La Festa delle Donne al tempo della pandemia, un pensiero particolare a tutte

 
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La Festa delle Donne al tempo della pandemia, un pensiero particolare a tutte

da Claudia Maria Travicelli 
La Festa delle Donne al tempo della pandemia, un pensiero particolare a tutte le Donne in prima linea, alle Donne in prima linea contro il COVID, alle Donne delle Forze dell’Ordine, alle Donne della polizia municipale e alle tante Donne che stanno combattendo con la malattia e il dolore.

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In questa giornata non aspettatevi esercizi di retorica come avviene spesso, se pur importanti le solite parole “la festa delle donne deve essere tutto l’anno”, le donne qui, le donne là e poi, come dice la vulgata, finita la festa, gabbato lo Santo. Parole vuote che sovente ed anche oggi lo saranno ancor di più.

Non è di quello che vogliamo parlare, oggi ci sarà chi lo farà al posto nostro, non ci accavalleremo al vuoto tuonante dei proclami che sicuramente leggerete o sentirete. Quello lo lasciamo fare ad altre ed ad altri.

Negli ultimi giorni inoltre, è pure montata la sterile polemica sui nomi delle cariche e delle professioni declinate al femminile, il direttore o la direttrice d’orchestra, il ministro o la ministra, il sottosegretario o la sottosegretaria, e via di questo passo. Armi di distrazione di massa, brandite per distogliere dai veri problemi, come se ci si soffermasse alla scatola, e non al contenuto. La sostanza conta più delle vacue parole declinate al femminile o meno. Così tanto “importanti” che se ne è discusso anche al “Festival di San Remo 2021” appena concluso. Non è che una diversa declinazione del sostantivo, cambi l’efficacia o meno del ruolo. Vi sono incapaci tra le donne, come ve ne sono tra gli uomini e viceversa. Il merito conta ed anche la capacità. Parimenti dicasi delle quote rosa, come se noi donne fossimo animali rari da tenere in bacheca per essere ogni tanto ammirati. Ciò è deprimente anche per le donne stesse. Che una donna sia capace e meritevole di ricoprire il ruolo giusto, che si la si chiami sindaca o sindaco, poco conta.

Le capacità o le incapacità restano, quelle non cambiano. L’analisi andrebbe fatta semmai a monte, cioè mettere le donne nelle condizioni per avere la possibilità di ottenere i pari meriti degli uomini. Questo è il vero problema. Non i sostantivi maschili o le ardite costruzioni linguistiche sui sostantivi declinati al femminile. Armi leggere di distrazione di massa. Facendo una piccola digressione e tornando alle c.d. quote rosa, restando anche nell’attualità, vediamo quello che è successo in fase di formazione del nuovo governo. Una vera lotta è una disgustosa corsa alle poltrone, una affissione di bandierine, fatta solo per particolari interessi, non di certo per quelli delle donne o degli italiani tutti. Tanto che un alto esponente di partito ha ritenuto di doversi dimettere per manovre non volte alla tutela delle donne, ma nella sostanza per gli interessi di qualcuno.

Noi donne siamo le prime a pagarne le conseguenze. Questa Festa delle Donne, in particolare quest’anno, non la possiamo e non voliamo dedicarla a questi discorsi. La dobbiamo dedicare ad una riflessione più amplia, più seria e profonda. Le vere cause sulle disparità effettive e sulla esclusione delle donne partono ahimè da lontano e non solo da un paradigma maschilista tout court, con il quale spieghiamo la questione e via. Le cause sono da ricercarsi in altri luoghi sia fisici sia che filosofico-sociali. Non si pensi che con altre dieci righe riusciremo a risolvere il tutto.

