Rottamazione, Assisi difende il no e tutela i conti comunali

Rottamazione, Assisi difende il no e tutela i conti comunali

Tributi, il Comune replica alle critiche della Lista Cicogna

📌 FLASH NEWS – Il Comune di Assisi difende la mancata adesione alla rottamazione quinquies: secondo l’amministrazione, i dati sugli incassi, la tutela dei contribuenti in regola e la sostenibilità finanziaria giustificano la scelta assunta.


Il Comune di Assisi difende la decisione di non aderire alla rottamazione quinquies e replica alle critiche avanzate dalla Lista Eolo Cicogna Sindaco. L’amministrazione interviene nel confronto politico aperto sulla gestione dei crediti tributari e sostiene che la scelta sia stata adottata sulla base di valutazioni tecniche, finanziarie e di equità nei confronti dei contribuenti.

Al centro della posizione dell’amministrazione ci sono soprattutto i dati forniti dall’Ufficio Tributi, l’esperienza maturata con le precedenti definizioni agevolate e gli effetti che un piano di pagamento particolarmente lungo avrebbe prodotto sulla liquidità dell’ente.

La replica prende le mosse dalla nota del consigliere Eolo Cicogna, rispetto alla quale l’amministrazione contesta diverse ricostruzioni. Il Comune sostiene che il dibattito debba essere ricondotto ai numeri e alle conseguenze concrete che la rottamazione avrebbe avuto sul bilancio municipale.

Il confronto sulla mancata adesione alla rottamazione

Uno dei primi punti affrontati riguarda il numero degli enti locali che hanno deciso di utilizzare la misura. Secondo quanto riportato dall’amministrazione comunale, più della metà dei Comuni italiani non avrebbe aderito alla rottamazione quinquies. Tra gli enti che avrebbero compiuto la stessa scelta vengono citati anche Comuni di grandi dimensioni come Firenze e Milano.

Per l’amministrazione di Assisi, quindi, la mancata adesione non rappresenterebbe una posizione isolata, ma una decisione condivisa da numerosi enti che avrebbero valutato prioritariamente la tutela dei rispettivi equilibri finanziari e il principio di equità tra contribuenti.

La questione principale riguarda tuttavia l’effettiva capacità dello strumento di trasformare in entrate concrete crediti accumulati nel corso degli anni.

I dati dell’Ufficio Tributi sulle precedenti definizioni

L’amministrazione respinge in particolare l’idea secondo cui la rottamazione sarebbe stata l’unica possibilità per recuperare crediti risalenti nel tempo.

A sostegno della propria posizione vengono richiamate le elaborazioni dell’Ufficio Tributi del Comune di Assisi relative ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ADER, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2023.

Secondo i dati indicati dal Comune, la propensione dei contribuenti ad aderire alle precedenti misure agevolative sarebbe risultata molto contenuta. L’amministrazione richiama in particolare l’esperienza della rottamazione quater, che permetteva di definire i carichi affidati ad ADER dal 2000 al 2022.

In quella occasione i contribuenti interessati avevano la possibilità di regolarizzare la propria posizione senza corrispondere sanzioni e interessi. Nonostante questa possibilità, secondo quanto riferito dall’amministrazione, l’adesione sarebbe rimasta inferiore al 10 per cento.

Un dato che viene utilizzato dal Comune per contestare la tesi secondo cui una nuova definizione agevolata avrebbe automaticamente consentito di recuperare una parte consistente dei crediti più datati.

I crediti inesigibili già eliminati dal bilancio

Un altro passaggio della replica riguarda la natura dei crediti ancora presenti. L’amministrazione contesta la definizione di crediti sostanzialmente inesigibili attribuita alle somme più vecchie.

La posizione del Comune è che i crediti attualmente considerati siano esigibili, mentre quelli che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha già comunicato come inesigibili sarebbero stati precedentemente stralciati dal bilancio.

Da questo punto di vista, secondo l’amministrazione, la rottamazione quinquies non avrebbe trasformato crediti irrecuperabili in nuove entrate, ma avrebbe modificato le condizioni e soprattutto i tempi di riscossione di somme sulle quali sono già in corso le ordinarie procedure di recupero.

Il nodo è proprio la durata prevista per i pagamenti. La definizione avrebbe infatti consentito una dilazione su un periodo che può arrivare a nove anni, attraverso 54 rate bimestrali con decorrenza da marzo 2027.

