Violenza di genere ricordata ad Assisi con panchina rossa
Nel Parco del Serafico di Assisi è stato inaugurato un luogo di memoria dedicato a Eliza Feru, l’operatrice socio-sanitaria uccisa dal marito il 5 gennaio 2025. Una panchina rossa accompagnata da un ciliegio ornamentale è diventata da oggi un segno permanente affidato alla città e soprattutto ai tanti giovani che attraversano quotidianamente quell’area verde. Un invito silenzioso ma fermo a trasformare il ricordo in responsabilità collettiva.
Un gesto simbolico che diventa impegno quotidiano
La cerimonia ha concluso una mattinata intensa di confronto, organizzata dal Serafico a un anno dalla morte di Eliza. Il ciliegio, scelto come simbolo di fragilità e rinascita, affianca una panchina pensata per fermarsi e riflettere. Un luogo che vuole accogliere domande, dubbi, consapevolezze, ma che idealmente un giorno potrebbe restare vuoto, quando la violenza di genere sarà finalmente superata.
Prima dell’inaugurazione, nella Sala Convegni del Serafico si è svolta la tavola rotonda “Per Eliza e per tutte: l’amore non è violenza”, aperta alle scuole e ai giovani. L’obiettivo dichiarato: agire sul piano culturale ed educativo, là dove la prevenzione può davvero incidere.
Le istituzioni: educare al rispetto per cambiare il futuro
La presidente del Serafico, Francesca Di Maolo, ha ricordato la scelta professionale di Eliza, impegnata ogni giorno accanto alle fragilità più profonde. Un impegno che oggi diventa monito e responsabilità condivisa. Il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, ha richiamato la necessità di parlare alle nuove generazioni con linguaggi chiari, capaci di trasmettere il valore del rispetto e della libertà dell’altro.
Anche don Giovanni Zampa ha affidato alla panchina rossa un doppio significato: luogo di riflessione oggi, segno superfluo domani, quando questo male sarà sconfitto. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha sottolineato come la violenza assuma forme nuove, spesso legate alla tecnologia, invitando i giovani a riconoscere e non sottovalutare segnali e comportamenti.
Prevenzione, ascolto e strumenti concreti
La dirigente della Polizia di Stato Francesca Domenica Di Luca ha posto l’accento sulle forme meno visibili della violenza: isolamento, dipendenza economica, manipolazione psicologica. Agli studenti sono stati illustrati strumenti di prevenzione e denuncia, come l’app YouPol, ricordando che lo Stato mette a disposizione misure concrete per chi trova il coraggio di chiedere aiuto.
Dal mondo dell’associazionismo, Amelia Rossi, presidente della Rete delle Donne Antiviolenza, ha denunciato il persistere di una cultura patriarcale che normalizza controllo e possesso. Ha ribadito la necessità di investire in educazione e centri antiviolenza, perché ancora oggi una donna su tre subisce violenza. Massimo Pici, presidente di Libertas Margot, ha richiamato l’urgenza di rieducare alla relazione, ricordando come la violenza spesso si travesta da amore.
La voce della famiglia e la memoria che diventa futuro
Presente anche l’avvocato di Eliza, Giovanni Bellini, che ha evidenziato l’importanza di affiancare alla risposta giudiziaria un lavoro culturale costante. Tra le autorità, anche il presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti.
Il momento più intenso è arrivato con l’intervento della sorella, Andrea Feru, che ha affidato ai giovani un messaggio semplice e radicale: amare e rispettare sempre. Un invito che ha attraversato la sala in un silenzio carico di emozione.
Una memoria che chiede cambiamento
L’incontro, moderato dal caporedattore Rai TgR Umbria Luca Ginetto, è stato scandito da musica, silenzi e applausi. Poi, nel Parco del Serafico, la panchina rossa e il ciliegio hanno preso posto nel paesaggio, trasformando il dolore in un impegno che guarda avanti. Una memoria che non si limita a ricordare, ma chiede di cambiare il futuro.

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