Proiezioni del film a Bucarest nel festival internazionale
Il cinema italiano d’ispirazione spirituale varca i confini nazionali e si impone con forza nel panorama culturale dell’Est Europa. L’opera cinematografica La Stella di Greccio, dopo aver ricevuto il benestare della Santa Sede ed essere stata trasmessa sui canali nazionali, approda in questi giorni in Romania come protagonista della terza edizione del Filmikon. La rassegna, promossa dall’associazione cattolica mondiale Signis, celebra le pellicole premiate dalle giurie ecumeniche nei più prestigiosi festival mondiali, e ha scelto di inserire la commedia francescana nel suo circuito d’élite, portandola in tour fino al 24 gennaio.
Un viaggio spirituale tra le città rumene
La pellicola non si limita a una singola apparizione, ma attraversa l’intero Paese con una serie di proiezioni strategiche. Il cammino è iniziato a Cluj-Napoca, presso lo storico Cinema Victoria, per poi toccare Timisoara e approdare infine a Iasi. In quest’ultima tappa, il lavoro del regista Arnaldo Casali è stato analizzato e discusso dal giornalista Claudiu Bulai all’interno del Cinema Ateneu. Il gran finale è previsto proprio stasera nella capitale, Bucarest, dove la cornice del Cinema Union ospiterà la chiusura della kermesse alla presenza di Francis Unguereanu, vertice di Signis Romania. Questa partecipazione sottolinea come un progetto nato in una piccola provincia italiana possa parlare un linguaggio universale.
La poetica del giullare e il budget minimo
Ciò che rende straordinario questo caso cinematografico è il paradosso tra l’economia dei mezzi e la ricchezza del contenuto. Definito ironicamente come il film con il budget “più francescano” mai registrato, l’opera è stata realizzata grazie al supporto di Istess e ConfraTerni con poche migliaia di euro. Eppure, la qualità narrativa ha permesso alla pellicola di approdare su Prime Video e di essere distribuita in un cofanetto speciale che integra documentari, cortometraggi e una colonna sonora raffinata. Il punto di forza risiede nella regia di Casali, che sceglie di abbandonare l’iconografia classica del santo sofferente per restituire un Francesco d’Assisi inedito: un artista del palcoscenico, un animatore che concepisce il primo presepe come una vera e propria messa in scena teatrale.
Un cast d’eccezione tra volti storici e nuovi talenti
Il valore artistico dell’opera è garantito da un gruppo di interpreti legati profondamente al territorio umbro ma dotati di un curriculum di caratura internazionale. Spicca il ritorno di Fabio Bussotti nel ruolo di frate Leone, personaggio che lo aveva già consacrato con un Nastro d’Argento ai tempi della collaborazione con Liliana Cavani. Accanto a lui, Cecilia Di Giuli dà corpo per la prima volta sullo schermo a Jacopa dei Settesoli, mentre il ruolo del Poverello è affidato alla voce e al volto di frate Alessandro Brustenghi. Il cast è completato da nomi del calibro di Mauro Cardinali e Luisa Borini, che contribuiscono a dare spessore a una ricostruzione storica rigorosa, basata direttamente sulle fonti originali del XIII secolo.
Tra filologia storica e innovazione narrativa
L’opera non si limita a celebrare la tradizione, ma opera una sintesi audace tra storia e leggenda, come riporta il comunicato di Ufficio Stampa Istess . La ricostruzione della notte di Natale a Greccio viene presentata con un rigore filologico assoluto, mostrando la semplicità della grotta con la mangiatoia, il bue e l’asino. Parallelamente, la sceneggiatura intreccia questo evento con la miracolosa visione di Santa Chiara, episodio che l’ha resa poi patrona delle comunicazioni televisive. Arricchito dalle musiche di Paolo Paniconi e dalle suggestive animazioni di Gabriella Compagnone, il film si conferma un prodotto di alto artigianato culturale, capace di emozionare tanto le platee della Filmoteca Vaticana quanto il pubblico internazionale dei festival.

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