Oltre 1,3 milioni recuperati tra il 2024 e il 2026

L’amministrazione porta a sostegno della propria decisione anche i risultati ottenuti attraverso l’attuale sistema di riscossione.

Secondo i dati indicati nella replica, attraverso le azioni di recupero sarebbero rientrati nelle casse comunali oltre 1,3 milioni di euro tra il 2024 e il 2026.

Per il Comune si tratta di flussi che dimostrerebbero come l’attività di riscossione sia operativa e stia producendo entrate concrete. L’adesione alla rottamazione avrebbe invece comportato, secondo questa impostazione, un ulteriore allungamento dei tempi di incasso.

L’amministrazione ritiene quindi che la definizione agevolata non avrebbe necessariamente aumentato la capacità di riscossione dell’ente. Avrebbe piuttosto modificato la distribuzione temporale degli introiti, rinviandone una parte significativa agli esercizi finanziari successivi.

Il principio di equità tra i contribuenti

La replica affronta poi uno degli aspetti politicamente più delicati della vicenda: il rapporto tra le agevolazioni concesse a chi possiede debiti tributari e la posizione di chi ha regolarmente rispettato le scadenze.

L’amministrazione sostiene che il Comune debba garantire condizioni eque ai cittadini, senza penalizzare indirettamente coloro che hanno versato i tributi nei tempi previsti.

Viene ricordato che l’Ufficio Tributi dispone già di strumenti attraverso i quali è possibile affrontare situazioni debitorie. Tra questi vengono richiamati il ravvedimento operoso e le rateizzazioni, utilizzabili dai contribuenti che ne facciano richiesta e possiedano i requisiti previsti.

Secondo il Comune, quindi, la mancata adesione alla rottamazione non significa escludere qualsiasi possibilità di regolarizzazione per chi si trovi in difficoltà economica.

Le procedure prima della riscossione coattiva

L’amministrazione sottolinea inoltre che l’attivazione della riscossione coattiva non avviene immediatamente dopo il mancato pagamento.

L’Ufficio Tributi deve rispettare diverse fasi amministrative dirette anche a consentire al contribuente di sanare la propria posizione, evitando contemporaneamente che intervengano prescrizione o decadenza della pretesa tributaria.

Il percorso, secondo quanto spiegato dal Comune, può svilupparsi nell’arco di cinque anni e può protrarsi ulteriormente per effetto degli atti interruttivi, prima dell’affidamento dei carichi all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

L’obiettivo dell’amministrazione è ridurre queste tempistiche dove possibile, fermo restando il rispetto delle procedure previste dalla normativa.

Il quadro legislativo impone infatti l’invio di più comunicazioni relative all’inadempienza prima dell’avvio della fase coattiva. Un meccanismo che, nella lettura dell’amministrazione, garantisce già al cittadino diverse possibilità per intervenire e regolarizzare il debito.

Il nodo dell’azzeramento di sanzioni e interessi

La posizione del Comune si concentra anche sugli effetti economici dell’agevolazione. La rottamazione avrebbe consentito di eliminare sanzioni e interessi, lasciando al contribuente il pagamento delle somme previste dalla definizione.

Secondo l’amministrazione, questo meccanismo avrebbe coinvolto non soltanto persone effettivamente in difficoltà, ma anche contribuenti che, pur potendo adempiere, non avrebbero versato quanto dovuto per diversi anni.

È su questo punto che il Comune richiama il principio di equità. La rinuncia a sanzioni e interessi viene considerata problematica nel confronto con i cittadini che, anche affrontando sacrifici economici, hanno rispettato regolarmente gli obblighi tributari.

La posizione espressa dall’amministrazione è quindi quella di mantenere gli strumenti ordinari di regolarizzazione per chi possiede i requisiti, senza introdurre una cancellazione generalizzata degli oneri accessori collegati ai debiti.

Perché Stato e Comuni hanno esigenze differenti

Un altro elemento centrale della replica riguarda la diversa struttura finanziaria dello Stato rispetto a quella di un ente locale.

Secondo l’amministrazione, lo Stato può puntare a una vasta adesione alle definizioni agevolate e distribuire gli incassi su periodi molto lunghi, potendo sostenere più facilmente gli effetti sulla liquidità.

Per un Comune, soprattutto quando ha dimensioni contenute, il quadro sarebbe invece differente. I crediti locali affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione sono descritti come caratterizzati generalmente da importi medi ridotti, forte frammentazione e una rilevante presenza di entrate tributarie e sanzionatorie.

