Un uomo finisce in carcere dopo il ricatto ad un frate minore
La vicenda giudiziaria che ha scosso la comunità locale si è conclusa con una sentenza esemplare emessa dal giudice monocratico del capoluogo umbro. Al centro del caso un cittadino di origini albanesi di 34 anni, ritenuto responsabile di aver architettato un piano criminoso ai danni di un componente dell’ordine dei frati minori. Tutto ha avuto inizio nel settembre del 2023, quando i due sono entrati in contatto attraverso un portale di annunci online.
Dalla trappola sul web all’incontro dal vivo
Quello che sembrava un approccio confinato alla dimensione virtuale si è presto trasformato in un appuntamento reale, consumatosi lontano da occhi indiscreti e senza che il religioso indossasse l’abito talare. Tuttavia, l’anonimato della vittima è durato poco: l’imputato è riuscito rapidamente a risalire alla vera identità dell’interlocutore, dando il via a una spirale di intimidazioni e pretese economiche volte a sfruttare la vulnerabilità della posizione del religioso.
La minaccia del video e la denuncia alle autorità
Il meccanismo estorsivo si è fatto pressante quando il trentaquattrenne ha iniziato a inviare messaggi espliciti, minacciando di rivelare i dettagli del loro incontro intimo ai vertici ecclesiastici e di diffondere un filmato registrato di nascosto durante il rapporto. La prima fase del ricatto ha visto la vittima cedere alla paura, consegnando una somma iniziale di duecento euro nella speranza di comprare il silenzio del suo aguzzino. La strategia del silenzio si è rivelata però inefficace, poiché il ricattatore ha immediatamente rilanciato con una nuova richiesta di denaro. Comprendendo che il flusso di pagamenti non si sarebbe mai interrotto, il frate ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri di Perugia. Grazie alla collaborazione della vittima, i militari hanno potuto organizzare una trappola che ha portato al fermo dell’uomo proprio mentre tentava di incassare la seconda tranche della somma richiesta.
L’esito del processo e la scelta della vittima
Durante l’udienza svoltasi nella giornata di ieri, il tribunale ha analizzato le prove raccolte, giungendo alla condanna dell’imputato a due anni e tre mesi di reclusione per il reato di estorsione. Il dibattimento si è tenuto a porte chiuse per tutelare la riservatezza dei soggetti coinvolti. Un elemento di rilievo è emerso riguardo alla posizione della parte offesa: il religioso ha infatti scelto di non costituirsi parte civile. Questa decisione è maturata a fronte di un risarcimento economico concordato tra le parti, che il frate ha deciso di non trattenere per sé. L’intera somma è stata infatti devoluta in beneficenza al Patriarcato latino di Gerusalemme, un gesto volto a chiudere definitivamente una parentesi dolorosa segnata dal peccato e dal crimine, trasformando l’esito di una vicenda oscura in un atto di solidarietà internazionale.
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