Maurizio Terzetti, Assisi, quando riaprirai in bellezza?

 
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Maurizio Terzetti, Assisi, quando riaprirai in bellezza?

Maurizio Terzetti, Assisi, quando riaprirai in bellezza?

Maurizio Terzetti, toto assessore, ma di cultura e turismo quando si parla?di Maurizio Terzetti 

Intenzioni e progetti

Le intenzioni non si possono criticare. I progetti, però, si possono giudicare. Se Stefania Proietti, sindaca di Assisi, ha intenzione di stringere un patto per la città con tutti i soggetti di buona volontà francescanamente invitati, esprime un’intenzione del tutto in linea con le attese locali e mondiali legate alla nostra terra. Non c’è nessuno che può mettersi contro questa intenzione.

Se, però, Stefania Proietti progetta questa intenzione dentro una serie di linee di intervento che costituiscono un programma buono dal dopo pandemia ai comizi elettorali del prossimo anno, allora qui possiamo giudicare. E, a differenza che per le intenzioni, qui non solo è lecito, ma è anche doveroso criticare.

E molti, io stesso, lo faranno a lungo e in varie sedi, auguratamente col più ampio dibattito di pro e di contro che il momento esige.

Il tono del discorso

Dal discorso appassionato con il quale la sindaca ha presentato i dieci punti della rinascita usciti dalla collaborazione con la sua Giunta, emerge una summa sconfinata di intenzioni e un decalogo ravvicinato di interventi.

Se guardiamo il documento scritto sul quale è stata aperta la partecipazione, la città non appare così confessionale e religiosa come invece è uscita dalle parole con cui è stato presentato il programma. Nel documento scritto, nei suoi dieci punti, Assisi assomiglia anche a una città laica, vizi, servizi e stravizi compresi.

Nell’enfasi orale e nell’oratoria da pandemia, invece, con cui la sindaca si è rivolta a tutti noi, l’accento predominante torna ad essere quello religioso-ambientale che è stato il motivo di fondo della Giunta Proietti e che si concretizza in impegni prioritari immediati.

Due esempi

Ad esempio: Assisi deve rinunciare a “Universo”? Nessuna paura: già da giugno arrivano Gianni Morandi e Carlo Conti, a luglio Elena Sofia Ricci col set di “Che Dio ci aiuti 6”, il 4 ottobre sarà il 4 ottobre e a novembre “L’economia di Francesco” chiuderà il cerchio virtuoso della mondialità di Assisi. Sono carte obbligate, lo so, ma, oltre a essere un investimento consolidato, porteranno qualcosa nelle tasche degli assisani? Non lo so: i soldi raccolti dai frati andranno per le povertà nazionali, la troupe della Ricci, questa sì, spenderà nei negozi di Assisi, i fan dell’economia papale fanno del contenimento degli sprechi la loro ragione di vita, perciò… Si era anche parlato, nei giorni scorsi, di una guarducciata di Eurochocolate anche ad Assisi, forse già appetita da molti in città, ma non ce n’è stata traccia nel discorso della sindaca.

E poi: Assisi deve ripensare gli spazi della sua vivibilità post pandemica? Ecco che arrivano studenti di architettura pronti a entrare in ogni luogo pubblico e privato di Assisi per suggerire come il tessuto medievale della città va adattato alle mutate esigenze della comunità e dei suoi ospiti. Non è che ci risiamo come con il Pincio, che al termine di due anni di progettazioni continue e di chiusura forzata, deve riaprire a furor di popolo, semplicemente come è sempre stato e senza idee per la progettazione di eventi a misura di sicurezza pandemica?

La strana industria del turismo

Certo, Stefania Proietti ha speso parole preoccupate e accorate per l’impoverimento del tessuto economico, prevalentemente turistico e commerciale, di Assisi e alcune misure amministrative le ha messe in campo: rinvio delle tasse, possibilità di alloggiare in sicurezza la ricettività di ristoranti e bar su piazze e strade, cambio della ztl e investimenti “variegati” per 16 milioni di euro.

Questo è il campo di battaglia nel quale il pragmatismo bartoliniano, non di Ricci, ma di Bartolini, dopo tanti anni, deve ancora essere superato e il confronto fra i due modi di intendere la città, alla Bartolini o alla Proietti, ormai avrà un solo esito, quello elettorale della primavera del prossimo anno. In un caso o nell’altro, adesso tocca a chi deve ripartire con le attività turistiche e commerciali del centro storico e dell’accoglienza di campagna e di collina dare fondo a tutto il proprio spirito di sopravvivenza, insegnare alla città che pensa e che si diverte, che vivacchia e che ozia, che scrive e disserta, ma anche ai frati e alle monache che fanno affari nelle loro strutture turistiche, qual è il senso e il rischio dell’impresa di quest’industria strana e laica del turismo che, in Assisi, è giunta al suo primo secolo di vita, alla seconda e sì e no terza generazione.

Qualche patto è stato già stretto?

E veniamo all’immediato, nel senso di ciò che chi tornerà ad Assisi nell’estate potrà trovare. Qui, il documento della sindaca è molto sfuggente. Risponde di sicuro a tutte le misure che riguardano screening sanitario e messa in sicurezza degli spazi che torneranno a essere frequentati. Chiede, però, collaborazioni più che offrire proposte in grado di far rivivere gli spazi del centro storico e di tutto il territorio comunale.

Se la parola d’ordine è “patto”, qui di patti già stretti (non vorrei dire “patteggiati”) per distribuire qualche evento in città ce n’è uno solo e riguarda il “riposizionamento in sicurezza degli eventi teatrali che sono stati sospesi”. A questo “si sta già lavorando”.

Neanche col Calendimaggio le cose sono a uno stadio così avanzato: “Chiediamo al Calendimaggio di pensarsi e di animare le sere e le notti estive”.

Un appello? Una trattativa complicata? Un passaggio dovuto?

E con la richiesta del Circolo del Subasio di offrire spettacoli ai “Firmatari della Mattonata” a che punto saranno le trattative?

Tutto ciò, in ogni caso, alla fine di maggio, a crisi pandemica acuta superata da quasi un mese, mi sembra davvero poco. Stando a quanto si può mettere insieme, l’ipotetico amante di Assisi e del suo centro, fra luglio e agosto troverà il set di Elena Sofia Ricci, alcuni corsi teatrali all’aperto e forse una maggiolata di sopra e una di sotto? Qualche museo aperto di notte senza uno straccio di animazione? Il Pincio, all’ingresso, per fare due passi sconclusionati fra i lecci?

E’ una griglia, sia detto senza offesa, molto povera, che stride troppo con le ridondanti abitudini dei cessati “Universo”. E, allora, che cosa aspettarsi più, a questo punto, dalle risorse artistiche e culturali della città? Io mi aspettavo dall’amministrazione comunale un appello forte, una chiamata alla collaborazione corale già un mese fa e, soprattutto, su un programma, su una linea culturale, semplice quanto si vuole e adatta ai tempi, ma che sapesse di orientamento nella bellezza così a lungo evocata nel documento del patto. Nominare la bellezza come prioritaria e poi elencare genericamente percorsi, sentieri, Parco del Subasio, spazi, isole pedonali, l’app che regola gli affollamenti significa deprimere la ricchezza degli artisti di Assisi nel suo insieme, salvo, magari, poi, in extremis, tentare coinvolgimenti che lasciano sempre il dubbio del “patteggiamento” più che del “patto”.

“Assisana. Riaprire in bellezza”

Quanto a me, che, inascoltato, ho sollecitato a più riprese, nel mese di maggio, l’ideazione di un programma semplice, ma autentico, di estate culturale da realizzare “a chilometro zero”, resto fermo nell’idea che prima o poi a quell’idea sarà possibile mettere mano. Che potremo realizzare un collegamento dei sentieri del Parco del Monte Subasio chiamandolo “I prati di Properzio”, con happening e momenti di musica e poesia antichi e moderni.

Che il vero “Universo” di Assisi sarà l’uscita  e la circolazione nella galassia dell’intero territorio comunale. Che il collegamento fra le varie realtà comunali della Valle sarà finalmente perseguito sotto il titolo di “Aevum. Assisi e la valle Umbra”.

Che Assisi sarà, come tutti vogliamo, una città “sana” e “Assisana” sarà il suo slogan, a significare che, se si vuole, si può davvero “riaprire in bellezza”.

1 Commento

  1. Bellissima analisi….abbiamo bisogno di idee, coraggio, spirito di iniziativa.
    Mi sorge un solo dubbio guardando Assisi in questi giorni è notando l’apaticita’ solita di noi assisani:
    Ma abbiamo bisogno veramente di ripartire. ..di dimostrare che siamo capaci a creare cose nuove…francamente non vedo segnali.

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