Ad Assisi un evento su Federico García Lorca, cento anni dopo il viaggio americano

 
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Assisi evento su Federico García Lorca, cent'anni dopo viaggio americano

Ad Assisi un evento su Federico García Lorca, cento anni dopo il viaggio americano

Domenica 22 agosto alle ore 17:30 presso la prestigiosa Sala della Conciliazione del Palazzo dei Priori (Comune) di Assisi (PG) si terrà un evento culturale interamente volto a rileggere e approfondire l’influente figura di Federico García Lorca (1898-1936), il celebre poeta e drammaturgo andaluso che nell’agosto del 1936 fu vittima della nefanda Guerra Civile Spagnola, per mano delle forze fasciste. L’accesso alla Sala avverrà da Piazza del Comune n°10, in pieno centro assisiate. L’occasione sarà quella di presentare al pubblico il ricco volume Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca edito da Bertoni Editore di Perugia nel 2020 voluto e curato dal poeta e critico letterario marchigiano Lorenzo Spurio.

In questo testo di critica letteraria e di poesia Spurio – noto studioso lorchiano e stimato critico letterario – ha voluto “chiamare a raccolta” una serie di artisti – tra poeti, scrittori, disegnatori – per collaborare a un progetto teso alla rilettura di uno dei più celebri poeti di sempre, l’autore del Romancero gitano ma anche di opere teatrali quali Nozze di sangue e Yerma, amico di letterati quali Pablo Neruda, Antonio Machado, Rafael Alberti ed Eduardo Marquina, solo per citarne alcuni.

  • Ad aprire l’evento saranno i saluti istituzionali del Sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e di Jean-Luc Bertoni, editore. Seguirà l’intervento critico di Spurio dal titolo “Federico García Lorca e l’America: cento anni dopo” imperniato sull’esposizione di una delle fasi meno note e maggiormente cruciali della vita personale e letteraria di Lorca – ovvero il periodo americano e cubano del 1929/1930 – e i contributi di due delle autrici presenti nel volume con saggi dedicati su determinati argomenti, rispettivamente la mugellana Lucia Bonanni e la romana Cinzia Baldazzi.

Al volume Il canto vuole essere luce – oltre ai già menzionati – hanno preso parte anche i poeti Antonio Spagnuolo (prefatore); Emanuele Marcuccio, Michela Zanarella, Daniela, Luisa Ferretti e Giorgio Voltattorni (con loro poesie dedicate al Poeta); l’artista Franco Carrarelli “l’Irpino” (con sue illustrazioni a china) e Lucia Cupertino e Hebe Munoz (per le traduzioni dallo spagnolo).

Ad arricchire l’evento su quello che Neruda definì “un arancio in lutto”, sarà un mini-reading poetico che si terrà in seno alla presentazione del volume, a cura della poetessa caprese Annalena Cimino – Presidente e Fondatrice del Premio Internazionale di Arte e Poesia “A Pablo Neruda, la Città di Capri” nel 2018 – che interpreterà alcuni tra i più bei versi lorchiani dedicati alla luna e sue poesie sul medesimo tema.

Il Maestro Massimo Agostinelli di Ancona, noto chitarrista, eseguirà brani della tradizione folklorica andalusa e composizioni su partiture dello stesso Lorca che, oltre che poeta, drammaturgo e disegnatore, fu anche eccellente e ispirato musico grazie all’amicizia e alla collaborazione con Manuel de Falla e Antonio Segura Mesa.

La Corte di Strasburgo deciderà su ricerca resti mortali del poeta spagnolo

Il 18 agosto 1936 Garcia Lorca, il maestro repubblicano Dióscoro Galindo e i militanti anarchici Francisco Galadí e Joaquín Arcollas furono fucilati da un plotone d’esecuzione falangista. Dopo 85 anni i loro corpi sono ancora irreperibili e le ricerche della fossa comune in cui furono seppelliti finora non hanno dato alcun esito. Solo Nieves García Catalan, nipote di Galindo, insiste per trovare i resti di suo nonno e anche quelli di Lorca. Dopo il recente rifiuto del Tribunale di Granada e della Corte costituzionale di autorizzare nuove indagini, Catalan ha ora citato lo Stato spagnolo davanti alla Corte di Strasburgo per costringere il governo di Madrid a localizzare le spoglie di entrambi i defunti fucilati.

Eduardo Ranz, l’avvocato che ha accompagnato la nipote del maestro repubblicano in questa battaglia fin dall’inizio, ha dichiarato al quotidiano spagnolo “El País”:

“Cerchiamo una condanna dello stato spagnolo che permetta il recupero di Galindo, di Lorca e anche dei due banderilleros anarchici. Ho grandi speranze perché la nostra causa si basa su una questione di diritti umani”. Ranz scrive nel suo ricorso alla Corte europea che la nipote di Galindo ha “subito una violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione, una discriminazione e l’esclusione dal processo di indagine”. La ricorrente ritiene quindi che lo Stato spagnolo non abbia dimostrato sufficiente diligenza per recuperare i resti mortali che, come si legge nel ricorso, sono “prevedibilmente sepolti nel Parco Federico García Lorca di Alfácar, vicino a Granada”.

La ricerca dei resti di Lorca e di coloro che potrebbero essere sepolti con lui non fa parte di un progetto di localizzazione permanente, ma piuttosto di una campagna che viene lanciata di volta in volta: dal 2000 ad oggi ci sono state quattro ricerche, tutte senza successo. La famiglia di Lorca ha sempre mostrato la sua distanza dalla ricerca dei resti del poeta. Quasi due decenni fa, sua nipote Laura García Lorca disse che rispetta e comprendeva la famiglia di Galindo ma che “da un punto di vista storico, penso che le cose che potremmo imparare su Federico da queste esumazioni sono minori”. Anni dopo, nel 2015, disse che la famiglia non aveva bisogno di sapere “quanti colpi sono stati sparati” al poeta.

La richiesta avanzata dalla nipote del maestro repubblicano fucilato con il poeta spagnolo

Nieves García Catalan, tuttavia, da tempo cerca di trovare suo nonno. Nel 2009, dopo una delle ricerche senza successo ad Alfacar, ha riconosciuto che “dopo 14 anni, dobbiamo ricominciare da zero”. Da allora ha portato il caso in vari tribunali. Nel 2019 ha chiesto senza successo l’autorizzazione alla prosecuzione delle ricerche al Tribunale di Granada. A febbraio di quest’anno ha portato la questione alla Corte Costituzionale, che ha respinto il ricorso. La causa ora a Strasburgo è l’ultima istanza giudiziaria.

Il caso portato davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo rivede tutti gli argomenti sviluppati nei tribunali precedenti. Per quanto riguarda il luogo di ritrovamento dei resti, il testo cita il certificato di morte di Lorca, che menziona il suo decesso “in seguito a ferite causate da atti di guerra, essendo il suo corpo stato trovato il ventesimo dello stesso mese sulla strada da Víznar ad Alfacar” e le indagini del giornalista Víctor Fernández, che indicano che nel 1986 furono eseguiti dei lavori in quello che oggi è il Parco Federico García Lorca e che lì furono trovate delle ossa, trasferite in un luogo vicino.

Per quanto riguarda le azioni dei tribunali, l’avvocato Eduardo Ranz spiega che i giudici coinvolti in questo caso “si sono pronunciati in modo completamente opposto alla linea mantenuta dalla Corte Suprema e dalla maggioranza dei tribunali spagnoli, in relazione alla legalità e all’applicazione delle leggi di amnistia, alla prescrizione e alla natura della scomparsa forzata di persone e dei crimini contro l’umanità come crimini di diritto internazionale”. (Xio/Adnkronos)

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