Inserire questi crediti in un piano di pagamento esteso fino a nove anni significherebbe quindi trasformare somme già soggette alle incertezze tipiche della riscossione in entrate distribuite su un periodo ancora più lungo.

L’effetto della rottamazione sulla liquidità

Per l’amministrazione comunale, la questione non riguarda esclusivamente l’ammontare complessivo delle somme potenzialmente recuperabili. Assume un peso determinante anche il momento nel quale quelle risorse entrano effettivamente nelle casse dell’ente.

Con la rottamazione, secondo la ricostruzione fornita, il Comune avrebbe rinunciato immediatamente alla componente costituita da sanzioni e interessi. Contemporaneamente, la parte restante sarebbe stata riscossa attraverso un calendario particolarmente lungo, con effetti distribuiti a partire dal 2027 e negli esercizi successivi.

L’impatto sarebbe stato quindi duplice: da una parte una riduzione delle somme complessivamente dovute, dall’altra un rinvio temporale degli incassi.

Per un ente locale chiamato a sostenere la gestione corrente, l’amministrazione considera questo elemento particolarmente rilevante.

Gli equilibri finanziari del Comune di Assisi

La valutazione effettuata dall’amministrazione tiene conto anche della necessità di mantenere gli equilibri finanziari del Comune e contenere il ricorso alle anticipazioni di tesoreria.

In questa prospettiva, il tempo necessario per trasformare i crediti in disponibilità liquide viene considerato una variabile decisiva.

Il Comune ritiene che concedere una dilazione molto lunga avrebbe significato rinunciare nell’immediato a una parte del credito senza ottenere, nello stesso momento, un flusso finanziario sufficientemente significativo per la gestione corrente.

Da qui la scelta di proseguire attraverso gli strumenti ordinari previsti dalla normativa e mantenere attive le procedure già utilizzate per il recupero delle somme.

La riscossione coattiva e i limiti previsti dalla legge

La replica entra infine nel merito delle osservazioni riguardanti la riscossione coattiva e i relativi limiti, comprese le soglie previste per alcune procedure come i pignoramenti.

L’amministrazione afferma che questi vincoli sono conosciuti dagli uffici e vengono gestiti nel rispetto del quadro normativo vigente.

Il Comune respinge inoltre la rappresentazione secondo cui Assisi avrebbe semplicemente preferito il recupero coattivo alla definizione agevolata.

La posizione espressa è differente: l’ente sostiene di stare utilizzando gli ordinari strumenti previsti dalla legge e richiama ancora una volta i riversamenti effettuati dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel 2024, 2025 e 2026 come prova della presenza di flussi di cassa effettivi.

La replica politica alla Lista Eolo Cicogna Sindaco

La decisione di non aderire alla rottamazione quinquies resta quindi al centro del confronto tra maggioranza e opposizione ad Assisi.

L’amministrazione rivendica una scelta fondata sulla combinazione di tre elementi: capacità effettiva di riscossione, equità nei confronti dei contribuenti e sostenibilità finanziaria dell’ente.

Nella valutazione del Comune, la rottamazione avrebbe prodotto benefici limitati sul piano della liquidità, determinando contemporaneamente la rinuncia certa a sanzioni e interessi e distribuendo nel tempo il pagamento delle somme residue.

La maggioranza sostiene inoltre che i cittadini che si trovano realmente nella necessità di regolarizzare la propria posizione possano già ricorrere agli strumenti previsti dall’ordinamento e messi a disposizione dall’Ufficio Tributi.

Il confronto con la Lista Eolo Cicogna Sindaco resta dunque concentrato sull’efficacia della misura e sulla diversa valutazione delle conseguenze economiche della mancata adesione. Da una parte l’opposizione ha criticato la decisione assunta dal Comune; dall’altra l’amministrazione risponde richiamando i dati delle precedenti definizioni, gli incassi registrati negli ultimi anni e la necessità di preservare gli equilibri finanziari dell’ente.

1 Commento

  1. Ha fatto bene il Comune di Assisi a non aderire alla rottamazione 5a.
    Primo per rispetto ai contribuenti onesti, e poi per il fatto che (la maggior parte di chi non ha pagato) non regolarizzerà di sicuro in futuro!
    E per “premiare” ancora i contribuenti regolari, il Comune INSERISCA DI NUOVO uno sconto per chi paga la TARI in 1 soluzione (la Proietti regalava solo 2 euro!).
    Un piccolo sforzo in più, dai…

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