L’abbraccio di Papa Francesco ai poveri, Proietti: “Santità, Assisi è casa sua”

 
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L’abbraccio di Papa Francesco ai poveri, Proietti Santità, Assisi è casa sua

L’abbraccio di Papa Francesco ai poveri, Proietti: “Santità, Assisi è casa sua”

“E’ stato un onore grandissimo accogliere Papa Francesco e assistere all’abbraccio con 500 poveri e al saluto ai bambini delle scuole di Assisi”.

Con queste parole il sindaco Stefania Proietti ha salutato l’arrivo del Pontefice a Santa Maria degli Angeli, in vista della Giornata mondiale dei poveri in programma domenica prossima, a cui ha regalato a nome della città un Tau.


Fonte: Comune di Assisi


Dentro la Basilica a Sua Santità sono stati consegnati il mantello e il bastone del Pellegrino, a indicare che tutti sono venuti pellegrini nei luoghi di San Francesco, per ascoltare la sua parola. Poi si sono succedute le testimonianze di sei poveri (due francesi, un polacco, uno spagnolo, due italiani) e a seguire il discorso del Santo Padre.

Papa Francesco ha esordito dicendo che “Assisi non è una città come le altre: Assisi porta impresso il volto di San Francesco. Pensare che tra queste strade lui ha vissuto la sua giovinezza inquieta, ha ricevuto la chiamata a vivere il Vangelo alla lettera, è per noi una lezione fondamentale.”

Nel ricordare il fioretto che racconta il colloquio tra San Francesco e fra Masseo, il Papa ha sottolineato l’insegnamento che dovrebbe valere anche oggi: saperci accontentare di quel poco che abbiamo e dividerlo con gli altri. Poi si è soffermato sul valore della Porziuncola, sul tema dell’accoglienza: “Accogliere significa aprire la porta, la porta della casa e la porta del cuore, e permettere a chi bussa di entrare. E che possa sentirsi a suo agio, non in soggezione. Dove c’è un vero senso di fraternità, lì si vive anche l’esperienza sincera dell’accoglienza. Dove invece c’è la paura dell’altro, il disprezzo della sua vita, allora nasce il rifiuto. L’accoglienza genera il senso di comunità; il rifiuto al contrario chiude nel proprio egoismo”.

Rivolgendosi ai poveri, Papa Francesco li ha ringraziati: “Perché siete venuti qui da tanti Paesi diversi per vivere questa esperienza di incontro e di fede. Incontrarci è la prima cosa, cioè andare uno verso l’altro con il cuore aperto e la mano tesa. Sappiamo che ognuno di noi ha bisogno dell’altro, e anche la debolezza, se vissuta insieme, può diventare una forza che migliora il mondo. Spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli”.

“È tempo invece – ha continuato il Pontefice – che ai poveri sia restituita la parola, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate. È tempo che si aprano gli occhi per vedere lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono. È tempo di rimboccarsi le maniche per restituire dignità creando posti di lavoro. È tempo che si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati, ridotti in schiavitù, sballottati dalle acque in preda al naufragio, vittime innocenti di ogni sorta di violenza. È tempo che cessino le violenze sulle donne e queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio. È tempo che si spezzi il cerchio dell’indifferenza per ritornare a scoprire la bellezza dell’incontro e del dialogo”.

Dalle testimonianze pronunciate con coraggio e sincerità, il Papa ha colto un grande senso di speranza (“La vita non è stata sempre indulgente con voi, anzi, spesso vi ha mostrato un volto crudele. L’emarginazione, la sofferenza della malattia e della solitudine, la mancanza di tanti mezzi necessari non vi ha impedito di guardare con occhi carichi di gratitudine per le piccole cose che vi hanno permesso di resistere”)  e di voglia di resistere (“Cosa vuol dire resistere? Avere la forza di andare avanti nonostante tutto. Resistere non è un’azione passiva, al contrario, richiede il coraggio di intraprendere un nuovo cammino sapendo che porterà frutto. Resistere vuol dire trovare dei motivi per non arrendersi davanti alle difficoltà, sapendo che non le viviamo da soli ma insieme, e che solo insieme le possiamo superare. Resistere a ogni tentazione di lasciar perdere e cadere nella solitudine o nella tristezza”.

Prima di partire Papa Francesco ha ringraziato il sindaco per l’accoglienza ricevuta, ha ringraziato la città per lo sforzo nell’organizzare l’evento. Il sindaco gli ha risposto che “Assisi è casa sua e noi tentiamo con ogni energia di conformarci al suo messaggio sia di cura del creato che come oggi della centralità dei poveri e dei più fragili. E’ stato un momento emozionante, quando ci si trova al cospetto del Papa non si trovano tante parole, ci ha fatto piacere il suo salutare prima di entrare in Basilica i più piccoli come segno di speranza perchè loro rappresentano il nostro futuro e ancora più commovente è stato il suo discorso ai poveri e sui poveri davanti alla Porziuncola”.

“E’ la quinta volta che Papa Francesco torna ad Assisi – ha aggiunto il sindaco -, lo ringraziamo  di cuore per questa sua vicinanza, perchè sceglie di stare tra noi per lanciare dei messaggi che parlano all’umanità. Le sue parole sono spunti di riflessione e di meditazione, sono messaggi che non possono lasciare indifferenti nessuno, tanto meno chi vive nella città dell’accoglienza e della fraternità”.

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