Fonderia di Assisi, il Comitato: “Valori nei limiti? Non basta

Servono verifiche indipendenti e continue

Il Comitato di Via Protomartiri Francescani di Santa Maria degli Angeli prende posizione dopo la pubblicazione dello studio condotto da INAIL, CNR e Università sulla Fonderia di Assisi (ex Tacconi). La ricerca, che ha riguardato parametri ambientali e sanitari, indica valori entro i limiti di legge. Un dato che il Comitato accoglie, ma che ritiene non sufficiente a garantire piena tutela della salute pubblica.

Lo studio è stato promosso da INAIL, con siti individuati dalla ASL – Deruta per il comparto ceramico e Assisi per quello delle fonderie – e con la collaborazione volontaria delle aziende coinvolte, che non hanno finanziato né orientato la ricerca. Pur riconoscendo la competenza scientifica degli enti partecipanti, il Comitato sottolinea la necessità di affiancare a tali analisi ulteriori verifiche indipendenti, continuative e affidate esclusivamente agli organismi pubblici di controllo.

Secondo il Comitato, come più volte evidenziato anche dai medici ISDE, il rispetto dei limiti normativi non equivale automaticamente all’assenza di rischi, soprattutto quando si parla di esposizioni croniche e cumulative che possono interessare in modo particolare bambini e anziani. Inoltre, monitoraggi circoscritti nel tempo potrebbero non intercettare tutte le condizioni ambientali e produttive che si verificano nell’arco dell’anno.

Alla luce del contesto territoriale e delle preoccupazioni espresse dai residenti, il Comitato richiama i principi di prevenzione e precauzione come criteri guida per l’adozione di misure di tutela più solide.

Per questo chiede alle istituzioni competenti di valutare:

  • l’attivazione di monitoraggi ambientali basati sul calcolo del bioaccumulo delle polveri, con deposimetri installati negli edifici prossimi all’impianto, e l’avvio di monitoraggi sanitari permanenti e indipendenti a cura di ARPA e USL, evitando indagini condotte senza il coinvolgimento diretto della popolazione;
  • l’avvio di studi epidemiologici sulla popolazione residente;
  • la pubblicazione completa e trasparente dei dati disponibili, compresi quelli relativi al bioaccumulo degli inquinanti nel tempo;
  • l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che includa anche la partecipazione dei cittadini.

A sostegno di tali richieste, il Comitato ha presentato istanza di accesso agli atti e alle informazioni ambientali presso gli enti competenti, con l’obiettivo di garantire massima trasparenza e consentire alla comunità una valutazione consapevole dello stato dell’ambiente e della salute.

Il Comitato ribadisce infine la propria disponibilità a un dialogo costruttivo con le istituzioni, convinto che un confronto basato su dati condivisi e verifiche indipendenti possa rafforzare la fiducia dei cittadini.

 

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