La politica ad Assisi perde tempo sulla toponomastica

 
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La politica ad Assisi perde tempo sulla toponomastica

da Alessandro Cianetti
La politica ad Assisi perde tempo sulla toponomastica. Il Consiglio comunale, anziché porre maggiore attenzione sui gravi problemi della comunità ed elaborare proposte per la loro soluzione, (ad esempio provvedere alle buche sulle strade) perde il suo tempo per la battaglia identitaria su Almirante. Una battaglia che non costa nulla alle casse del Comune e al contempo dà visibilità e aizza i favorevoli e i contrari.

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Sarebbe molto meglio che Giunta e Consiglio comunale si astengano da sterili dibattiti ludico-toponomastici, magari riprovando davvero a fare politica. Quella seria, però, decisamente più difficile.

Personalmente ritengo che considerare legittimo e doveroso mantenere le strade dedicate a Berlinguer e una vergogna mantenere quella col nome di Almirante, significa trovarci dinanzi ad una democrazia anomala dove le contrapposte anime politiche non si rispettano e non riconoscono il diritto-dovere di esistere. Ho avuto la fortuna di vivere quando gente del calibro di Pertini, De Gasperi, Togliatti, Calamandrei e molti altri, in segno di pacificazione, decisero che anche i fascisti sconfitti dalla storia avrebbero avuto l’opportunità di emanciparsi partecipando alla vita pubblica della neonata Repubblica italiana.

1 Commento

  1. Sig. Cianetti, lei ha vissuto il tempo e i personaggi ricordati nel suo intervento, come molti di noi. Il revisionismo da lei ipotizzato può avere la sua efficacia nel nome di una convivenza demicratica, dato che è stato superato anche quello delle vendette avvenute nel successivo dopoguerra, anzi, per fortuna, ne siamo molto lontani. Detto questo, non si possono dimenticare coloro che nel periodo fascista ne sono stati artefici e aguzzini, cosa molto diversa dal ruolo avuto da Pertini e Berlinguer. Non si può tirare in ballo nemmeno lo stesso Berlinguer, accostandolo a torto alla dittatura sovietica. Per ciò che riguarda la presa di posizione dell’amministrazione comunale, essa non può essere altrimenti, dato che rappresenta tutti i cittadini, la maggioranza dei quali non hanno a cuore queste scelleratezze revisioniste e se lo fa Roma con tutti i suoi problemi, perché non lo deve fare Assisi.

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