Elezioni Umbria, Francesca Di Maolo dice no, resta a fianco dei ragazzi del Serafico

 
Chiama o scrivi in redazione


Serafico di Assisi, Francesca Di Maolo, vita e salute non sono privilegio di pochi

Elezioni Umbria, Francesca Di Maolo dice no, resta a fianco dei ragazzi del Serafico

da Francesca di Maolo (presidente del Serafico di Assisi)

La proposta a candidarmi come Governatore dell’Umbria mi ha raggiunta di sorpresa e nel pieno delle mie attività. La mia vita scorre al Serafico, a stretto contatto con bambini e ragazzi con disabilità grave, per i quali ogni giorno siamo impegnati a fare la differenza tra la sopravvivenza e la vita.

Molti mi hanno fatto notare che non sono certamente insostituibile al Serafico e questa è l’unica vera certezza che ho maturato in queste ore di riflessioni accanto ad un’altra verità: i ragazzi abitano il mio cuore e lo abiteranno sempre.

Difficile dunque interrompere una corsa appassionata quando potrebbero derivarne delle conseguenze alle persone che ami.

Da anni sono impegnata a promuovere il tema dell’impegno politico e molti hanno interpretato il mio no come un gesto incoerente. Ma con grande convinzione colgo l’occasione per dire con forza che non è una singola persona al vertice di una qualsiasi istituzione a fare la differenza.

La via per dare voce alla società civile non passa solo nella candidatura di un nome tratto dalla società civile, ma deve percorrere le strade di quegli organi intermedi in cui poter discernere i problemi che ci affliggono. C’è poi il fattore “tempo”. Questo cammino verso la costruzione di una politica buona e realmente partecipata ha bisogno del tempo dell’incontro.

La proposta a candidarmi come Governatore dell’Umbria mi ha raggiunta di sorpresa e nel pieno delle mie attività. Sono onorata ed emozionata per la fiducia e la stima che mi è estata espressa. In queste ventiquattro ore ho ricevuto un numero impressionante di messaggi e da tutta Italia che mi incoraggiavano ad accettare la proposta e a diventare il candidato di una grande coalizione espressione della società civile. E’ per la considerazione e il rispetto di queste persone che ho dovuto fermarmi a riflettere su questa scelta, anche quando la risposta immediata che arrivava spontanea dentro di me era quella di non abbandonare le vite dei ragazzi, delle loro famiglie e degli operatori.

Credo di non dover spendere molte parole per spiegare il mio coinvolgimento al Serafico. La mia vita scorre a stretto contatto con bambini e ragazzi con disabilità grave, per i quali ogni giorno siamo impegnati a fare la differenza tra la sopravvivenza e la vita. Il Serafico non è un’officina dove si riparano funzioni e limiti, ma un centro in cui cerchiamo di valorizzare i talenti dei ragazzi. Quando una finestra si è chiusa sul mondo a causa della disabilità, il nostro compito è quello di spalancarne delle altre, garantendo la pienezza della vita. Ci sono poi i genitori e le famiglie, non solo dei ragazzi accolti al Serafico, che vivono una stagione di particolare isolamento e abbandono e per i quali siamo dei compagni di viaggio e dei punti di riferimento costante. Ci sono, infine, ma non per importanza, gli operatori, i volontari, i sostenitori. Una comunità allargata che ogni giorno è pronta a difendere la vita. Molti in queste ore mi hanno fatto notare che non sono certamente insostituibile al Serafico e questa è l’unica vera certezza che ho maturato insieme ad un’altra verità: i ragazzi abitano il mio cuore e lo abiteranno sempre. Devo però considerare che, insieme alla dirigenza e agli altri amministratori, abbiamo avviato dei processi di grande innovazione per ovviare ad un sistema sanitario che non è e non potrà più essere universalistico. Difficile dunque interrompere una corsa appassionata quando potrebbero derivarne delle conseguenze alle persone che ami.

C’è un altro punto di riflessione che ho poi dovuto approfondire. Da anni sono impegnata a promuovere il tema dell’impegno politico e molti in queste ore hanno interpretato il mio “no” come un gesto incoerente.

