I rapporti con l’Islam del “poverello” prima e dell’imperatore Federico II di Svevia dieci anni più tardi

I rapporti con l’Islam del "poverello” prima e dell’imperatore Federico II di Svevia dieci anni più tardi
foto da Paolo Brosio.it

I rapporti con l’Islam del “poverello” prima e dell’imperatore Federico II di Svevia dieci anni più tardi

da Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Un “itinerario federiciano” in Umbria: lo sta preparando e redigendo l’associazione umbra “Federico II di Svevia Hoenstaufen”, nata l’anno scorso e di cui è stato nominato presidente Calogero Alessi. L’iniziativa, dal sapore storico, culturale e turistico, è stata varata perché Federico, passato alla storia come “stupor mundi”, ha trascorso la sua prima infanzia in Umbria, sotto la guida del Duca di Spoleto, Corrado di Urslingen ed ha lasciato, una volta salito al trono, una serie di testimonianze, visive e documentarie, in tutta la regione.

Per la vulgata il futuro imperatore è nato sulla piazza di Jesi (la madre Costanza di Altavilla, in questo parto pubblico, avvenuto sotto un tendone, voleva – essendo non più giovanissima – che tutti sapessero che proprio lei era la madre del neonato, generato da Enrico VI) e venne battezzato in San Rufino ad Assisi, all’epoca dipendente dal ducato spoletino. Il bambino reale rimase per qualche anno in Umbria (affidato ai Trinci) tra Foligno, Bevagna e Montefalco, poi fu condotto a Palermo, dove visse (quasi) prigioniero ed ebbe modo di frequentare gli arabi, di cui apprese lingua, cultura e costumi.

Solo molti anni più tardi, rafforzato il potere ed il regno, ricostruì le mura di Gualdo Tadino, passò per Gubbio (lo ricorda un documento ed telo tessuto in stile arabo e donato a Sant’Ubaldo), per Todi, per Terni, per Cascia, dove restaurò le fortezze. Secondo l’interpretazione di uno storico locale, nella lunetta di una chiesa a Montecchio di Giano dell’Umbria, la scultura di una testa coronata riguarderebbe proprio l’imperatore. Il quale, partito per la VI Crociata, aveva preso i possenti cavalli da battaglia per sé e per i suoi cavalieri, allevati nelle zone di Pettino e di Norcia.

Non è, pertanto, affatto casuale che la stessa associazione abbia organizzato ad Assisi, nella sala Dono Doni del Sacro convento, per giovedì prossimo, 21 novembre (a partire alle 9.30) un convegno nazionale dal titolo “Tra Francesco e Federico II – memorie di un santo e di un imperatore a ottocento anni dall’incontro col sultano Malik Al Kamil”.

Francesco, che non conosceva l’arabo e neppure l’Islam (pensava addirittura che fosse una religione politeista), partì nel 1219 (dopo due tentativi andati a vuoto, il primo per il maltempo, il secondo per colpa della guerra) per Damietta, in Egitto, col furore e la passione del missionario, rischiando di venire ucciso, come era avvenuto già ad alcuni suoi fraticelli inviati in Marocco e martirizzati. Il ’poverello’, invece, fu accolto da Al Kamil e dalla sua corte, più che con tolleranza, con grande liberalità.

Dieci anni più tardi, toccò a Federico, costretto a partire personalmente per le sempre più pressanti richieste del Papa, alla testa un esercito. L’imperatore sapeva tutto dell’Islam e parlava fluentemente l’arabo. Invece di affidarsi alle armi, scelse la via delle trattative e delle offerte economiche, riconquistando così il Santo Sepolcro. Ma il modo con cui ottenne Gerusalemme ed i luoghi santi non piacque affatto al pontefice…

Si sono conosciuti e frequentati Francesco, più grande di una dozzina di anni, e Federico? Documentazioni inoppugnabili non ce ne sono, ma nella giornata di studio si tratterà anche questa tematica. Si può dire che, avendo vissuto entrambi nella “valle mea spoletina” (così la definiva il santo), i due hanno, per un periodo, sicuramente respirato la stessa aria e calcato la stessa terra.

Tra i partecipanti al convegno figurano Maria Grazia Nico Ottaviano, Franco Cardini, Franco Mezzanotte, Elvio Lunghi, Pasquale Tuscano, Isabella Gagliardi, Giordana Benazzi, Francesco Marzella, Alfonso Marini, Stefano Brufani, Maria Pia Alberzoni e l’arcivescovo metropolita di Benevento Felice Accrocca.

 

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