Salvatore Ragusa, il “serafichissimo” dottore siciliano, ricorda il Serafico di Assisi 🔴

Per otto anni nell'istituto ora diretto da Francesca Di Maolo

 
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Salvatore Ragusa, il "serafichissimo" dottore siciliano, ricorda il Serafico di Assisi

Salvatore Ragusa, il “serafichissimo” dottore siciliano, ricorda il Serafico di Assisi 🔴

Sono il dottor Salvatore Ragusa, siciliano, originario di Caltanissetta, ma attualmente e definitivamente residente a Palermo. Sono una persona non vedente dalla nascita che ha vissuto e studiato all’istituto Serafico di Assisi dal 1986 al 1994.

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Ho deciso di scrivere tramite questa mail, un articolo alla vostra redazione per dare una testimonianza sulla mia esperienza vissuta all’istituto Serafico di Assisi in quegli anni trascorsi e mi piacerebbe inoltre, che tale mia testimonianza, venisse pubblicata sul vostro giornale e fatta conoscere. Dopo un’esperienza negativa e drammatica vissuta nella scuola primaria della mia città d’origine dovuta al cambio della mia maestra di sostegno dopo i primi due anni e all’assunzione di farmaci pesanti che mi venivano somministrati per sedare i miei scatti di nervosismo e le mie forme di autolesionismo di allora dovute ai continui conflitti con i miei genitori che per la mia cecità non mi trattavano normalmente come gli altri e per le conseguenze di tale minorazione che riguardavano l’emarginazione sociale e il pregiudizio e che quindi, di conseguenza, tali farmaci provocavano in me un potente effetto lassativo di profondo torpore che rendevano scarso e passivo il mio rendimento scolastico( il valium e il gardenale), per non ripetere alle medie tale drammatica esperienza vissuta alle elementari della mia città preceduta anche da un breve ricovero di sei mesi a 7 anni all’istituto per ciechi Ardizzone Gioeni di Catania dove anche lì ho vissuto una drammatica esperienza fatta di maltrattamenti e dalla difficile separazione dai miei genitori, decisi insieme a loro e consigliato dalla provincia della mia città di Caltanissetta, di proseguire le medie e le superiori in un istituto per ciechi che fosse fuori dalla Sicilia, e tra i tanti istituti per ciechi sparsi in tutta Italia, la scelta cadde sull’istituto Serafico di Assisi per ciechi e pluriminorati.

Quando nei primi di ottobre del 1986 arrivai e misi piede in questo istituto insieme alla mia famiglia che mi accompagnò e che soggiornò lì per alcuni giorni prima di lasciarmi, fui subito accolto nel corridoio della portineria da due psicologi molto bravi e professionali che mi fecero alcune domande per sondarmi cognitivamente e per conoscermi e tra le varie domande fattemi da loro, mi fu anche chiesto se conoscessi gli scout che alcuni ragazzi divenuti poi miei coetanei di quel periodo di allora, già conoscevano e frequentavano.

Dal momento che per tutta la mia infanzia non ebbi mai l’opportunità e la possibilità di inserirmi ed integrarmi in un qualunque contesto sociale o parrocchiale, risposi di no e fu così che da quando misi piede al Serafico di Assisi, iniziai a frequentarli. Successivamente, fui anche accolto con gioia ed entusiasmo in uno dei refettori sia dagli educatori che dai ragazzi divenuti poi miei compagni di cammino che già, perché preparati dagli stessi educatori di allora a questo evento, conoscevano e sapevano il mio nome. Questa forma positiva di accoglienza da parte loro, mi lasciò inibito e senza parole.

Quando poi fui lasciato in istituto dai miei genitori e iniziai lì il mio percorso di vita vivendo in quegli anni la mia adolescenza con figure educative e sostitutive dei miei genitori, inizialmente ebbi con loro notevoli difficoltà relazionali che poi, con il tempo e con la dovuta e necessaria pazienza, grazie alla tenacia e alla caparbietà degli stessi educatori competenti e professionali in tutto, riuscii pian piano a superare.

Avevo inoltre difficoltà relative alla mia autonomia personale di base in quanto, durante il periodo della mia infanzia, vissi a casa con i miei genitori che mi iperproteggevano, soprattutto mia madre e avendo una visione ed una concezione negativa della mia cecità e della disabilità in generale, non mi facevano fare cosa alcuna ritenendo che non potendo vedere, non potessi e non fossi in grado e capace di fare niente, ma che al contrario, avessi sempre e continuamente bisogno di aiuto e di assistenza.

