Alessandro Cianetti, chi ha ragione “Mattarella, Salvini o Di Maio”?

 
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da Alessandro Cianetti 
Alessandro Cianetti, chi ha ragione “Mattarella, Salvini o Di Maio”? Il Presidente Mattarella è costituzionalmente tenuto a recepire la richiesta delle forze politiche di nominare il prof. Paolo Savona come ministro? Ecco le argomentazioni del Omar Chessa Professore ordinario di diritto costituzionale Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Sassari:

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“La risposta è “sì”, se si accoglie la tesi che l’attività presidenziale debba essere interamente preordinata alla garanzia della Costituzione; invece la risposta è “no”, se si sposa l’idea che l’adozione (o la mancata adozione) degli atti presidenziali, ivi compreso l’atto di nomina dei ministri, non abbia bisogno di giustificazioni costituzionali, che siano aggiuntive rispetto alla norma che assegna alla competenza del Capo dello Stato il compimento dell’atto. L’art. 92 della Costituzione prevede, infatti, che «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri».

Il decreto presidenziale di nomina presuppone, dunque, una proposta del neo-nominato premier, ma – trattandosi pur sempre di un atto presidenziale – il Capo dello Stato non è certo obbligato ad accogliere la richiesta primo ministeriale; e da nessuna parte sta scritto che possa opporre il suo diniego solo per far valere principi o regole costituzionali.

In conclusione, il trilemma politico “euro sì/euro no/neo-euro” può legittimamente guidare le scelte presidenziali sulla formazione del Governo, senza bisogno di nasconderle sotto la coperta, ormai divenuta troppo corta, dell’idea che ogni decisione del Capo dello Stato debba essere finalizzata esclusivamente alla garanzia della Costituzione.

La sola idea che il leader di un partito politico che ha ottenuto il 17% dei voti nelle ultime elezioni possa affermare pubblicamente che il Presidente della Repubblica deve nominare ministro colui che a lui piace, perché lui rappresenta la volontà popolare, è aberrante.

La nomina dei ministri è un’attribuzione del Presidente della Repubblica, che la esercita su proposta dell’esponente che lui ha incaricato di formare il Governo; tra i due ci dev’essere collaborazione, nel senso che – come del resto è sempre avvenuto – se il Presidente della Repubblica non accetta il nome proposto dall’incaricato spetterà a questi fare una seconda proposta. Punto. Alla luce di questa premessa possiamo giudicare il comportamento dei diversi soggetti coinvolti nelle vicende di queste ore.

Primo: il prof. Conte ha mostrato di non essere in grado di guidare un bel niente. Se avesse un minimo di consapevolezza del ruolo che deve svolgere il capo del Governo, non si sarebbe comportato come il mero esecutore del supposto “contratto” tra i due partiti di maggioranza. Il grande clamore attorno a questo accordo politico, che ha ben poco spessore e indica solo vagamente le linee di azione del Governo, sembra del tutto spropositato: presentarsi come suo fedele esecutore è semplicemente ridicolo, del tutto inappropriato rispetto anche ai compiti che al Presidente del Consiglio sono assegnati dalla Costituzione. Che si sia presentato da Mattarella senza una sua proposta alternativa su chi mettere a capo dell’economia italiana dimostra che la sua caratura politica è zero, e la sua preparazione in materia costituzionale altrettanto.

Secondo: l’arroganza di Salvini è insopportabile. Se questo avrebbe dovuto essere il “governo del cambiamento”, allora il cambiamento sarebbe consistito nella più sfacciata affermazione dell’asservimento delle istituzioni ai partiti politici.

Terzo: il Presidente Mattarella ha mostrato una fermezza esemplare. Ora dovrà subire la reazione rabbiosa di esponenti politici del tutto ignoranti delle regole che reggono una democrazia parlamentare. Non può che avere la gratitudine di tutti coloro ai quali le regole e le istituzioni della democrazia costituzionale hanno a cuore.

La questione è assai complessa e spero che al di là delle disquisizioni giuridico-costituzionali torni la ragion di Stato. Secondo il mio modestissimo parere, Salvini ha saputo tirare un bel tiro mancino a Di Maio perché vuole andare al voto per diventare il capo e catalizzatore della destra italiana e Savona è stato da lui strumentalizzato come fattore di rottura con 5 stelle. Se i due leader in erba erano certi di poter realizzare il programma indicato nel tanto osannato “contratto di Governo” perché allora hanno sacrificato il tutto in omaggio a Savona che, come Monti, fa parte dell’antico passato da loro tanto vituperato? Che Dio ce la mandi buona.

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