Assisi la retorica della guerra o il simbolo della Pace?

Assisi la retorica della guerra o il simbolo della Pace?

da Luigino Ciotti (@sinistra)
Assisi la retorica della guerra o il simbolo della Pace?
 Anche ad Assisi “città della Pace” la locale Amministrazione Comunale festeggia il 4 novembre a 100 anni di distanza dalla “vittoria” della prima guerra mondiale. Quella che fu definita “l’inutile strage” da Papa Benedetto XV il 1 agosto 1917.

Ora vorremmo capire la relazione e la coerenza che esiste tra aderire e partecipare attivamente alla Marcia della Pace Perugia-Assisi e celebrare fattivamente, in tutte le frazioni, il 4 novembre che, è bene ricordarlo, è stato il più grande e sanguinoso conflitto e “massacro” di tutti i tempi.

I numeri parlano chiaro: 37 milioni di vittime di cui 16 milioni di morti e 21 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili. In Italia i morti furono 650.000, i feriti 1.250.000 di cui 675.000 mutilati.

La conseguenza politica del conflitto, in Italia, oltre alle vittime ed alla miseria provocata fu, a breve distanza, la presa del potere da parte dei fascisti e il buio del ventennio.

La guerra voluta dal re e governo contro la volontà del Parlamento (450 voti contrari su 508 deputati) e del popolo italiano, per la conquista di terre, ebbe risultati drammatici per il paese e ci ha regalato una festa, voluta dal fascismo, che continua anche oggi. Nessuno tra i governanti nazionali e locali si sottrae alla retorica della grandezza della Patria, dei morti che hanno onorato la Nazione.

E’ ovvio il sacrosanto rispetto di tutti per i morti, feriti e mutilati, vittime contro la loro volontà, ma certo non è questo il modo migliore per ricordarli perché così non si fa che avallare le scelte di chi li ha mandati al massacro.

La città di Assisi per quello che ha rappresentato e rappresenta la figura di Francesco che, rinunciando ai beni terreni, disarmato è andato in Egitto a Damietta dal sultano Malik al Kamil, per lo “spirito di Assisi”, per l’immagine simbolica che rappresenta in tutto il mondo non può ricordare, come lo farà, la tragedia della “grande guerra” e dimenticare la lezione francescana del parlare agli altri e non di guerreggiare con essi. La guerra poteva essere evitata, anzi agli italiani è stata imposta per la gloria di un regno e di una casata invece di ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti, le terre che si riteneva dover riannettere all’Italia.

La Pace che va praticata quotidianamente e non la guerra festeggiata annualmente, questo è il messaggio politico e culturale da trasmettere da Assisi. Chiedere con forza una drastica riduzione delle spese militari, che l’Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari; una politica di disarmo anche nel linguaggio, il contrasto alle violenze anche quelle maschiliste fortemente presenti anche sul nostro territorio, opporsi concretamente alle cultura razzista sempre più diffusa, attuare pratiche di solidarietà e integrazione e sostenerle quando sono rimesse in discussione come il “modello Riace” di Mimmo Lucano. Questi sono i valori e le modalità del nostro 4 novembre.

 

1 Commento

  1. Bravo Luigino ma questa è l’amministrazione dell’incoerenza e della contraddizione. Importante per loro è apparire. Farsi vedere. La coerenza è un principio astratto.

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