Assisi, tasse: 1,5 milioni di mancato incasso e crediti cancellati

 
Chiama o scrivi in redazione


Assisi, tasse: 1,5 milioni di mancato incasso e crediti cancellati

Assisi, tasse: 1,5 milioni di mancato incasso e crediti cancellati

Ci sono anche Ici del 1999 tra il milione e mezzo di crediti inesigibili cancellati dalla giunta Proietti nel corso dell’ultima seduta consiliare.

E il consigliere ed ex sindaco Giorgio Bartolini va all’attacco: “Sono ormai anni che la minoranza consiliare fa presente all’amministrazione l’incapacità di riscuotere una parte consistente dei crediti Imu, Tari e quanto altro e che le anticipazioni di cassa richieste al tesoriere (banca) denotano un irrigidimento del bilancio. E poiché le spese non diminuiscono il non riscuotere porta a far pagare tasse più alte a quelli che già le pagano.

E’ risaputo che per ragioni burocratiche le amministrazioni riscuotono a distanza di anni alcuni crediti, ma un conto è riscuotere tardivamente e un conto è perdere i soldi”, segnala Bartolini. Per Giuseppe Cardinali, capogruppo di Assisi Domani e presidente della commissione Bilancio però, “si tratta di crediti eliminati nel rispetto delle procedure di legge e delle comunicazioni di rito dell’Agenzia entrate riscossioni sui ruoli non più esigibili.

LEGGI ANCHE – Assessore Massimo Paggi salute è bene comune ospedale di Assisi è di tutti

I rilievi della Corte dei Conti, che ringraziamo per le segnalazioni, ci hanno dato modo di evidenziare che stavamo già facendo quanto suggerito nell’ambito della formazione e dell’approvazione del bilancio consuntivo 2020.

Nello specifico – secondo Cardinali – si tratta di vecchissime Ici, e di vecchie Imu, Tasi e Tari, che partono addirittura dal 2000, considerate come insussistenze attive che, per definizione e in applicazione dei regolamenti contabili, sono andate a rappresentare un costo nel bilancio appena approvato”.

E laddove Bartolini segnala che “I magistrati scrivono che il decremento dell’ammontare della disponibilità di cassa nel corso degli esercizi sino al 2019, e il forte aumento dell’importo dell’anticipazioni richieste in tesoreria complessivamente utilizzate nell’esercizio 2019, appaiono conseguenza della non ottimale capacità di riscossione dell’entrate proprie dell’Ente, facendo presente che generalmente il ricorso all’anticipazione di tesoreria è l’effetto delle difficoltà d’incasso, ma può attribuirsi anche alla presenza in bilancio di residui attivi insussistenti”, Cardinali segnala che l’anticipo di tesoreria “non è un rischio perché si tratta di un anticipo necessario come atto dovuto dopo che c’è stata una sospensione di tasse e imposte comunali causa Covid, mentre il Comune, per scelta e buon senso, ha logicamente continuato a pagare i suoi fornitori entro 30 giorni dall’emissione della fattura”.

/di Flavia Pagliochini

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*