Grazie alla professionalità e alla competenza degli educatori, però, riuscii a superare anche queste mie notevoli difficoltà e soprattutto, crescendo e maturando anche grazie al loro aiuto e alle esperienze che mi facevano fare e vivere insieme ai miei compagni di allora, quando poi sono tornato per sempre dalla mia famiglia, ne sono uscito cambiato e trasformato positivamente. S

Sono andato via dal Serafico all’età di 21 anni, quindi un uomo, un ragazzo, un giovane adulto che nel corso poi degli anni successivi a quel significativo periodo di vita vissuto al Serafico, facendo come tutti nuove esperienze e riuscendo ad inserirsi e ad integrarsi in altre realtà come l’unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti ed altre realtà come la parrocchia e diversi movimenti ecclesiali di preghiera e perciò di forte spiritualità come il movimento apostolico ciechi, il rinnovamento carismatico dello spirito e la comunità Gesù risorto, è diventato come era giusto che ciò accadesse, un uomo formato, maturo, ricco di esperienze e di contenuti ma che come tutti, è ancora e perennemente in cammino e in fase di continuo apprendimento.

Nonostante io come tanti altri ragazzi che ne hanno avuto la possibilità sia uscito per sempre dal Serafico proseguendo il corso della mia vita, non ho mai perso i contatti con tale istituto fin da quando ne sono uscito tanto che per mantenere i contatti e l’amicizia con gli educatori e il personale di allora e per ricordare i bei momenti vissuti insieme, ho creato su whatsapp, un gruppo con loro chiamato i serafichissimi che ci consente di mantenerci sempre in contatto ed è attraverso questo gruppo e quindi questa modalità di comunicazione e di interazione virtuale che la tecnologia oggi ci consente così come tante altre piattaforme, che pur essendo lontani e distanti, come accade anche con altre persone che siano gli amici o i familiari, mi sento più vicino a loro ed è come se non me ne fossi mai andato.

  • Ma ciò è così anche e soprattutto perché loro e il Serafico stesso, sono e saranno sempre nei miei pensieri, nei miei ricordi, nella mia mente, nella mia memoria e nel mio cuore.

Con questi educatori che in quel periodo mi hanno formato ed educato così come hanno fatto con tutti gli altri ragazzi, io ho un eterno debito morale e non mi basterà perciò una vita intera per poterli infinitamente ringraziare per quello che hanno fatto per me dimostrandosi anche affettuosi, dolci e comprensivi rappresentando per questo, i miei genitori che allora, non erano accanto a me tranne che per le vacanze benché comunque, ci sentissimo al telefono due volte alla settimana.

Se oggi sono diventato quello che sono, lo devo esclusivamente a loro. Mi sono sposato con una persona come me non vedente e adesso vivo a Palermo. Sono diventato una persona completa, soddisfatta e realizzata, autonoma nonostante devo ancora superare alcune mie difficoltà in merito e migliorare quindi, la qualità della mia autonomia personale e sociale. Mantengo i contatti con l’istituto Serafico in generale e ne seguo le vicende e le attività attraverso le varie piattaforme continuando a fare per tale istituto, le mie puntuali donazioni secondo quelle che sono le mie possibilità.

Mi sono diplomato all’istituto magistrale Ruggero Bonghi di Assisi non più esistente, mi sono poi laureato in scienze dell’educazione al magistero di Catania, ho vinto il concorso magistrale del 1999 per la scuola primaria, ho conseguito poi nel 2004 un corso accelerato di centralinisti telefonici a Siracusa ed è dal 2005 che mi sono inserito nel mondo del lavoro come insegnante di scuola primaria e successivamente, poi, a causa di difficoltà di comunicazione con i bambini normodotati della scuola primaria in quanto non ho avuto la possibilità di conseguire l’allora biennio per il corso di sostegno, ho chiesto un distacco amministrativo e sfruttando il corso per centralinisti telefonici conseguito come detto sopra nel 2004 a Siracusa tramite il movimento apostolico ciechi di cui ho già fatto sopra menzione e che li organizza, sono attualmente utilizzato sempre nella scuola primaria, come centralinista.