Torniamo alla pandemia, e sugli effetti che questa ha avuto sulle donne. Oggi ricorre il primo anniversario del primo “lockdown” che fu introdotto in alcune zone del Nord e che tre giorni dopo fu esteso a tutto il Territorio nazionale. Proprio in quel giorno il caso volle che si verificassero ben due femminicidi, se da un verso possiamo dire che in quel momento non vi fu sicuramente nesso causale tra le disposizioni Governative e gli omicidi, di certo lo possiamo affermare per quanto è successo in seguito. Le statistiche ci portano a scrivere che il fenomeno nel passato anno è aumentato, e qui vi è il nesso causale. Persone costrette a vivere dalla mattina alla sera, forzatamente insieme, in alcuni casi hanno fatto esasperare situazioni, già forse latenti, che condanniamo. Ovvio è che non è, e non deve essere una giustificazione, una scappatoia. Questo è uno degli aspetti, sicuramente il peggiore che ha causato nelle donne disagio e disparità. Le inesorabili statistiche ISTAT, inoltre, ci hanno restituito la plastica immagine che a pagare le maggiori conseguenze in termini occupazionali, sono state appunto le donne. Indipendentemente da come il loro lavoro venisse declinato se al maschile o al femminile.

Oltre alle disparità economiche e lavorative rilevate dall’ISTAT, oggi il ruolo delle donne e le differenze si stanno concretizzando … molte donne mi ricordano un diverso accesso ai vaccini, in quanto spesso le donne ricoprono ruoli tipicamente femminili, non per disparità ma per attitudine, molte fino ad oggi sono state escluse dai vari protocolli dai vaccini, mentre ci sono alcune categorie meno esposte, che sono state prontamente vaccinate, penso a coloro che svolgono lavoro da remoto, il c.d. “smart working”. Bene il vaccino  alla quasi totalità degli insegnanti, che si trovano a casa dalla DAD, ma bisogna introdurre nei piani o nei protocolli chi svolge altri lavori, seppur ugualmente dignitosi ma svolgendo attività più a rischio. Tante potrebbero iscriversi tra queste. Tanto per fare un esempio le tante donne che svolgono lavori di pulizie negli ospedali e nei luoghi sensibili, le tante badanti che entrano nelle case dei nostri anziani, e perché no chi é in contatto continuo con la clientela negli uffici, nei supermercati, nei bar e in tante attività commerciali. Basti pensare al personale delll’ Istituto Serafico di Assisi, che fino a pochi giorni fa era escluso dal piano vaccini e come loro i tanti ospiti donne e uomini. Non voglio ampliare oltre il discorso, altrimenti rischieremo di essere, per alcuni noiosi.

Se vogliamo dare un serio significato alla Festa delle Donne, e non relegarla ad un puro espletamento istituzionale, da celebrare per forza perché nel calendario ad un certo punto arriva il giorno otto di marzo, dovremmo partire oltre che dagli spunti dati, allontanarsi dagli esercizi di stile letterario sul nome da dare a questo o quel ruolo, ma rimuovere le condizioni perché certi ruoli sono ricoperti solo dagli uomini. Questo, oltre al vero merito di questa o quella donna che deve meritarsi il posto e non essere messa come dicevo, per forza in una bacheca o sopra una poltrona. Chiediamo di porre in atto quelle politiche sociali di aiuto al ruolo femminile.

Penso ai nidi, ai centri di aggregazione per i giovani e gli anziani, ad altre attività nel campo del sociale che creino uno spazio di tempo e di lavoro che possa far emergere ulteriormente il merito è le tante capacità delle donne. Senza questo valore aggiunto, ci ritroveremo ogni anno a fare il solito discorso infarcito di retorica, e poi dal giorno nove marzo, torna tutto come prima, o forse anche peggio, come se fosse un albero di Natale da riporre in soffitta, per il prossimo Natale, che come la Festa di oggi, cade ogni anno lo stesso giorno. Anche in questa giornata il nostro ringraziamento va ai centri antiviolenza e ai punti d’ascolto presenti nei Comuni.

Il nostro augurio in occasione della festa della donna è che ci si renda conto dell’importanza della componente femminile per il Paese e ci si  punti seriamente e concretamente.

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