La rosa blu, presentato il film, una coproduzione Rai per il Sociale

 
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La rosa blu, presentato il film, una coproduzione Rai per il Sociale

In occasione della Giornata Internazionale della Sindrome di DownRai Premium e Rai Play trasmetteranno domenica 21 marzo alle 18.40 lo short film “La Rosa Blu”, una coproduzione Rai per il Sociale – Dream More – che vuole sollecitare i bambini a riflettere sul significato di inclusione. Il film è stato presentato questa mattina nella Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, una conferenza trasmessa in diretta streaming sul sito sanfrancesco.org e sul canale YouTube “San Francesco Assisi”.  Attraverso questo film i ragazzi, i veri protagonisti, scoprono che la diversità è soltanto un modo di essere speciali, un modo di essere unici, come tutti gli esseri umani dovrebbero essere.

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All’incontro, moderato da Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, sono intervenuti: Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi, Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità, Erika Stefani, Ministra per le Disabilità, Patrizio Bianchi, Ministro della Pubblica Istruzione, Enzo Decaro, Attore, Maria Letizia Fiorelli, insegnante di lettere al Liceo Classico Federico Frezzi, Geppi Di Stasio, Co-regista del film, Paola Severini Melograni, Giornalista e conduttrice Radio Rai, Roberta Enni, Direttrice di Rai Gold, e Giovanni Parapini, Direttore di Rai per il Sociale.

Lo spettatore può scoprire questa splendida visione grazie all’immaginazione dei due giovani protagonisti, Miriam e Samuele Rustici, che avevano scritto in pochissime righe questo progetto, diventato realtà concreta grazie all’impegno costante della loro mamma, Maria Letizia Fiorelli, insegnante di lettere al Liceo Classico di Foligno e presidente della Dream More APS. La realizzazione del film è stata possibile grazie alla collaborazione con Antonio Parciasepe, Direttore Artistico del Troisi Festival, che ha offerto l’occasione iniziale per l’ideazione della fiaba e a Rai per il Sociale.

La regia e la sceneggiatura sono firmate da Geppi di Stasio e Davide Cincis. Interpreti: Enzo Decaro, Elisabetta Coraini, Alex Belli, Roberta Sanzò, Pio Luigi Piscicelli, Ira Fronten, Stefano Pozzovivo. Le voci sono dell’attore Francesco Paolantoni (il Piccolo Principe) e della giornalista Emma D’Aquino (la volpe). Musiche di Lorenzo Jovanotti e Ezio Bosso. L’animazione è curata dalla Comics di Torino. Organizzazione di produzione, Antonio Parsciasepe, riprese video, Promovideo Srl.

LE DICHIARAZIONI:

Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi: «Abbiamo bisogno di fiabe come quella che vedremo domenica su Rai Premium e RaiPlay. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci mostri una realtà altra, con occhi diversi. Una fiaba che non è fatta per allontanarci dal reale, ma che ci aiuti a leggere il reale in maniera nuova. Non per chiudere gli occhi di fronte alla realtà ma per coglierne tutte le potenzialità. Un modo per trasfigurare e conoscere la profondità della realtà anche quando questa ci sembra difficile e impegnativa. Bisogna cogliere la ricchezza di ciò che è diverso da ciò che consideriamo normalità, bisogna vedere la ricchezza e la bellezza di tante realtà che non sappiamo valorizzare. Riconosciamo la bellezza e l’apporto di tutti, come ci invita Papa Francesco nella Fratelli Tutti, valorizziamo le differenze».

Erika Stefani, Ministro per le disabilità: «L’appuntamento tv sarà l’occasione per far conoscere le dinamiche e il vissuto di una famiglia numerosa con un figlio con sindrome down. Una famiglia dove si apprezza la diversità come valore, una quotidianità che è fatta di difficoltà ma anche molte gioie, che ci ricordano vita vale pena essere vissuta. Quell’essenziale che è un essenziale invisibile agli occhi ma che deve essere impresso nella mente e nella volontà come spinta a costruire un domani migliore, più sicuro e più vero per tutti. Come Ministro della disabilità e come cittadina credo che il ruolo della tv sia essenziale per veicolare la cultura delle diversità, del rispetto e inclusione. Grazie a voi tutti che siete il segno di questo impegno e grazie alla rai sempre molto attenta, sensibile e propositiva sui temi dell’inclusione».

