Leggio, M5s, la destra non ha la più pallida idea di come fare

Stefania Proietti ha grande competenza sui temi ambientali

 
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Leggio, M5s, la destra non ha la più pallida idea di come fare
Fabrizio Leggio

Leggio, M5s, la destra non ha la più pallida idea di come fare

Nel 2024 ci sarà un passaggio cruciale della vita amministrativa del comune: il rinnovo del contratto per la gestione dei rifiuti. Non una parola su questo tema nei programmi della destra del candidato Cosimetti, probabilmente inconsapevole di cosa l’aspetta. D’altronde erano stati i suoi predecessori, oggi compagni di avventura, a firmare quello precedente nel 2012, contratto capestro, che ci ha vincolato per 12 anni, durante i quali il servizio è arrivato a costare il doppio di quanto costasse in principio, nonostante la bassa qualità fornita che è sfociata anche nel processo “GESENU”.


di Fabrizio Leggio (M5s)
Riceviamo e pubblichiamo


Il processo “GESENU” nasce da una complessa indagine

Il processo “GESENU” nasce da una complessa indagine che ha interessato il sistema di raccolta e di gestione dei rifiuti in Umbria, partendo dall’operato di GESENU S.p.A. e di T.S.A. S.p.A., ed altri soggetti collegati, nella gestione del servizio integrato di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati e dei rifiuti speciali, poste in essere nei complessi impiantistici di Ponte Rio, Pietramelina e Borgogiglione.

Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale

Le indagini eseguite dal NIPAF (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) del Corpo Carabinieri Forestali di Perugia, hanno individuato numerose condotte penalmente rilevanti, tutte strettamente interconnesse, tanto è vero che è stata ipotizzata l’associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di illeciti inerenti la gestione dei rifiuti, nonché di delitti finalizzati alla truffa nei confronti dei Comuni serviti da GESENU S.p.A. e da T.S.A. S.p.A.

Rinvio a giudizio delle persone giuridiche coinvolte

Accanto agli imputati persone fisiche, il PM ha chiesto il rinvio a giudizio delle persone giuridiche coinvolte, perché rispondano ai sensi del D. Lgs. 231/2001, per i reati commessi da determinati soggetti a vantaggio dell’ente stesso.

All’udienza del 21/2/2021 le società GESENU e TSA avanzavano richiesta di patteggiamento e all’udienza del 15/4/2021 depositavano una nuova istanza in sostituzione delle precedenti alla quale il PM prestava il proprio consenso; il procedimento nei confronti delle due società veniva definito, previo stralcio delle posizioni, mediante la sentenza n. 247/2021 del 15/4/2021, divenuta irrevocabile.

Il base alla suddetta sentenza, il Giudice ha condannato:
GESENU alla sanzione pecuniaria di 140.000,00 euro e alla sanzione interdittiva del divieto di pubblicizzazione di beni e servizi per 8 mesi;
TSA alla multa di 120.000 euro e alla sanzione interdittiva del divieto di pubblicizzazione di beni e servizi per 8 mesi.

Ha poi disposto la confisca di 336.208,90 euro verso GESENU e di 200.000 euro verso TSA, fatti salvi gli importi da quantificarsi nel separato giudizio di esecuzione in favore dei Comuni. Di tali importi, compete al Comune di Assisi ottenere la somma totale di € 30.237,98 (€ 6.944,81 a titolo di profitto di reato perseguito da GESENU S.p.A. + € 23.293,17 a titolo di a titolo di profitto di reato perseguito da T.S.A. S.p.A.).

La Regione dell’Umbria risulta tra i soggetti che sono stati citati come responsabili civili, per rispondere del mancato controllo da parte degli imputati dipendenti dell’Ente.

Anziché investire su impianti a freddo

Allo stato, in tema di rifiuti, notevole è l’inerzia della Regione Umbria che, essendo sempre meno cuore verde d’Italia, anziché investire su impianti a freddo che recuperano, differenziano e riciclano, continua a fondare le proprie politiche su sistemi di incenerimento e di coincenerimento che non riducono la quantità di rifiuti conferiti in discarica ma, bruciandoli, li trasforma in altre sostanze non biodegradabili e quindi dannose per la salute dei cittadini.

In pratica, il cittadino paga per un servizio di raccolta differenziata, ma la maggior parte dei rifiuti continua a finire in discarica anziché essere riciclati.

A ciò si aggiunga che la Regione dell’Umbria non ha ancora approvato il piano d’ambito regionale dei rifiuti che, in attuazione della Direttiva rifiuti 2018 e del D. Lgs. 116/2021 di recepimento della stessa e nel rispetto del principio di precauzione, dovrebbe essere volto ad incentivare gli impianti che recuperano, differenziano e riciclano, oltre a sensibilizzare sempre di più la cittadinanza, anche attraverso i progetti nelle scuole, invece che puntare sulle discariche e sull’incenerimento.

In sostanza la Regione Umbria sembra andare in controtendenza rispetto a quello che richiede l’Europa.

È questo uno dei motivi principali per cui abbiamo deciso di sostenere la candidatura di Stefania Proietti, che ha dimostrato attenzione e competenza su questo tema, probabilmente uno dei più importanti in assoluto fra quelli che deve gestire un amministrazione comunale.

Lo ha dimostrato portando la raccolta differenziata in questi 5 anni al 74% senza aumentare la TARI ai cittadini, compensando cioè gli scriteriati aumenti del costo di gestione dovuti a questo contratto, con le risorse del bilancio comunale.

Lo ha dimostrato avendo varato la strategia rifiuti zero al 2024.

La nostra coalizione è l’unica ad aver individuato il processo per uscire da un contratto capestro e ad avere le competenze per farlo. La destra non ha la più pallida idea di cosa fare a riguardo, prova ne è il fatto che nemmeno ne parla.

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