Un dramma premiato Ubu arriva sul palco della città serafica

Un dramma premiato Ubu arriva sul palco della città serafica

Al Teatro degli Instabili in scena “Con la carabina”

ASSISI, 30 gennaio 2026– Il sipario del Piccolo Teatro degli Instabili si prepara ad aprirsi su una delle opere più discusse e premiate della scena contemporanea. Il prossimo 5 febbraio, alle ore 21:15, la stagione “Per un tempo rivelatore” ospiterà “Con la carabina”, un lavoro che ha saputo scuotere le coscienze della critica e del pubblico, portando a casa il prestigioso Premio Ubu 2022 per la Miglior Regia, firmata da Licia Lanera, e per il Miglior testo straniero. Non si tratta di una semplice messa in scena, ma di un’immersione brutale in una narrazione che mette a nudo le fragilità e le ferite aperte di una società che sembra aver smarrito la propria bussola etica, come riporta il comunicato di Fulvia Angeletti  del Piccolo Teatro degli Instabili.

La particolarità di questo spettacolo teatrale Assisi risiede nella sua struttura spaziale: concepito originariamente per ambienti ristretti, il dramma punta tutto sulla prossimità fisica tra gli attori e gli spettatori. In questo modo, il pubblico non è più un osservatore passivo e distante, ma diventa quasi un testimone oculare, un complice silenzioso e talvolta a disagio di ciò che accade a pochi centimetri dai propri occhi. La regia di Lanera utilizza questa vicinanza per amplificare la tensione, rendendo palpabile ogni respiro e ogni gesto di Danilo Giuva ed Ermelinda Nasuto, i due protagonisti chiamati a dare corpo a una storia di abusi, silenzi e vendette che non lascia spazio a facili consolazioni.

Al centro della trama troviamo una vicenda ispirata a fatti di cronaca agghiaccianti: una bambina di soli undici anni che, dopo aver subito uno stupro da parte di un amico del fratello, viene paradossalmente dichiarata consenziente da un tribunale francese. Quella bambina, una volta diventata donna, decide che è giunto il momento di ribaltare i rapporti di forza. La narrazione si muove costantemente su due binari temporali: un passato ambientato tra le luci distorte di un luna park e un presente che si consuma tra le mura domestiche. È una danza macabra dove le posizioni di vittima e carnefice si mescolano, mettendo in discussione l’idea stessa di giustizia e analizzando con spietata lucidità i meccanismi antropologici che scatenano l’aggressività umana.

Licia Lanera descrive l’opera come uno “spettacolo-incubo”, un non-luogo scandito tecnicamente da un set fotografico le cui luci mutano incessantemente sotto il controllo degli stessi attori. L’atmosfera è quella di una stanza dei giochi perversa, dove tra pupazzi di coniglio e le note malinconiche di Billie Eilish si consuma una tragedia universale.

Lo spettatore viene spinto in una posizione pruriginosa e scomoda, simile a chi spia attraverso il buco della serratura un orrore privato che diventa pubblico. “Con la carabina” non cerca di dividere il mondo tra buoni e cattivi, ma mostra il fallimento collettivo di un sistema che non ha saputo proteggere l’infanzia, trasformando la vita in una sorta di gioco di sopravvivenza in cui, alla fine, nessuno può realmente dirsi vincitore.

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