  • Inoltre mi sono anche iscritto come anche mia moglie, in scienze e tecniche psicologiche e a marzo, conseguirò la laurea triennale per poi proseguire con il biennio per la specialistica.

Grazie alla mia forte passione che fin da bambino ho sempre avuto per la musica e agli educatori del Serafico che allora con le loro attività hanno contribuito ad alimentare, ho iniziato a scrivere poesie pubblicando nella mia città d’origine un libro nel 2007 dal titolo sensazioni al buio ovvero ispirazioni poetiche di un ragazzo non vedente e ho anche iniziato a scrivere canzoni incidendo qualche cd, e partecipando ad alcune manifestazioni canore locali e a concorsi di poesie.

Grazie anche alle attività di drammatizzazione e quindi agli spettacoli che preparavamo al Serafico con i nostri educatori di allora, attività di drammatizzazione che ancora oggi continua grazie sempre alla professionalità e alla competenza di chi se ne occupa e di chi ancora oggi vi lavora, ho anche scoperto di avere quest’altra dote che prima era nascosta e per questo, ho anche iniziato a scrivere commedie teatrali che ancora dovrò fare conoscere.

Serafico di Assisi, Francesca Di Maolo, vita e salute non sono privilegio di pochi
Francesca Di Maolo

Durante lo spettacolo forza venite gente che facemmo nel 93, il vescovo di Assisi di allora, nel dire due parole alla fine dello spettacolo come accadeva sempre insieme all’allora presidente Guido Iacono prima di concludere la serata, disse una frase che mi è rimasta dentro e che porterò sempre con me nel cuore: al Serafico, si entra in un modo e si esce in un altro; non si può uscire come si è entrati. Io lo confermo e seguendo ancora oggi tutte le attività che lì si continuano a svolgere migliorandole sempre qualitativamente e migliorando sempre per ciò che è possibile la qualità di vita dei ragazzi che vi soggiornano grazie sempre alla competenza e alla professionalità non chè alla bravura del personale che vi lavora spendendosi instancabilmente senza sosta e con amore compresa la presidente Francesca Di Maolo che se pur non conosco, seguendo i suoi interventi e le sue interviste che riportano quanto si fa ne apprezzo e ne ammiro la sua grande umanità, dico e affermo con assoluta convinzione poiché l’ho potuto provare, costatare e sperimentare personalmente, che è grazie alle competenze, alla professionalità e al grande senso umano e di amore cristiano di chi vi lavora, se i ragazzi che oggi vi soggiornano e che quindi ne sono ospiti per il periodo che è loro necessario oltre anche a quei ragazzi che purtroppo vengono lì abbandonati dalle loro famiglie o che una famiglia non ce l’hanno,ne escono e ne sono trasformati rispetto allo stato e alle condizioni iniziali in cui si vengono a trovare quando ne fanno ingresso.

Questi ragazzi, come è successo anche a me e ai miei compagni di allora di cui, con alcuni di loro oggi ne sono anche a contatto telefonicamente e con i quali mi confronto, vengono da questo istituto trasformati e costruiti divenendo come tutti nonostante le loro disabilità per ciò che è possibile fare a seconda delle loro disabilità più o meno gravi, persone complete, integre e con la loro dignità di persona appunto come ce l’abbiamo tutti e come tali, vengono trattati e considerati. Per tutte queste valide ragioni, il Serafico per me, non può e non deve tramontare e per questo motivo, io, per ciò che potrò fare nelle mie possibilità concretamente anche in altre forme a me possibili ed accessibili anche attraverso l’aiuto degli altri, sarò uno fra i tanti e quindi fra tutti quelli che anche a distanza, darà per tale struttura ed istituto, il suo contributo. Il Serafico io ce l’ho dentro; il Serafico è dentro di me.

Sperando che questo mio articolo che ho avuto il piacere di scrivervi condividendo a questa vostra redazione la mia testimonianza relativa alle mie positive esperienze vissute al Serafico venga da voi pubblicato e fatto conoscere, porgo alla vostra redazione i miei più cordiali saluti.

