Le spoglie di Francesco commuovono credenti di tutto il mondo

Le spoglie di Francesco commuovono credenti di tutto il mondo

Un mese di fede tocca Assisi con oltre 470mila presenze

Si è chiusa ad Assisi una delle esperienze spirituali più intense degli ultimi anni. La venerazione pubblica delle spoglie mortali di San Francesco ha radunato oltre 370mila pellegrini nel corso di un mese, a cui si sommano più di 100mila partecipanti alle oltre 170 celebrazioni liturgiche celebrate nella Basilica Superiore. Numeri che, da soli, raccontano solo una parte di ciò che è accaduto in questa città umbra, da secoli crocevia di fede e umanità.

L’evento si è concluso con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi nella Basilica Superiore del Sacro Convento, preceduta da una conferenza stampa alla quale hanno preso parte le figure chiave dell’organizzazione, le istituzioni locali e regionali, e i rappresentanti delle realtà che hanno animato il mese di venerazione.

Un’organizzazione senza precedenti

Dietro l’afflusso di centinaia di migliaia di persone si cela un lavoro logistico di straordinaria complessità. Centinaia di volontari della Protezione Civile hanno presidiato il territorio giorno e notte, garantendo sicurezza e accoglienza. Sono stati erogati più di duemila servizi dedicati al trasporto di persone con disabilità, una scelta che ha posto l’inclusione al centro del progetto organizzativo, non come elemento accessorio ma come priorità strutturale. Migliaia di autobus e autovetture sono stati gestiti con ordine, senza che la città perdesse la propria identità quotidiana.

A coordinare la logistica dell’evento è stato fra Riccardo Giacon, economo del Sacro Convento, affiancato da fra Rafael Normando, coordinatore della Basilica e dei volontari. La macchina organizzativa ha funzionato con una precisione che raramente si raggiunge in eventi di questa portata, e il merito va distribuito tra istituzioni, religiosi e cittadini comuni.

La voce del sindaco

Il sindaco di Assisi Valter Stoppini ha scelto parole cariche di significato per descrivere ciò che la città ha vissuto. Ha parlato di «un popolo in cammino» che ha trovato ad Assisi uno spazio per interrogarsi e, in molti casi, per ritrovare speranza. Ha sottolineato come le spoglie del Santo, così fragili nella loro concretezza fisica, abbiano saputo richiamare una moltitudine di persone, credenti e non credenti, emozionando tutti indistintamente.

«San Francesco continua a parlare con una forza disarmante», ha dichiarato Stoppini, «proprio attraverso la sua essenzialità che arriva dritta al cuore». Una riflessione che non si limita alla dimensione religiosa, ma apre a qualcosa di più largo: la capacità di un uomo vissuto otto secoli fa di toccare ancora oggi nervi scoperti dell’anima contemporanea.

Il primo cittadino ha poi espresso gratitudine alla comunità francescana del Sacro Convento, alle forze dell’ordine, al personale sanitario e, in modo particolare, ai cittadini di Assisi, definiti ancora una volta protagonisti silenziosi ma essenziali di ogni grande evento che attraversa la città.

Francesco, un messaggio che supera i confini della fede

Ciò che ha colpito osservatori e organizzatori è stata la composizione eterogenea del pubblico dei pellegrini. Tra chi ha percorso chilometri per sostare davanti alle spoglie del Patrono d’Italia c’erano credenti di lunga tradizione, curiosi, persone in cerca di un senso, famiglie con bambini, anziani e giovani. La figura di Francesco — povero per scelta, fratello di tutti, cantore del creato — continua a esercitare un’attrazione che va oltre la devozione religiosa in senso stretto.

Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, ha rappresentato il cuore istituzionale e spirituale dell’intera organizzazione. La comunità francescana ha ospitato, accolto e guidato ogni aspetto della venerazione con uno stile che riflette i valori del Santo stesso: sobrietà, servizio, apertura.

La Regione Umbria e il peso simbolico dell’evento

Alla conferenza stampa finale ha partecipato anche Stefania Proietti, Presidente della Regione Umbria, a testimonianza del fatto che l’evento ha avuto una valenza che supera i confini comunali. Assisi non è solo un comune della provincia di Perugia: è un luogo che appartiene all’immaginario collettivo italiano e internazionale, e ogni grande manifestazione che vi si svolge porta con sé responsabilità proporzionali alla sua risonanza.

La presenza delle istituzioni regionali al fianco di quelle religiose e comunali ha sottolineato la natura corale di un’iniziativa che ha richiesto mesi di preparazione e un coordinamento capillare tra soggetti diversi per vocazione e competenza.

Il volto della disabilità nella venerazione

Uno degli aspetti più toccanti dell’intera manifestazione è stato il coinvolgimento attivo delle persone con disabilità. La testimonianza portata in conferenza stampa da Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, ha offerto uno sguardo privilegiato su una dimensione spesso marginalizzata nei grandi eventi pubblici. I più di duemila servizi di trasporto dedicati non sono stati un dettaglio burocratico, ma la traduzione concreta di un principio: nessuno deve essere escluso dall’incontro con il Sacro.

L’Istituto Serafico, realtà di eccellenza nel campo della cura e della riabilitazione delle persone con disabilità complesse, ha contribuito a dare voce a chi raramente occupa il centro della scena, restando fedele allo spirito francescano di cura verso i più fragili.

Frati da tutto il mondo

A completare il quadro umano della venerazione, la presenza di fra Elias Marswanian, rappresentante dei frati giunti al Sacro Convento da ogni parte del mondo durante il mese dell’evento. Una comunità temporanea e internazionale che ha arricchito Assisi con lingue, tradizioni e sensibilità diverse, rendendo ancora più evidente la dimensione universale del messaggio francescano.

La moderazione della conferenza stampa è stata affidata alla giornalista Vania De Luca, che ha guidato i lavori con competenza e rigore, lasciando spazio alle voci di ciascuno senza disperdere il filo narrativo di una giornata densa di emozione e bilanci.

Un’eredità da custodire

Assisi esce da questo mese con la consapevolezza di aver offerto al mondo qualcosa di raro: non uno spettacolo, ma un’esperienza. La città ha tenuto aperte le proprie porte senza rinunciare alla propria quotidianità, assorbendo centinaia di migliaia di presenze con una capacità di accoglienza che si è rivelata all’altezza della sfida.

Le parole del sindaco Stoppini risuonano come un impegno per il futuro: «Portiamo con noi la grande responsabilità di custodire questa eredità e continuare a essere una città che apre le sue porte al mondo». Una responsabilità che non si misura in numeri, ma nella qualità dell’incontro che Assisi sa generare ogni volta che il mondo decide di fermarsi qui, anche solo per un istante.

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