Patrizio Bianchi, Ministro dell’istruzione: «Desidero inviare i più sinceri apprezzamenti per l’organizzazione di questa iniziativa, ringraziando in primo luogo la RAI che, attraverso la proficua e consolidata collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, contribuisce a svolgere un’alta funzione culturale ed educativa.  Desidero inoltre rivolgere un sentito ringraziamento alla professoressa Maria Letizia Fiorelli che, insieme ai suoi figli, ha offerto a tutti noi, da madre e da insegnante, una narrazione autentica dell’esperienza viva e gioiosa della condivisione, del valore della diversità, dell’accettazione dell’altro e dell’importanza del principio educativo di inclusione. L’integrazione degli alunni con disabilità deve essere un obiettivo di ogni società civile e deve costituire un punto di forza del sistema scolastico, affinché esso rappresenti una comunità accogliente nella quale le studentesse e gli studenti, a prescindere dalle proprie diversità, possano compiere esperienze di crescita individuale e sociale. La proiezione sui canali RAI di questo film, in occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down, propone alle giovani generazioni e a tutta la comunità sociale una riflessione e uno sprone alla realizzazione di un condiviso patto educativo, ispirato al valore dell’inclusione e del rispetto della vita».

Elena Bonetti, Ministro per le pari opportunità e la famiglia: «Complimenti per questa straordinaria iniziativa, segno che c’è una speranza possibile, quella di rendere migliore la comunità. Una possibilità che si fa concreta grazie allo sguardo straordinario del mondo dell’educazione e dei ragazzi, che sono protagonisti di questo racconto di vita nuova cui tutto il mondo si deve sentire convocato. La Rosa Blu è un piccolo gioiello, coglie nel segno quella straordinaria intuizione di umanità che si riconosce unica e irripetibile nelle vite di ciascuno. C’è la necessità di guardare a ciascun bimbo come bene prezioso e irripetibile.  Noi tante volte parliamo di una universalità dei diritti ma non ci fermiamo a pensare che questa si costruisce non perché siamo tutti uguali ma come valore perché siamo tutti diversi. L’educazione rimette al centro i sogni grandi di ciascuno di noi e li riconosce come necessari. Io credo che se sapremo affrontare con questo sguardo di verità che alunni e insegnanti hanno saputo porre al centro di questo progetto, saremo un Paese migliore che risponde alla chiamata a farci generativi di opportunità di un tempo nuovo».

Giovanni Parapini, Direttore Rai Sociale: «I protagonisti sono un esempio per noi che siamo abituati a controllare pensieri e azioni vivendo in un mondo complicato. Vedere questa libertà, umanità e naturalità ti tocca l’anima. Per me è veramente uno dei progetti più belli in assoluto degli ultimi tempi. Ha seguito un iter umano, l’iter che dovrebbe accadere sempre. Una signora ci ha mandato un suo progetto in bozza, lo abbiamo visto e studiato, grazie a Caterina Stagno lo abbiamo messo in piedi, dato vita, alimentato e abbiamo deciso di coprodurlo e mai avremmo pensato di arrivare oggi dove siamo, quel tentativo ha avuto un’apertura. Il merito, i valori, le fondamenta di cui è sano il nostro paese possono trovare attraverso il servizio pubblico una strada di chi fa l’incubatore, prende un materiale grezzo, lo forma, lo plasma e lo rende fruibile per tutto. Esempio straordinario di servizio pubblico».

Enzo Decaro: «Il vero protagonista di questo lavoro è il pensiero e l’idea e l’amore di una mamma che ha voluto condividere una parte della sua storia personale, difficile, intensa, ma molto interessante e per certi versi, veramente bella. Solo chi vive personalmente queste esperienze, può raccontarle in maniera tutt’altro che scontata e senza pregiudizi o luoghi comuni. Piuttosto che accostare i diversamente abili alle abilità cosiddette normali, la vera opportunità è accostare i cosiddetti normali alle diverse abilità di questi portatori sani di amore, di non-pregiudizio, e quindi di portare emotivamente la società verso quel mondo, e non per forza viceversa».

Maria Letizia Fiorelli: «Grazie prima di tutto per questa accoglienza, tutti state entrando in questo nostro sogno e sognate insieme a noi. In occasione della Giornata mondiale della Sindrome di Down desidero condividere due pensieri: il primo è per le famiglie dei bambini con trisomia 21. Non si progetta di diventare genitori di bambini con trisomia 21, è la vita che ti catapulta. Non ci sono parole nell’incontro con la fragilità. C’è un silenzio che sembra stordirti, ma se impari ad ascoltare il battito del cuore riconosci tuo figlio nonostante una sindrome che sembra avergli rubato il volto, e il sorriso. Poi impari ad amare e ami la tua libertà d’amare. Vince la cultura della vita, perde la cultura dello scarto. L’importante è non cadere nel dubbio, è bellissimo il proverbio ‘amor essentia vitae est’. La vita rimane sempre e comunque un prezioso dono. Ce lo racconta Lorenzo nel film con le sue parole la vita è per tutti, andiamo avanti. Il secondo pensiero è rivolto a tutti noi: l’invito è di fare attenzione alle parole che feriscono. Come dicevano i latini, Amor amorem gignit: l’amore genera amore. Ma è vero anche il contrario. Quante volte si usano espressioni come, sembri down, sei un handicappato. Abbiamo provato a ricolorare la parola handicap. Originariamente indicava un gioco d’azzardo in cui le monete poste in un cappello poi venivano estratte a sorte. Ci piace pensare alla vita come un gioco in cui azzardi il sogno di essere felice, in cui sfidi le difficoltà e cerchi di superarle. Non è semplice, occorre imparare le regole: infilare la mano nel cappello e imparare ad amare la nostra moneta, tutto quello che la vita ci dona, ogni abbraccio, raggio di sole. Questo è vivere up, non down. La vera sfida è cercare di diventare portatori sani di felicità, per noi stessi e per gli altri».

