Cittadinanza onoraria per la pace a sopravvissuti italiani alla Shoah

Il sindaco Stefania Proietti: un atto di giustizia

 
Chiama o scrivi in redazione




Cittadinanza onoraria per la pace a sopravvissuti italiani alla Shoah

Un atto di giustizia verso chi ha vissuto sulla propria pelle l’orrore e l’odio della Shoah. Con queste parole il sindaco di Assisi Stefania Proietti ha spiegato il senso del conferimento della cittadinanza onoraria ai sopravvissuti ai campi di sterminio.

Tanta commozione ieri pomeriggio, a partire dalle 17, nella Sala della Conciliazione del Palazzo Comunale, per la cerimonia, organizzata dall’amministrazione insieme al Museo della Memoria della Diocesi di Assisi e all’Ucei (Unione  delle Comunità Ebraiche Italiane), che concretizza una decisione, presa all’unanimità, dal consiglio comunale. Ha assunto un significato particolare e importante il fatto che tale riconoscimento sia stato voluto da tutta l’assemblea comunale della Città Serafica in considerazione anche che dal 2004 Assisi è stata insignita della Medaglia d’oro al merito civile conferita dal presidente della Repubblica per aver salvato 300 ebrei.

Questa la motivazione con cui la Città di Assisi ha voluto conferire la cittadinanza onoraria per la pace ai 17 superstiti dell’Olocausto (oggi 16 per la morte l’anno scorso di uno di loro) “con la propria testimonianza di vita contribuiscono ogni giorno a coltivare la fraternità, per costruire un futuro fatto di collaborazione e difesa dei più deboli, per crescere nel bene reciproco, per dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace, per rendere il nostro Paese un luogo migliore”.

La cerimonia è iniziata poco dopo le 17 con il saluto del sindaco che non ha nascosto l’emozione: “Sento l’onore di rappresentare una città speciale che ha deciso di compiere un atto significativo contro l’odio, contro le guerre, contro il razzismo per recuperare la memoria affinché genocidi come quello accaduto durante l’Olocausto non accadano mai più. E lo ha fatto nel segno della compattezza perché tutto il consiglio comunale ha votato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria ai sopravvissuti alla Shoah. Un messaggio chiaro che testimonia l’unità, al di là delle appartenenze, su temi come la pace e la fraternità”.

Per il vescovo Domenico Sorrentino “questo momento rappresenta un eccezionale valore umano, civico e religioso e si svolge ad Assisi come un abbraccio, grande, verso l’umanità. Qui, accanto al santuario della spogliazione dove Francesco rinunciò ai suoi beni, esiste il Museo della Memoria, un luogo che racconta la storia di un popolo vittima di una ferocia inaudita”.

Noemi Di Segni, presidente dell’Ucei (Unione comunità ebraiche italiane), ha paragonato “i dieci sopravvissuti raggiunti (due erano in presenza Tatiana Bucci e Gilberto Raffaele Salmoni, una in collegamento e gli altri sette hanno inviato un messaggio) ai dieci comandamenti, a tanti fari che ci accompagnano nella ricerca della verità e le cui esperienze sono incise anche nei nostri cuori e nelle nostre menti. La delibera del consiglio comunale non è un atto scontato o di prestigio, ma un fatto di responsabilità perché ricorda il passato ma pensa anche al futuro affinché atrocità come il nazismo non si ripetano mai più”.

In collegamento il saluto della presidente della Regione Donatella Tesei che nel plaudire la cerimonia l’ha definita “un’iniziativa meritoria che tiene viva la memoria per evitare che l’orrore della Shoah possa ripetersi”.

Il professor Andrea Riccardi, cittadino onorario e presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha affermato che “questo atto onora il Comune, è un atto di affetto, un omaggio ai milioni di perseguitati, e la conferma di Assisi città della pace con radici francescane”.

Al termine degli interventi, il conferimento della cittadinanza onoraria ai due sopravvissuti presenti   in sala e la loro toccante testimonianza.

Tatiana Bucci, deportata ad appena 6 anni nei campi di Auschwitz e Birkenau insieme alla sorellina Andra, è tornata con i ricordi di una bambina alla ferocia di quel tempo e ha narrato la tragedia del cuginetto Sergio ucciso barbaramente insieme ad altri piccoli. Da sottolineare le parole di Tatiana Bucci che nonostante il dolore sofferto ha detto di non odiare i tedeschi perchè da parte loro è stata fatta un’operazione di verità.

Gilberto Salmoni ha perso nel campo di concentramento di Buchenwald i genitori, una sorella, e nella sua lucidità ha raccontato cosa succedeva in quel luogo dove venivano rinchiusi e torturati gli ebrei definiti politici.



Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*