Sei anni fa già feci una scelta di vita molto radicale, decidendo di spendere le mie energie al serafico. Anche quella fu una scelta politica, un’uscita da un ambito privato, che mi vedeva impegnata nell’attività forense e dopo aver speso anni di studio e aver conseguito una specializzazione nel campo del diritto del lavoro e della previdenza, verso l’ambito pubblico dell’impegno sociale. Fu una scelta maturata senza poter valutare le conseguenze che ne sarebbero derivate: un salto nel buio, ma un salto dettato da un forte impulso del cuore.  Molti in queste ore mi invitano a riflettere sul fatto che un impegno nella Regione Umbria mi consentirebbe di poter dare risposte più incisive nei confronti delle persone più fragili e anche su questo argomento ho dovuto fare discernimento, perché rifiutare una possibilità di dare voce a chi è ai margini della società, sarebbe una scelta egoistica. Ma con grande convinzione colgo l’occasione per dire con forza che non è una singola persona al vertice di una qualsiasi istituzione a fare la differenza. Il cambio di rotta verso una politica che parli il linguaggio dei bisogni dei cittadini può solo partire dal basso. In questi ultimi anni, di fronte ai problemi che dilagano e lacerano la nostra Italia ci siamo spesso concentrati a trovare degli “eroi” per la guida delle più alte cariche istituzionali. Stiamo perdendo così il senso della buona politica che non può svolgersi solo nei palazzi, ma ha bisogno dell’espressione degli organi intermedi dove si esprimono i talenti migliori dei cittadini e le diverse e arricchenti dimensioni della persona. Questi sono i luoghi della “pre-politica” e del “pre-partito”, che non sono meno importanti dei partiti.

La via per dare voce alla società civile non passa solo nella candidatura di un nome tratto dalla società civile, ma deve percorrere le strade di quegli organi intermedi in cui poter discernere i problemi che ci affliggono, in cui poter trovare soluzione condivise. Questi sono i luoghi vicini alle persone, che possono quindi percepire i problemi concreti e le risorse in campo. Sono luoghi preziosi abitati da tanti volti e tanti bisogni che attendono di essere riconosciuti e portati all’attenzione delle massime istituzioni. Sono i luoghi in cui si esercita la democrazia e la partecipazione di tutte le componenti della società.

Oltre al fattore “spazio”, c’è poi il fattore “tempo”. Questo cammino verso la costruzione di una politica buona e realmente partecipata ha bisogno del tempo dell’incontro. C’è già tanto fermento in Italia, tante energie in moto, processi avviati e buone pratiche che ci fanno ben sperare di poter uscire dal circolo vizioso della paura rispetto alle grandi questioni della contemporaneità. Per queste considerazioni, spero che si possa comprendere che il mio rifiuto a non candidarmi, un rifiuto travagliato, non rappresenta una fuga dalla politica, ma piuttosto un rimanere per prestare servizio in un altro ambito della politica che ritengo più urgente.  Certo con questo non posso escludere che il processo di cambiamento che sto cercando di portare avanti in diversi ambiti, e condiviso con tante altre persone motivate come me, non possa confluire un giorno verso altre scelte, ma questo processo ha necessità di maturare e soprattutto ha bisogno di persone disponibili a condividere una visione a lungo termine. Lo sviluppo della nostra terra, l’Umbria, tanto colpita dalla crisi economica e con tutte le sue ferite aperte dal terremoto, può davvero essere ricostruito, ma solo con una visione a lungo termine e con la reale partecipazione di tutte le componenti.

Mi sento infine di fare un’ultima riflessione. In queste ore ho avvertito la tensione di una competizione elettorale che si sta caratterizzando come una “sfida” e che rischia di degenerare sul doppio filo amico-nemico. Ritengo che la contrapposizione in politica sia una dimensione reale e, allo stesso tempo, una ricchezza.

Ho fiducia che i candidati alla carica di Governatore dell’Umbria agiranno con questa consapevolezza e responsabilità sul terreno del confronto. I confronti politici che si spostano sul terreno dello scontro, lasciano ferite che subiscono soprattutto le classi più deboli della società. Sarebbe davvero un prezzo troppo alto da far pagare alla nostra amata Umbria. Che sia la speranza a guidare questa competizione elettorale, intesa nel senso bello attribuitole da Sant’Agostino: “La speranza ha due figli: la rabbia nel vedere come vanno le cose e il coraggio di vedere come dovrebbero andare”.

