“Voglio la mamma“, l’urlo straziante del bambino di Assisi 

 
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“Voglio la mamma“, l’urlo straziante del bambino di Assisi 

“Voglio la mamma“, l’urlo straziante del bambino di Assisi 

È straziante il resoconto che abbiamo letto quanto successo ad una mamma di Assisi che ha dovuto consegnare forzosamente suo figlio alla custodia di una casa famiglia contro la volontà di un bambino disperato per questo distacco.

Il Tribunale dei minori di Perugia, che accusa i servizi giornalistici di superficialità, non chiarisce però due aspetti fondamentali: perché non sono state ascoltate le richieste del bambino e quali sarebbero stati i comprovati pericoli per un figlio che voleva restare con sua madre, oltre ogni ragionevole dubbio.

L’urlo di qualsiasi un bambino che grida “Voglio la mamma!” deve far riflettere ogni, psicologo, assistente sociale, o giudice chiamato a decidere sull’allontanamento dal suo nucleo di riferimento. Non vogliamo che il caso Assisi diventi un nuovo Bibbiano. Non si tratta di creare dei casi geografici, ma di comprendere con certezza come e quando la madre può costituire un pericolo per questo bambino che ormai tutti chiamano Lorenzo (nome di fantasia).

Come Popolo della Famiglia abbiamo espresso in passato forti preoccupazioni e perplessità quando i Tribunali dei minori hanno adottato criteri dettati più da ideologia e frettolositá che dal supremo interesse del bambino, come mamma mi sento vicina ad ogni mamma ed ogni bambino costretti a subire uno strazio come quello descritto dal giornalista Maurizio Troccoli.

Pertanto chiediamo che il Giudice valuti con equilibrio e ponderatezza anche il diritto del bambino ad essere ascoltato con tutte le garanzie processuali, evitando qualsiasi circostanza che classifichi gli “allontanamenti” come vere e proprie deportazioni. Fossimo di fronte anche al miglior psicologo, o assistente sociale, in casi come questi, ogni Lorenzo ha il diritto ad essere sentito direttamente dal magistrato, il quale possiede sempre il potere discrezionale di disporre l’ascolto del minore. Il Codice civile, infatti, all’art. 371, invita a considerare la capacità di discernimento a qualsiasi età e non solo per i bambini di età superiori a 10 anni.

Laura Rubini – Popolo della Famiglia Umbria

1 Commento

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