oltre due ore di concerto – intitolato “Come una specie di sorriso, omaggio a Fabrizio De Andrè” –  in cui l’artista marchigiano ha cantato accompagnato dallo GnuQuartet, quartetto composto da Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Stefano Cabrera (violoncello). Con loro anche Domenico Mariorenzi alle chitarre, Simone Talone alle percussioni e le coriste Flavia Barbacetto ed Angelica Dettori, che hanno reinterpretato, tra l’altro, una versione personalizzata di “Bocca di Rosa”.

Partendo dalle canzoni meno conosciute del cantautore genovese, Marcorè ha reso un bellissimo tributo a De Andrè, molto apprezzato da tutto il pubblico presente. L’esordio è con “Fiume Sand Creek”, che prende spunto dal massacro di un campo indiano avvenuto nel 1864, per poi proseguire con “Se ti tagliassero a pezzetti”, che Faber scrisse pensando alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. E poi ancora la malinconica “Rimini”, singolo che dà il nome anche al suo nono album di inediti, e “Princesa”, prima traccia del suo 13edicesimo ed ultimo lavoro, intitolato “Anime Salve”, pubblicato il 19 settembre 1996 dalla BMG Ricordi e realizzato con Ivano Fossati, compositore di gran parte della musica.

Spazio anche al dialetto con “Crêuza de mä”, singolo che, come tutto l’album a cui dà il nome, è interamente cantato in genovese. Il disco, pubblicato nel 1984, è stato considerato dalla critica come una delle pietre miliari della musica degli anni ottanta e, in generale, della musica etnica tutta. David Byrne ha dichiarato alla rivista “Rolling Stone” che “Crêuza de mä” è uno dei dieci album più importanti della scena musicale internazionale degli anni ottanta mentre la rivista “Musica & Dischi” lo ha eletto il migliore del decennio. Inoltre, è nella posizione numero 4 della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, secondo Rolling Stone Italia. Autore di tutte le musiche, nonché produttore, è Mauro Pagani.

 

Dagli indiani agli zingari: Neri Marcorè non tralascia nulla e canta “Khorakhané (a Forza di Essere Vento)”, la cui parte finale – eseguita dalle due coriste – è scritta in lingua romanì e alla sua stesura ha collaborato Giorgio Bezzecchi, un amico rom di De Andrè. Non solo, però, brani meno noti ma anche canzoni famose come “Don Raffaè” e “Hotel Supramonte”, che racconta in maniera poetica l’esperienza della prigionia vissuta da De André e da sua moglie Dori Ghezzi, in seguito al rapimento avvenuto la sera del 27 Agosto 1979. Il titolo si riferisce al Supramonte, la catena montuosa che si snoda nella zona centro-orientale della Sardegna, da sempre nascondiglio di banditi, latitanti e contrabbandieri. E poi ancora un richiamo al mondo degli indiani con “Quello che non ho”, la canzone di apertura dell’album del 1981 che, propriamente, si chiamerebbe solo “Fabrizio De André”. Il brano è il prodromo di “Fiume Sand Creek”. E poi ancora “Anime Salve”, “Andrea”, “Le acciunghe fanno il pallone”, “Smisurata preghiera” e “Dolcenera”, una canzone meravigliosa ma dal significato piuttosto criptico.

Spazio anche al bis con alcune delle canzoni più famose di Faber a cominciare dalle bellissime “Verranno a chiederti del nostro amore” ed “Amore che vieni, amore che vai”, per proseguire con l’ironia e crudezza de “Un giudice”. Chiusura in grande stile e con coinvolgimento del pubblico sulle note de “Il Pescatore”.

Con questo concerto Nerì Marcorè ha dimostrato, ancora una volta, di essere un bravissimo cantante e non solo uno stimato attore, doppiatore, conduttore televisivo, imitatore e comico. Ha saputo coinvolgere fino alla fine il pubblico presente spiegando il perché ed il come delle canzoni scelte. Un vero e proprio omaggio, mai banale né scontato, verso un grande cantautore e poeta che Marcorè ha fatto conoscere soprattutto attraverso i suoi brani meno noti ma densi di significato.

 

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