📰 Rassegna stampa 📰 – È il giorno della rimpatriata al Museo diocesano «Noi, campanari di San Rufino»

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«Noi, campanari di San Rufino»

È il giorno della rimpatriata al Museo diocesano Parla Antonella Casagrande: «C’era entusiasmo»

Dopo Merkel e Juan Manuel Santos arriva il presidente Antonio TajaniASSISI E’ il giorno della rimpatriata dei campanari della Cattedrale: tutti uomini con la ‘quota rosa’ rappresentata da Antonella Casagrande. «Eravamo giovani, c’era entusiasmo e cameratismo: sudore e fatica, ma anche soddisfazione» dice Antonella Casagrande, assisana, insegnante nella scuola di Rivotorto, una delle partecipanti all’incontro odierno, «I Campanari di San Rufino. Testimonianze e racconti delle ultime generazioni attive nella torre della Cattedrale di Assisi», organizzato dal Museo diocesano e dalla Parrocchia di San Rufino. «Era la metà degli anni ‘70 quando si creò un gruppo di giovani per ridare voce alle campane del Duomo – spiega -.

La mia esperienza è durata un anno e mezzo, l’attività degli altri si è prolungata sino alla metà degli anni ’80, poi il suono è stato automatizzato. La gente, quando abbiamo ripreso a far suonare le campane, ricordo che apprezzava molto; se ne parlava in città, qualcuno saliva per vedere e sentire cosa facevamo». La volontà era di riprendere una tradizione che si stava perdendo, con il numero dei campanari si era troppo assottigliato. Dal 2017 si può raggiungere la sommità del campanile, vedere le sei campane e il panorama in modo agevole e in sicurezza. «Quando salivamo la situazione era ben diversa, si camminava fra guano e piccioni e cornacchie morti – aggiunge Antonella Casagrande -. Daccapo una sensazione unica: ricordo il freddo, il vento, l’oscillare del campanile, ma anche il sudore e la fatica per far suonare le campane».

Già, perché quando si pensa al suono delle campane si immagine un semplice tirare di cordicella. «Per dar vita al ‘concerto’ occorreva essere in cinque – aggiunge -. Le prime volte ho guardato e ascoltato: ho rubato con gli occhi e le orecchie. I miei maestri sono stati Gabriele Martellini e Paolo Tardioli». Guardare e ascoltare sino a quando… «Sino a quando mi hanno detto di suonare per la prima volta – racconta -: l’ho fatto, è stato bellissimo. Ho appreso i trucchi del mestiere: le manovre per sollevare il campanone da 21 quintali, come bloccare il batocchio, come arrestare il suono nel momento esatto». Bello, ma anche impegnativo. «Stare insieme era divertente, ma in occasione delle feste più importanti, anche faticoso». Maurizio Baglioni

 

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