La lite dei Portali: quando la sicurezza urbana diventa arena politica ad Assisi

La lite dei Portali: quando la sicurezza urbana diventa arena politica ad Assisi

Il contesto: due visioni opposte dello stesso problema

Nella sala del Consiglio comunale di Assisi si è consumato uno scontro che racconta molto della politica italiana contemporanea. Da un lato Francesco Fasulo, capogruppo di Forza Italia, che denuncia con toni allarmati le condizioni della zona dei Portali a Santa Maria degli Angeli. Dall’altro, Adil Zaoin e il gruppo “Progressisti per Assisi” che accusano Fasulo di strumentalizzazione e propaganda. In mezzo, la zona dei Portali: un’area reale, con problemi reali, ma che viene letta attraverso due lenti completamente diverse.

Il contesto: due visioni opposte dello stesso problema

Prima di entrare nel merito dello scontro, occorre però notare una cosa che entrambi gli attori hanno fatto: hanno agganciato il dibattito sulla zona dei Portali a un’altra questione, quella dello Stadio Migaghelli di Santa Maria degli Angeli, la struttura polivalente che rappresenta il vero bersaglio critico di Fasulo. Due temi, due problemi, un’unica narrazione: l’incapacità amministrativa dell’amministrazione comunale.

Il primo attacco: Fasulo e lo Stadio Migaghelli

L’intervento di Francesco Fasulo inizia non con i Portali, ma con la struttura polivalente dello Stadio Migaghelli. Questo è significativo. Non è una critica locale a una zona specifica, ma una critica strutturale al modo di governare dell’amministrazione. Fasulo parla come capogruppo di Forza Italia, cioè con una legittimità che va oltre il consigliere singolo: rappresenta una componente politica dell’opposizione.

Lo Stadio Migaghelli è diventato un simbolo, ma di cosa? Secondo Fasulo, è un simbolo dell’intera patologia amministrativa di Assisi. Era stato presentato ai cittadini durante la campagna elettorale come “imminente” e “immediatamente funzionale”, il “cavallo di battaglia” dell’amministrazione. A distanza di un anno, i lavori sono fermi. Le associazioni sportive non hanno risposte, non hanno chiarezza, non hanno un cronoprogramma.

Ma la critica di Fasulo non si ferma alla negligenza gestionale. Va oltre, e tocca un nervo molto più delicato: le “gravi incongruenze documentali”. Qui Fasulo entra nel merito tecnico-amministrativo, e questo è importante perché trasforma la denuncia da generica a specifica.

Secondo Fasulo, nella scheda D della proposta di variazione di bilancio (allegata alla documentazione), l’opera risulta iscritta nella programmazione triennale. Ma nella stessa scheda, quella relativa all’elenco annuale—i lavori che devono essere avviati nel 2026—l’opera non compare. E questo, sostiene Fasulo con cognizione di normativa nazionale sugli appalti pubblici, è un problema grave.

L’elenco annuale, secondo la normativa, deve contenere tutti i lavori da avviare nella prima annualità e devono essere soddisfatte quattro condizioni cumulative: la previsione in bilancio della copertura finanziaria, la previsione dell’avvio della procedura di affidamento nel 2026, il rispetto della progettazione ai livelli minimi richiesti, e la conformità urbanistica.

L’amministrazione sta stanziando 500.000 euro tramite mutuo per un’opera che—stando alla documentazione stessa—risulta essere “in corso di esecuzione”. Da qui la domanda che Fasulo pone in modo quasi retorico: se i lavori procedessero davvero, perché l’opera non è nell’elenco annuale? Se il contratto è già in esecuzione, perché occorrono altri 500.000 euro per ultimarla?

La conclusione di Fasulo è netta: esiste una “grave, gravissima incongruenza documentale” tra ciò che viene dichiarato in aula consigliare e ciò che risulta scritto nei documenti. E qui tocca il tema che probabilmente motiva tutto il suo intervento: la trasparenza amministrativa, che non è per lui “un optional” né “un mero adempimento formale”, ma un “dovere” e una “responsabilità istituzionale” verso i cittadini.

Il secondo affondo: Fasulo e i dettagli della struttura

Nel secondo intervento, Fasulo allarga il fuoco. Non è più solo una questione di documenti e incongruenze burocratiche. Ora tocca il tema della qualità effettiva dell’opera.

Fasulo dice una cosa che ha il sapore della provocazione, ma che probabilmente nasconde un’osservazione reale: la struttura polivalente non è una struttura polivalente, è “un fienile”. Chiede direttamente ai consiglieri presenti: siete andati a visitare, ispezionare, controllare la struttura?

E poi, con una serie di domande retoriche che hanno il valore di accuse, Fasulo espone una sequenza di dubbi sulla funzionalizzazione effettiva della struttura:

  • Non è dato comprendere come la struttura sia collegata agli impianti elettrici, idrici, alla rete termica, alla rete fognaria
  • Vengono chiesti 500.000 euro per “adeguamento e rifiniture esterne” quando all’interno non c’è nemmeno una foto che attesti lo stato di avanzamento
  • È come “voler intonacare la facciata di un edificio senza che all’interno siano stati realizzati i tramezzi”
  • È come “voler costruire una casa dal tetto senza partire dalle fondamenta”

Fasulo domanda un cronoprogramma dettagliato, una pianificazione che attesti “chirurgicamente” quali lavori sono completati e quali da ultimare. Vuole sapere quanto è stato stanziato per gli infissi, per la pavimentazione interna, per i servizi essenziali. Vuole conferma che la struttura sia collegata ai servizi fondamentali.

E poi un’osservazione finale che ha il tono dell’accusa diretta: l’amministrazione ha recentemente alzato “una struttura muraria accessoria, totalmente sganciata dalla struttura polivalente”. È come se, dice Fasulo, l’amministrazione volesse “erigere un muro di silenzio”, sebbene questo muro “politicamente verrà sfondato”.

La risposta: Progressisti per Assisi e il cambio di narrativa

La risposta del patto avanti con Adil Zaoin effettuivamente cambia completamente il campo di battaglia. Non risponde punto per punto alle accuse su Migaghelli (che è una scelta strategica: non affrontare il tema nel merito), ma trasporta il conflitto su un terreno completamente diverso: quello della rappresentazione politica della zona dei Portali.

Il titolo è già una dichiarazione di guerra retorica scrive Progressisti per Assisi: “Fasulo usa la paura, noi lavoriamo sulla sicurezza urbana”. La risposta non è una difesa, è un attacco al metodo di Fasulo.

La distinzione teorica: sicurezza pubblica vs. sicurezza urbana

Il documento inizia con una mossa sapiente: stabilisce una distinzione concettuale tra “sicurezza pubblica” e “sicurezza urbana”.

Secondo Progressisti per Assisi:

  • Sicurezza pubblica: riguarda la tutela dell’ordine pubblico, la prevenzione e il contrasto dei reati. È competenza primaria dello Stato e delle forze dell’ordine.
  • Sicurezza urbana: riguarda la vivibilità dei luoghi, il decoro, la prevenzione delle situazioni di disagio, la convivenza civile, la cura degli spazi comuni, la presa in carico delle marginalità.

Ai Portali, secondo questa lettura, siamo davanti a una questione di sicurezza urbana, non di sicurezza pubblica. Fasulo, sostenendo di parlare di sicurezza pubblica, starebbe commettendo un errore concettuale—o peggio, starebbe deliberatamente confondendo le carte per alimentare il panico.

Questa è una mossa teoricamente sofisticata, ma anche politicamente utile: consente a Progressisti di dire che l’amministrazione sta affrontando il problema serio (sicurezza urbana), mentre Fasulo alimenta paura su un terreno (sicurezza pubblica) dove il comune ha meno responsabilità.

I fatti contro i “slogan”

Progressisti per Assisi elenca i “fatti” che l’amministrazione ha messo in campo:

  • Numerosi controlli effettuati tra il 2025 e il 2026
  • Denunce, sanzioni, ordini di allontanamento, DASPO urbano
  • Monitoraggio congiunto di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale
  • Interventi mirati, potenziamento della videosorveglianza, azioni coordinate

Il contrasto implicito è netto: questi sono “fatti”, mentre Fasulo sparge “slogan”. È una risposta che non nega i problemi, ma pretende di dire che i problemi vengono affrontati seriamente, non trasformati in materiale propagandistico.

L’attacco personale: dove era Fasulo prima?

Qui il documento tocca un punto politicamente interessante. Ricorda che nel 2021 Fasulo si candidò a sindaco di Assisi con un programma che prometteva attenzione alla sicurezza, al decoro e al territorio. Ma nei Portali non risultano come priorità nel suo programma.

La domanda retorica è: “Dov’era quando quella zona affrontava problemi reali e veniva seguita senza clamore da chi ci viveva?” Dov’era quando Adil Zaoin “lavorava sul territorio senza sirene e senza cercare riflettori”?

La contraddizione logica: il danno reputazionale

Progressisti per Assisi sottolinea una contraddizione nelle motivazioni di Fasulo. Da un lato dice di voler difendere il valore immobiliare della zona. Dall’altro diffonde ogni giorno l’immagine di un quartiere “degradato, insicuro e invivibile”. Chi alimenta questa narrazione non tutela i residenti, li espone a un danno ulteriore di immagine e patrimoniale.

È un punto molto forte: se i Portali sono davvero così compromessi quanto Fasulo sostiene, allora il suo stesso modo di rappresentarli pubblicamente li danneggia ulteriormente.

Anche gli esercizi commerciali della zona, sostiene il documento, guardano con preoccupazione alla rappresentazione che Fasulo continua a diffondere sui social. “Raccontare il quartiere come un luogo fuori controllo non aiuta le attività, non rassicura i cittadini e non tutela l’immagine di Santa Maria degli Angeli.”

Il ribaltamento finale: Assisi non è come la racconta Fasulo

Il finale del documento stabilisce un’antitesi netta:

  • Assisi non è “la città allo sbando che il consigliere di Forza Italia racconta ogni giorno”
  • Santa Maria degli Angeli non è “una periferia perduta”
  • I Portali non sono “un simbolo di degrado”, ma “una parte della nostra comunità”

Progressisti per Assisi chiude con uno slogan che ribalta quello dell’amministrazione: “La sicurezza si costruisce. La paura si sfrutta. Noi stiamo dalla parte di chi costruisce.”

Le questioni irrisolte

Ma c’è qualcosa di interessante che rimane irrisolto in questo scambio.

Su Migaghelli: Progressisti per Assisi non risponde affatto alle accuse sulla struttura polivalente. Non commenta le incongruenze documentali. Non spiega perché l’opera non sia nell’elenco annuale se è in corso di esecuzione. Non giustifica l’esigenza di altri 500.000 euro. Questo silenzio è assordante. Potrebbe significare due cose: o Fasulo ha ragione su questioni tecniche che non è conveniente affrontare in pubblico, oppure Progressisti per Assisi ha deciso consapevolmente di non dignificare di una risposta tecnica quello che percepisce come un attacco pretestuoso.

Sui Portali: Fasulo non interviene nel dibattito specifico sulla zona. La sua menzione dei Portali nel primo intervento è fugace e non è ben articolata. Quando Fasulo parla di Portali, parla in realtà di Migaghelli. È come se usasse i Portali come metonimia di una incompetenza amministrativa più generale.

Sulla trasparenza: Fasulo accusa l’amministrazione di mancanza di trasparenza. Progressisti per Assisi non risponde direttamente a questa accusa, preferendo dirottare il conflitto sulla delegittimazione personale di Fasulo. Ma la trasparenza amministrativa è una questione seria, indipendente da chi la solleva. Il fatto che Fasulo possa essere un opportunista non significa che la trasparenza non sia un valore.

Conclusione: quando la politica locale diventa specchio di conflitti nazionali

Lo scontro tra Fasulo e Progressisti per Assisi riproduce in miniatura un conflitto nazionale: quello tra una destra (Forza Italia) che accusa la sinistra di inettitudine amministrativa, e una sinistra (il patto avanti) che accusa la destra di strumentalizzazione e demagogia.

Entrambi probabilmente hanno ragione su qualcosa. Probabilmente l’amministrazione ha problemi reali di trasparenza e di gestione (come suggerisce Fasulo). Probabilmente Fasulo usa questi problemi in modo opportunistico e alimenta una narrazione allarmista che non corrisponde completamente alla realtà (come suggerisce Progressisti per Assisi).

La vera vittima di questo conflitto è la capacità deliberativa della comunità assisana. Perché quando la politica diventa arena di accuse reciproche, quando ogni denuncia è subito letta come strumentalizzazione e ogni difesa come occultamento, allora diventa difficile stabilire cosa sia vero, cosa sia esagerato, cosa sia omesso.

Quello che manca, in entrambi gli interventi, è una ricerca genuina della verità: da parte di Fasulo, una riconoscenza che l’amministrazione sta comunque facendo qualcosa; da parte di Progressisti per Assisi, un riconoscimento che le critiche tecniche di Fasulo meritano una risposta seria.

Finché la politica rimane uno specchio di questi conflitti senza soluzione, Assisi rimarrà una città dove i cittadini vedono problemi reali, ma non ricevono risposte chiare su come verranno risolti. E questo, più di ogni altra cosa, è il vero scandalo amministrativo.

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