Miti e resilienza al Serafico: con Ulisse cala l’ansia e cresce la fiducia

Miti e resilienza al Serafico: Ulisse cala l’ansia e cresce la fiducia

Dai dati dell’Istituto Serafico di Assisi risultati positivi per oltre il 90% dei ragazzi con dislessia

All’Istituto Serafico di Assisi, centro d’eccellenza nel campo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la parola “mito” si è trasformata in una bussola educativa capace di orientare giovani con dislessia verso una nuova fiducia in se stessi. In occasione della Giornata mondiale di consapevolezza sulla dislessia dell’8 ottobre, l’ente ha diffuso i risultati di un percorso innovativo dove storie come quelle di Ulisse, Medusa e Atena hanno guidato un processo di crescita che ha coinvolto mente ed emozioni.

Negli ultimi cinque anni il Serafico ha seguito e monitorato 34 studenti con diagnosi di dislessia, sottoponendoli a prove strutturate per valutare comprensione, motivazione e componente emotiva. I numeri raccontano un progresso tangibile: 31 ragazzi su 34 – pari al 91,17% – hanno migliorato in modo netto la comprensione del testo, come documentano test riconosciuti a livello nazionale (MTProve CriterialiAMOS). L’indagine ha anche evidenziato un impatto significativo sul benessere psicologico: 15 studenti su 18 (83,3%) hanno ridotto il livello d’ansia, mentre per oltre l’87% si è riscontrato un aumento della resilienza.

Nel linguaggio educativo del Serafico il mito diventa una mappa per affrontare paure e blocchi. Così, il viaggio di Ulisse o il mistero del Colombre di Buzzati aiutano i giovani a trasformare la fatica della lettura in una sfida di scoperta. Il processo inizia da un foglio diviso in due colonne: da un lato ciò che accende la motivazione, dall’altro ciò che la spegne. Da lì prende forma un esercizio di riscrittura e racconto che rafforza la memoria, la sintesi e la capacità narrativa.

La metodologia, spiega Silvia Contini, responsabile del laboratorio di comprensione e produzione del testo, non si concentra soltanto sull’apprendimento tecnico: «Lavoriamo sulla percezione di sé, perché l’intelligenza non si riduce a un dato numerico, ma si nutre di ingegno e immaginazione».

Anche nei contesti più complessi, come una classe di istituto tecnico superiore, il modello ha mostrato risultati concreti: il 76% degli studenti ha migliorato la comprensione, il 38% ha registrato voti più alti e i provvedimenti disciplinari sono scesi dal 23% allo 0%, sostituiti da semplici ammonizioni orali. In molti casi la spinta allo studio, da obbligo esterno, è diventata motivazione interiore: dieci studenti su quindici dichiarano oggi di studiare “perché ci credono”.

Secondo quanto diffuso dal Serafico di Assisi, questi dati dimostrano che l’incontro tra pedagogia e dimensione simbolica può modificare il modo in cui i ragazzi percepiscono sé stessi e il loro rapporto con la conoscenza. Quando la narrazione si intreccia con l’esperienza personale, l’ansia arretra e la fiducia cresce.

Il messaggio che arriva da Assisi, in questa giornata dedicata alla consapevolezza, è che i miti non appartengono solo ai libri antichi: diventano strumenti vivi per imparare a riconoscersi e ricominciare ogni volta il proprio viaggio.

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