📰 Rassegna stampa 📰 – A chi appartiene la piazza inferiore della basilica? 

 
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A chi appartiene la piazza inferiore della basilica?

Torna a far discutere, giuridicamente e non solo, la questione della proprietà dell’area

Dopo Merkel e Juan Manuel Santos arriva il presidente Antonio TajaniASSISI  – ‘Processo’ alla piazza e alla sua proprietà, fra disquisizioni giuridiche, elementi in favore della titolarità della Santa Sede, dubbi di segno contrario e una certezza: l’importanza del ruolo del Sacro Convento nella tutela, valorizzazione e promozione dell’intero complesso di San Francesco. Della situazione si è parlato durante l’incontro «L’insostenibile pesantezza della proprietà: a chi appartiene la piazza inferiore di San Francesco?, promosso dal Circolo del Subasio, in Sala della Conciliazione. Lavori introdotti dall’avvocato Gino Costanzi, presidente del Circolo.

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L’avvocato Antonio Bellini (foto), socio del Circolo ha poi ripercorso i passaggi che hanno caratterizzato nei secoli il complesso: dai titoli acquisto dei terreni dove è stato edificato il Santuario all’annessione allo Stato Italiano, dalla soppressione dell’Ordine dei frati Conventuali al Decreto Pepoli al rogito Serafini, alla sentenza di Tribunale di Perugia, confermata dalla Corte d’Appello di Ancona alle più recenti dispute; sino alla Convenzione del 2013. Per giungere alla conclusione che la piazza è della Santa Sede data in custodia ai frati.

Serrato il dibattito (sindaco Proietti, assessore Capitanucci, ex sindaco Bartolini, Michele Abeltino) con l’avvocato Franco Matarangolo che ha evidenziato invece perplessità sulla proprietà della piazza da parte dei frati. Con la richiesta, al Comune, di una ricognizione sui titoli di proprietà così da avere un quadro completo delle aree riconducibili al Comune. «È doveroso concludere questo scritto con una riflessione di ordine tutt’altro che giuridico – termina l’avvocato Bellini –, bensì attinente alla realtà effettuale e oggettiva dei luoghi che sono di straordinario valore materiale e spirituale ed il cui destino alcuna determinazione di un tribunale potrebbe modificare». Maurizio Baglioni

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