15 Commenti

  1. Prego.ma Francesca AVV.to Di Maolo,
    Seppur non penso che abbia senz’altro letto il mio commento di ieri sera, Le faccio il plauso per la la Sua resistenza al canto delle Sirene della Politica.
    A mio modestissimo parere, con una Sua eventuale candidatura, che già era di scorta, inoltre, con scarsa possibilità di successo, non per la Sua degna persona, ma per il contesto nel quale si sarebbe andata a naufragare.
    Al contrario dell’Infinito di Leopardi, sarebbe stato per Lei tutt’altro che “dolce naufragare in questo mare.”
    Ha fatto bene a restare a fare del bene. Come dicevo in un mio precedente intervento, il Suo Onore, se lo è guadagnato sul campo, amministrando egregiamente l’Ente “Serafico”.
    A perdere la “verginità” con quelle Erinni, che ben rappresentano la politica di oggi, è un attimo.
    Oggi, mi consenta, la politica è spesso pervasa da interessi personali, da borie di potere, tutto finalizzato a se stessi. Non è bello generalizzare, ma questo è un caso specifico. Per dirla con Leonardo Sciascia, con il romanzo “Il Giorno della Civetta” oggi sono per la gran parte dei quaquaraquà.
    Non penso che Lei possa essere contaminata da questi parvenu.
    Ammiro la Sua scelta.
    Sarebbe stata l’ennesimo agnello sacrificale posto sull’ara della politica. Quella con la p minuscola.
    Le auguro che ciò possa essere un ulteriore stimolo a progredire nella Sua direzione.
    Ad maiora.

    • Siamo commossi per tanta saggezza. Leggendolo, la Di Maolo sarà sollevata e questa notte dormirà molto meglio. Il “sotuttoio” continua imperterrito. Imbarazzante.

      • Grande giobatta…sottoscrivo tutto quello che hai scritto. E mi unisco al plauso alla Dott.ssa Di Maolo per la scelta fatta. Con il cuore prima di tutto. Merce rara oggi giorno. Continui il suo lavoro..e grazie per ciò che fa’.

  2. Artico 21 Costituzione Italiana.
    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

    La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

  3. Se fossi la sindaca Proietti, con tutto quello che è stato scritto contro di lei e della sua funzione, terrei conto di questi articoli del codice. A tutto c’è un limite.

    • Giobatta lascia perdere. Non percorrere la sua strada. Cerca di capire che sono politicamente disperati. Prima di trovare un candidato che neanche loro voteranno ne hanno dovuti interpellare altri 5 ed eliminato uno ( fora ) che già stava in campagna elettorale da un mese. Lotte e guerre politiche interne..pastrocchi a non finire..liste civiche che nascono come funghi. Parleranno gli elettori il 27 ottobre. A meno che quereleranno anche tutti gli elettori che dopo 50 anni li manderanno finalmente all’opposizione. Quindi lascia perdere. Non scendere al suo livello. Vola alto. Buona serata.

  4. Caro Luca Neri, hai ragione, perderanno, saranno seppelliti da loro stessi.
    Come hai ragione nel volare alto, tanto, contro certe persone, anche gli Dei combattono invano!!!
    Ad maiora!!

  5. In questo concitati momenti bisogna dotarsi di Concretezza per non farsi coinvolgere in Parodi.e e lasciare i periodi Neri dietro le spalle. Scusate il gioco di parole ma é un piacere leggere questi botta e risposta per capire quanto la politica di sinistra in generale e in questo momento in Umbria, sia veramente scesa a un tale livello che neanche le “evidenti evidenze” fanno capire agli “allineati irriducibili” che il vento é cambiato.
    Il pd si é turato il naso e ha fatto nascere un Governo improponibile e su tale scia sta cercando di fare la stessa cosa in Umbria, conscio che il 27 ottobre sarà spazzato via dalla scena politica regionale (e vorrei vedere dopo tutti gli scandali). Il colmo é che chi ha contribuito, giustamente, a creare il terremoto politico, M5S, sia ora disponibile ad allearsi con il pd per un patto “civico” in Umbria: parliamoci chiaro, quando la barca affonda ci si aggrappa a tutto quello che galleggia, ma dire che un candidato civico può essere sostenuto in Umbria significa una sola cosa: LA POLITICA DI SINISTRA HA FALLITO.
    Spero che gli umbri finalmente abbiano capito.
    Mi associo ai complimenti sulla DI MAOLO, per una eccellenza che abbiamo, teniamocela stretta in Assisi (anche se le probabilità di elezioni sono 0)

  6. A questo punto dobbiamo considerare il consigliere dei 5 stelle Leggio non più all’opposizione ma facente parte della maggioranza giusto? La truppa del Sindaco aumenta ragazzi.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*