Quote rosa, rispetto della sentenza, ma non condivisione

L’enfasi e le parole con cui l’originale e variegata opposizione (vedere il parterre de rois della conferenza stampa) ha commentato la sentenza del Consiglio di Stato confermano quello che andiamo dicendo da tempo, e cioè che il principale obiettivo dei ricorrenti era quello di mettere in difficoltà la maggioranza, non certo quello di garantire la parità fra i due sessi. Del resto che questa azione della minoranza fosse chiaramente strumentale lo stanno a dimostrare atti e fatti incontestabili evidenziati innumerevoli volte, che hanno avuto come soggetto le nostre colleghe (non ci sembra di aver letto in merito nessuna presa di posizione dei cofirmatari il ricorso):
– due donne sono state elette rispettivamente Presidente del Consiglio e Presidente della Terza Commissione solo con i voti della maggioranza;
– il PD ha fortemente osteggiato l’unica donna presente nelle proprie fila, costringendola addirittura ad uscire dal partito;
– la Lista Bartolini, pur nominando una donna come capogruppo, l’ha relegata ad un ruolo secondario.

Se a questo aggiungiamo che l’opposizione è uscita dall’aula per non votare una mozione presentata dal capogruppo Marini a favore delle donne in stato di gravidanza (permesso ZTL) e che nell’organico comunale molte posizioni di vertice sono ricoperte da donne, diventa facile capire chi è pro o contro la parità di genere.
Comunque ora la Giunta è azzerata ed il Sindaco Ricci sarà costretto a sostituire almeno due Assessori, non perché incapaci o colpevoli di qualche reato, non perché hanno perso la sua fiducia, ma perché una sentenza dopo oltre tre anni giudica illegittima la loro nomina ribaltando il precedente parere del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria (al momento della nomina non era in vigore nessuna legge che impedisse una Giunta monogenere e lo Statuto Comunale non impone la presenza dei due sessi, come qualcuno lascia intendere, altrimenti non ci sarebbero le due parole “di norma”).

Le sentenze vanno rispettate, ma non si può certo pretendere che vengano anche condivise, specialmente se assumono valenza politica come in questo caso, dove almeno due dei cinque candidati più votati nelle rispettive liste non potranno più sedere in Consiglio Comunale calpestando così la volontà dei cittadini che è alla base della democrazia.
Noi del gruppo “Per Assisi Popolare”, nel ringraziare l’intera Giunta che ha operato in questi tre anni con competenza e impegno portando avanti il programma che ci ha fatto vincere al primo turno, ci auguriamo che i colleghi non rinominati continuino a collaborare mettendo a disposizione dell’intero esecutivo la notevole e preziosa esperienza maturata in anni di buon governo per affrontare insieme, con successo, le vere priorità che come ben sanno tutti i cittadini della nostra comunità non sono certamente legate al sesso degli Assessori.

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