Carabiniere condannato a otto mesi di reclusione per lesioni

Carabiniere condannato a otto mesi di reclusione per lesioni

Militare punito dal tribunale per i fatti avvenuti ad Assisi

La decisione del giudice al termine del rito abbreviato

Un carabiniere di cinquantaquattro anni, in servizio presso la compagnia di Assisi, è stato condannato a otto mesi di reclusione con il beneficio della pena sospesa. Il verdetto è stato pronunciato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia alla conclusione di un processo celebrato con la formula del rito abbreviato. L’imputazione contestata al militare era quella di lesioni personali aggravate. La vittima dei fatti è un ragazzo di sedici anni, che all’epoca dei fatti era ospite di una struttura di accoglienza situata nel territorio comunale di Bettona. La sentenza giunge al termine di un percorso giudiziario particolarmente articolato e caratterizzato da pareri contrastanti tra i diversi organi inquirenti.

La ricostruzione della notte degli scontri nella struttura

La vicenda ha avuto inizio durante le ore notturne comprese tra il 10 e l’11 giugno del 2021. In quella circostanza, i militari della locale stazione erano stati chiamati a intervenire d’urgenza presso una comunità di accoglienza per minori a Bettona. La richiesta di intervento era scattata a causa del comportamento violento di due ospiti sedicenni, i quali avevano dato in escandescenze, minacciando il personale operatore e danneggiando svariati arredi e suppellettili all’interno dei locali. Successivamente all’intervento di contenimento, i due giovani sono stati trasferiti presso la caserma dell’Arma ad Assisi per l’identificazione e gli accertamenti di rito.

Le accuse di violenza all’interno degli uffici dell’Arma

Secondo quanto denunciato in seguito dai diretti interessati, proprio all’interno degli uffici della caserma si sarebbero consumate le violenze oggetto del processo. Il ragazzo ha riferito di essere stato colpito ripetutamente con schiaffi sul volto, una gomitata e un pugno sotto l’occhio sinistro. Tali percosse hanno causato al minorenne vistose ecchimosi e un dolore prolungato nel tempo. