Assisi, il beato e il boom di malati, critiche e consensi

 
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Assisi, il beato e il boom di malati, critiche e consensi

Assisi, il beato e il boom di malati, critiche e consensi

di Prospero Calzolari
ASSISI – Leggendo la “Lettera aperta agli ASSISANI” di Anna Serena Bartolucci, non si può quantomeno non sospettare che vi sia un qualche rapporto tra l’evento della beatificazione di Carlo Acutis con relativo afflusso di decine di migliaia di pellegrini e la ricomparsa prepotente del Covid-19 con impennata di contagi (costantemente in aumento) in Assisi e di rimbalzo, quindi, in Umbria, regione fino a quel momento praticamente indenne dal contagio, come riportato dall’autrice della “Lettera”.

A tal proposito vorrei riportare un significativo parallelismo con ciò che stiamo vivendo ed un evento per molti versi simile accaduto 620 anni or sono. Ma sentiamolo per bocca del Dottor Cesare Massari (Membro della Deputazione Sanitaria Comunale di Perugia) autore, nel 1838, del “Saggio storico-medico sulle pestilenze di Perugia e sul governo sanitario di esse dal secolo XIV fino ai giorni nostri” : “Incominciò questo (sott.:il contagio) nel maggio 1399, e fu tanto micidiale che non mancarono alcuni storici i quali dissero essere morti tra il contado e la città da trenta in quarantamila persone…

Ora è da dirsi in proposito di questa peste, come venisse fra noi in tale anno 1399 quella famosissima Compagnia de’ Bianchi, sulla quale dagli storici tutti tanto si scrisse, e la quale ebbe pure qualche non lieve rapporto con la sanità dei paesi pei quali passò, o ne’quali stabilì sua dimora. Venne in Perugia nel mese di settembre, dicono i nostri cronisti e gli storici nostri, una moltitudine grande di Senesi, così di uomini come di donne, tutti vestiti di lino bianco, e con grandi onori furono ricevuti dai magistrati…

Congregatisi quindi in numero di diecimila se ne andarono ad Assisi, Spello, Foligno, e parte a Todi e Spoleto…ed altri fino a Roma se ne andarono…Potremmo solamente chiedere se questa venuta di Bianchi in Perugia nel settembre, avesse potuto favorire in qualche modo la menomazione del contado nel mese stesso…e noi siamo inclinati a credere che così difatti avvenisse. Dovessi intanto pubblicare il Giubileo pel nuovo anno 1400.

Da uomini accorti e giudiziosi non si reputava opportuno che fosse fatto…Bonifazio IX però lo volle, lo pubblicò, e si fece: ma in Roma, parte per la frequenza del Giubileo, parte per le genti che si menava dietro quel Sacerdote de’ Bianchi, un gran numero morì a Roma di pestilenza, e le vite de’ cittadini non solo ma dei devoti stranieri mieteva…”.

Sostituite il Giubileo con la beatificazione, il Papa con il Vescovo, Roma con Assisi: tranne i morti (speriamo)le analogie sono evidenti. Inoltre ambedue i vescovi (il Papa – si sa – è Vescovo di Roma) erano stati sconsigliati, ma la fretta – diceva Hemingway – “è quella eccitatissima perversione di vita, quella necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe”.

2 Commenti

  1. Bravo sono contento anche di questa comparazione per far capire a chi di dovere, ma non sentono, che si è creata una pandemia Gravissima in una già pandemia nazionale ed internazionale in un luogo circoscritto come Assisi per un evento che si poteva ben rimandare in tempi meno pericolosi visto che ora paghiamo pesantemente con morti e malati gravi e gravissimi per cosa ……..

  2. Il sindaco di Assisi dovrebbe rispondere di fronte alla magistratura di questo tragico errore. Ma quello che più indigna è’ il silenzio ipocrita dei giornaloni

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