Roberta Enni, direttrice Rai Gold: «Rai per il sociale ci ha coinvolti dall’inizio in questa iniziativa. Abbiamo varie collaborazioni con loro e La Rosa Blu è un progetto che ci ha convinto subito. Ci facciamo volentieri arco di questa freccia, trasmetteremo il film domenica alle 18.40. Devo dire che questo prodotto inevitabilmente ha fatto nascere in me considerazioni, da madre, donna e professionista di questo settore. Il rispetto della diversità e il lavoro nell’aiutare anzi a far venire fuori le specialità e le peculiarità di ciascuno, credo siano le specialità del mestiere di madre, ma anche del lavoro di donna (mettere insieme le differenze crea valore) e come professionista: riuscire a far sviluppare le specialità di ognuno di noi, essere unico e irripetibile, e mettere insieme le specificità, esplode in valore nella vita e sul lavoro. Inclusione non è omologazione, ma rispetto della specificità di ciascuno e sviluppo».

Geppi Di Stasio: «Preferisco chiamarlo film e non docu-film perché è un prodotto artistico. “Docu-film” sembra qualcosa di freddo, di troppo razionale; invece, è una fiaba. È un film sulla diversità, su ogni tipo di diversità».

Davide Cincis: «Questa storia mi ha colpito perché Maria Letizia Fiorelli me l’ha raccontata con una tale enfasi, con un tale entusiasmo, che mi ha convinto immediatamente e ho capito subito che era una storia che valeva la pena raccontare. Mi ha colpito subito la grande umanità e la forza. Secondo me, questi sono i tempi giusti per raccontare storie come queste, che diano forza e speranza».

Ira Fronten: «Penso che la società dovrebbe essere una grande sinfonia dove ognuno di noi è una nota musicale. Siamo tutti tessere di un meraviglioso mosaico: uniti nella diversità».

Pio Luigi Piscicelli, già Toni nella serie Braccialetti Rossi: «Hanno trattato il tema della diversità con una dolcezza, un’armonia, che è stata veramente pazzesca».

Miriam: «La Rosa Blu è un invito a lasciarsi trasportare nel fantastico mondo della protagonista. Il Minotauro è presente ogni giorno, in un sorriso che si spegne, in una lacrima di troppo, in una risata che ferisce. Ma se ti lasci contagiare dai colori forti di questo sogno, se riscopri l’essenziale che è dentro ciascuno, ti accorgi che anche nel labirinto intricato della vita troverai un’uscita che ti salva. Il segreto è vedere con il cuore».

IL FILM

Un maestro delle elementari, interpretato da Enzo Decaro, chiede ai suoi giovanissimi alunni di entrare dentro la fiaba più amata, di incontrare i suoi personaggi e di scrivere in un tema le loro sensazioni, le loro avventure, anche con l’aiuto di un bel disegno.

Con la complicità del fratello più grande, la piccola Benedetta rappresenta con candore ed empatia la storia della loro sorellina Martina affetta da Sindrome di Down, come fosse una rosa blu tra tante rose rosse, perché “le rose non sono di un solo colore, possono avere mille sfumature”.

Benedetta sarà aiutata anche dalla sua stessa fantasia: Da un quaderno di disegni, infatti, iniziano ad animarsi due personaggi di un autore che ha riempito il cuore di tante generazioni: lui è Antoine de Saint-Exupéry, loro sono il Piccolo Principe e la sua amica Volpe.

Inizia così un viaggio dove realtà e immaginazione si fondono senza soluzione di continuità: i protagonisti intervengono a un programma radiofonico incontrando altri bambini con Sindrome di Down; poi scoprono la gioia della condivisione, giocando con un saltimbanco al ritmo di una canzone di Jovanotti. Sorrisi, gioie, inclusione, nessuno escluso e tutti insieme.

Una gioia per gli occhi, ma anche per lo spirito. E non solo per i più piccoli: la mamma di Martina ritroverà il marito, a suo tempo fuggito perché incapace di affrontare quell’apparente diversità; anche il maestro ormai rigenerato tornerà con ben altro spirito dalla moglie incinta, regalandole proprio una rosa blu.

Un finale commuovente per una fiaba che ci ricorda che il diverso non è sbagliato, il diverso è diverso, che la vita è degna, sempre e comunque, di essere vissuta.

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