Incomprensibile il termine “terrorismo mediatico” rivolto ai giornalisti

 
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Incomprensibile il termine “terrorismo mediatico” rivolto ai giornalisti

Incomprensibile il termine “terrorismo mediatico” rivolto ai giornalisti

di Maurizio Ronconi
Incomprensibile il termine “terrorismo mediatico” rivolto a quei giornalisti che espletando il loro dovere, ci informano sulle positività al Covid rilevate tra i frati di Assisi. Si sarebbe voluto il silenzio? La Lega si metta d’accordo con se stessa perché da una parte reclama trasparenza al governo rispetto alle decisioni assunte nei mesi scorsi dal Comitato Tecnico Scientifico e dall’altro reclama il silenzio sulle positività al Covid ad Assisi.

E’ ora di finirla con l’uso strumentale e propagandistico di una catastrofe come la pandemia e semmai ringraziare i giornalisti per l’opera meritoria di informazione nei confronti dei cittadini che tra l’altro aiutano non solo nella sensibilizzazione ma anche nell’isolamento dei positivi

2 Commenti

  1. Caro Dottor Ronconi
    lei dovrebbe meglio di tutti noi conoscere la reale pericolosità della “PANDEMIA” da covid19. e per tale motivo non dovrebbe strumentalizzare le dichiarazioni di un esponente politico che, guarda caso, appartiene alla Lega, ma che con il suo intervento non ha fatto altro che evidenziare un comportamento che, converrà con me, fa solo male all’Umbria (non solo a quella parte legata alla Lega ma a tutti gli umbri in quanto abitanti del territorio). Questo perché, per l’ennesima volta, si assiste al terrorismo mediatico giornalistico già sperimentato più volte sin dai tempi del terremoto del 1997, dove giornalisti televisivi del TG5, dopo l’ennesima scossa di assestamento, chiamavano a Roma per chiedere cosa dovevano dichiararae in diretta e quindi distorcendo la realtà vissuuta.
    Smettiamola di ricondurre questa crisi a una schermaglia politica, altrimenti tra poco mangeremo tutti pane e cicoria.

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