ASSISI FERITA

(Caltanissetta 8-10-1997)

Anche questa è una poesia dedicata ad Assisi. Ma mentre la precedente poesia (“Assisi”) esprimeva solo il dolore, la tristezza, la malinconia e il dispiacere perchè dovevo lasciarla per sempre, (anche perchè mi considero figlio adottivo di quella terra), questa, esprime gli stessi sentimenti, ma in più il tormento, per il fatto di quello che è avvenuto nel ’97, quando il terremoto l’ha sconvolta, distruggendo bellezze artistiche, architettoniche, monumenti, chiese, grandiosi dipinti ecc.

Anche il contenuto di questa poesia presenta parecchie allegorie, è da me cantata come se fosse la mia terra madre, la madre della gente che la popola, la terra di quegli unici suoi onesti figli (Chiara e Francesco) che lottarono e abbandonarono le ricchezze terrene per scegliere la via dell’amore cristiano.

ASSISI FERITA

Oh! Assisi! che ne è stata della tua bellezza?1

che ne è del tuo splendore?

Che succede al tuo corredo?

 ai tuoi abiti che tutta quanta tornavan?

Che ti facevan regina

 come il vestito bianco d’una giovane fanciulla

 ormai sposa che dea la fa?

In te primavera più non c’è;

non c’è più colore nel tuo triste volto ormai ferito,

che lentamente, stanco, cede e si spegne

 come fuoco che cessa d’ardere

per riposare in pace.

Oh! Assisi! da tempo ormai tu piangi,

ferita e addolorata,

 in ginocchio preghi per i figli tuoi,

per i figli che t’amarono,

ma che ora scappano come conigli

per salvar la loro pelle

non pensando di degnarti d’un saluto

 come i discepoli fecero nel fuggir via,

quando Cristo preso fu.

In ginocchio preghi per i figli tuoi

e li perdoni perché in te,

è ormai lontana la speranza

d’un utopica salvezza.

Null’homo dei tuoi figli, 

per quanto tentar possa,

capace esser non saprà,

di farti come prima ritornare.

Tu però piangi, più di tutto e tutti,

 per quei tuoi due onesti figli 2

che dando un calcio al potere e alla ricchezza,

scelsero la via dell’amore.

Piange il popol tuo che in te,

ormai agonizzante e stanca, pronta ad avviarti

 ad esalar l’ultimo respiro, vede la morte.

Disperata, vuota e priva ormai di tutto ciò che ti nutriva, lentamente t’uccidi.

Assisi ferita, tu hai ferito anche me;

soffrir mi fai perché pian piano,

 si distrugge tutto ciò che di bello e prezioso

hai conservato di quel tuo figlio

 che cantò la natura creata e fatta dall’amor di Dio.

Oh! Assisi! patria d’amore!

terra accogliente di pace, prega anche per me,

 prega per un uomo ferito nel dolore;

prega per me che più far non potrò ritorno al ventre tuo 3

da cui maturo fui pronto ad uscir fuori

lanciato nel mondo per affrontar l’orrenda umanità

da cui con unghie e denti ti difendi,

per dar senso alla vita, una vita che tu, oh! Assisi ferita, chiudendo gli occhi tuoi,

ti prepari ad abbandonare.

  1. Oh Assisi! che ne è stata della tua bellezza (che ne è stata della bellezza dei tuoi monumenti, delle bellezze artistiche, dei dipinti delle chiese ormai distrutti dal terremoto che ti ornavano, come di solito si orna una giovane e bella fanciulla con indosso il bianco vestito da sposa che la fa regina, bella come una dèa).
  2. Per quei tuoi due onesti figli (per Chiara e Francesco).
  3. Che più far non potrò ritorno al ventre tuo (che non potrò più fare ritorno nella tua terra da me considerata come il grembo di una madre dal quale, grazie alla mia maturità, alla mia avvenuta formazione personale e al completamento degli studi secondari, fui pronto ad uscir fuori, cioè, giunse il momento in cui, dovetti ritornare nella mia terra natale e affrontare, così, l’orrenda umanità; ovvero la società falsa, conformista e ipocrita dalla quale con unghie e denti, occorre difendersi duramente, combattere e lottare aspramente, per ottenere i propri diritti umani e quindi, per essere titolari in questo mondo terreno fino a quando, non giunge inaspettatamente per noi, l’ora fatidica della morte corporale).

1 Commento

  1. Che bello rivedere Salvatore,
    alunno esemplare che in un viaggio di istruzione condivise con me la camera, insegnandomi alcuni accorgimenti della vita quotidiana dei non vedenti e rivelando una notevole ricchezza interiore.

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