Trentanni fa moriva Mario Bellini, un cittadino esemplare

Trentanni fa moriva Mario Bellini, un cittadino esemplare Durante la Presidenza di Nicolangelo D’Acunto il Rotary di Assisi nella Sala della Conciliazione del Palazzo Municipale, volle ricordare un personaggio illustre affidandone la memoria a tre relatori incaricati di testimoniare le doti esemplari del noto concittadino avvocato, già Sottotenente di artiglieria BELLINI  MARIO (1921 -1988)  Pluridecorato al V.M.,: la giornalista saggista milanese PAOLA SCAGLIONI, il penalista emerito FRANCO COPPI e Mons. VITTORIO PERI Vicario Emerito della nostra Diocesi.

Questo in sintesi il contenuto della lodevole iniziativa di recupero memoriale che viene riproposta all’attenzione dei lettori in occasione del trentennale della morte. MARIO BELLINI nasce ad Assisi il 6 febbraio 1921 da Antonio e Assunta Sensi. Incorporato nell’Arma di Artiglieria (pesante campale) riceve i gradi di sottotenente di complemento e, il 10 giugno 1942, parte volontario per il fronte russo dove partecipa alle operazioni contro i Sovietici distinguendosi per ardimento, coraggio e virtù militari sul fronte del Don e nella tremenda sacca di Arbusowka, teatro della disfatta dell’ARMIR. Al comando di una batteria di formazione appiedata, veniva accerchiato dal ferro e dal fuoco, ma si lanciava alla testa dei suoi uomini incurante della reazione nemica che infliggeva agli attaccanti gravissime perdite: con questa motivazione, per i fatti d’arme del dicembre 1942, gli venivano conferite la medaglia d’argento e la medaglia di bronzo al valor militare.

Durante la ritirata nella steppa siberiana, allucinante scenario  di una sofferta odissea condivisa con gli alpini della Divisione “Julia” e descritta in pagine memorabili in un saggio di memorialistica particolarmente efficace (“L’aurora a occidente” edito da Bompiani nel giugno 1984), condivideva la sofferta odissea dei suoi commilitoni. A prezzo di indicibili sacrifici, narrati con misura e discrezione, persino con pudore, riportava congelamento di secondo grado alle dita del piede destro. Estrae tuttavia dal cospicuo giacimento della sua memoria di reduce alcuni episodi che documentano la grande umanità del popolo russo incontrato durante il lungo calvario della ritirata. Il libro figura degnamente nel filone narrativo che ha impegnato scrittori del rango di Rigoni Stern, Bedeschi, Eugenio Corti, testimoni diretti dei fatti narrati.

Dopo la prigionia in Germania (settembre 1943 – maggio 1944), riprende l’attività forense con grandi risultati dovuti alla sua cultura e alla passione per una professione di cui, ininterrottamente  per tredici anni dal 1964 al 1977, fu Presidente dell’Ordine di Perugia e Membro del Consiglio Nazionale Forense. Muore ad Assisi il 10 ottobre 1988, dopo una lunga malattia sopportata con grande dignità.

Merita un epitaffio che traggo dalla presentazione di padre Nazzareno Fabbretti nella presentazione del libro “L’Aurora a occidente”: “….anche un libro come questo, nella misura in cui è obiettivo e realistico, induce chi lo legge ad essere uomo di pace……..Perchè anche oggi, più che mai oggi, nessuno potrà vantare motivazioni adeguate per una guerra, locale o mondiale, anche se sapesse sicuramente di vincerla. Perché, come dice Bellini, niente dà il senso dell’effimero come la vittoria”. In effetti i ricordi vividi, privi di acredine e scevri da rimpianti, hanno accresciuto nell’Autore l’esemplare maturità nel “mestiere di vivere” che ha connotato tanti successi della sua professione forense.

Pio de Giuli

 

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3 Commenti

  1. Un ottimo avvocato che ha onorato la sua professione e la volgeva con grande senso di responsabilità.
    Una bravissima persona che ispirava fiducia e di cui ti fidavi ad occhi
    chiusi.
    Uomo di altri tempi migliori di quelli che viviamo oggi

  2. Un consiglio…. se non avete letto “Aurora ad occidente” fatelo…. troverete di che commuovervi delle vicende del sottotenente di artiglieria nella steppa gelata con Assisi nel cuore…..

  3. Sono stato molto fortunato per essere stato accolto come un fratello nello Studio Legale dell’avvocato Mario Bellini per svolgere pratica legale nel gennaio 1962. Mi ha concesso di restare a lungo nel suo Studio. Se cerchiamo nel dizionario lealtà e deontologia professionale troviamo scritto Mario Bellini. Gino.

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