Meeting Nazionale Dirigenti CSI di Assisi, spunti di riflessione

 
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Meeting Nazionale Dirigenti CSI di Assisi, spunti di riflessione

Meeting Nazionale Dirigenti CSI di Assisi, spunti di riflessione

Da Assisi abbiamo voluto intraprendere un percorso, vogliamo confrontarci per definire le scelte che faremo in futuro nei prossimi 75 anni. Nel corso della nostra storia il CSI ha segnato la vita del nostro paese. Dobbiamo rinnovare rimanendo ancorati alle nostre radici e ai nostri valori”. Lo ha detto il presidente nazionale Vittorio Bosio nel suo discorso di conclusione del Meeting Nazionale Dirigenti 2019 ad Assisi. Un incontro che era carico di un valore importante e che oltre ai momenti plenari presso la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, si è dipanato fra laboratori con tavoli tematici di confronto, di proposta e di rilancio per comprendere il presente dell’associazione e rilanciare spunti e profezie per il prossimo futuro.

“Nel corso del Meeting ha detto il presidente Bosio é stato bello vedere tanti giovani. Dobbiamo domandarci, e lancio una provocazione a tutti noi: abbiamo davvero il desiderio di dare spazio ai giovani? Io stesso da giovane sono stato accompagnato da un grande mentore, il professore Paganoni, che con la sua grande esperienza mi ha aiutato molto a crescere e a diventare dirigente.

Guardiamo con occhi diversi i giovani, proviamo a imparare da loro”. Il presidente Bosio si è poi soffermato sul percorso assembleare che il CSI vivrà a partire dal 2020 per rinnovare le cariche elettive territoriali e nazionali: “l’assemblea nazionale si terrà probabilmente nella primavera 2021. In tanti mi chiedono cosa farò io, e se mi ricandiderò a presidente nazionale, ma prima mi piacerebbe chiedere a ognuno di voi che cosa farete sul territorio. Da parte mia non voglio dire mi candido, ma sappiate che sono disponibile. In una associazione grande come la nostra mi piacerebbe vivere questo momento assembleare come una occasione di confronto, di analisi e di condivisione affinché si possa ritrovare unità di intenti”.

Infine il numero uno ciessino ha voluto ringraziare “tutti i volontari, gli operatori, i dirigenti che quotidianamente accolgono i ragazzi e li fanno giocare. Conosco bene i sacrifici che fate al servizio dell’associazione e ne approfitto per ringraziare anche le vostre famiglie che non vi fanno pesare il vostro impegno per il bene dei ragazzi. Facciamo in modo che le idee e le proposte scaturite da questa due giorni di Meeting si trasformino in un percorso concreto.

Sono certo che siamo sulla strada giusta e se continuiamo così il CSI andrà molto lontano”. Il presidente Bosio si è anche soffermato sul futuro dell’associazione: “Ho sognato un Assisi per i giovani in cui provare a ragionare su quello che siamo, su quello che vorremmo essere e su quello che saremo. 75 anni di storia sono tanti ma è arrivato il momento di scrivere qualcosa di nuovo. Il CSI da sempre è stato precursore nel lanciare iniziative nuove e ha giocato un ruolo da protagonista nella storia dello sport in Italia. Di questo dobbiamo essere orgogliosi. La cosa peggiore che possiamo fare è dire abbiamo sempre fatto così.

La nascita del CSI nel 1944 trovava le sue motivazioni nella rinascita di una nazione che ricominciava a vivere, uscendo da un momento storico devastante. Era un paese desideroso di dimenticare il passato e di guardare avanti. A cosa serviva in quel momento storico e sociale il CSI? Oggi siamo ancora attuali? Ritengo che oggi la nostra Associazione possa avere ancora un ruolo importante, soprattutto per il momento storico che stiamo vivendo.

Siamo centrali perché ci rivolgiamo agli ultimi, accogliamo tutti perché per noi sono tutti importanti. L’atleta è prima di tutto una persona. Ai ragazzi vogliamo bene e basta: per noi non sono tessere e quote associative. Oggi si parla molto di accoglienza e ci si focalizza solamente sulle situazioni straordinarie, come l’emergenza migranti. Nel corso della nostra storia abbiamo sempre accolto tutti e abbiamo fatto giocare tutti. Lo abbiamo sempre fatto e sarà il nostro compito anche in futuro”.

Interessante e spunto di riflessioni l’omelia di don Albertini, consulente ecclesiastico nazionale che ha voluto sottolineare l’attenzione al mondo giovanile che deve contraddistinguere l’impegno del CSI: “La presenza dei giovani qui ad Assisi è una necessità per la nostra Associazione. Mentre camminavo insieme a voi pensavo a quanto abbiamo bisogno dei giovani, delle loro ingenuità e dei loro sogni. Senza futuro non c’è movimento. I giovani ci aiutano a guardare in avanti, e ci devono dare lo slancio necessario a compiere al meglio il nostro percorso associativo nello sport.

Il passato è una ricchezza di cui non possiamo fare a meno ma c’è bisogno dello slancio dei giovani”. Da don Albertini è arrivato quindi l’invito a “saper attendere ciò che arriva dal futuro come ha fatto la Madonna. Nel Vangelo di Luca si parla di quell’annuncio straordinario. Maria aspettava che le capitasse qualcosa di straordinario. Lei non si è tirata indietro e ha detto sì. Invito ciascuno di noi ad accogliere questo annuncio, essendo pronti a portare la bellezza del Vangelo nello sport.

C’è però uno stile che ci deve contraddistinguere: come si può essere annunciatori di una buona notizia se non abbiamo la gioia nel cuore? Dobbiamo essere uomini di gioia. Non possiamo far divertire con lo sport se non siamo contenti. La Madonna è definita piena di grazia, di gratuità. Non ha fatto nulla per meritare la grazia di Dio. Dio l’ha amata gratis. Proprio come ciascuno di noi: Dio ci ama gratis”. “Pensiamo ai nostri genitori, che senza chiedercelo ci hanno messo al mondo.

Anche loro ci amano per quello che siamo, gratuitamente. Chiediamo alla Madonna di starci vicino e ricordarci che il Signore è con noi. Anche se a volte facciamo fatica ad ammetterlo e a seguirlo.

Dal giorno in cui si è fatto uomo ha deciso di starci accanto sempre. Auguro a ciascuno di noi di sentire nel proprio cuore questo annuncio dell’angelo e di essere capaci di dire il nostro sì, proprio come Maria. Infine chiediamo ai giovani di darci un po’ della loro estrosità nel dirci di sì. Come Maria che ha rischiato la propria vita per fare grandi cose“.

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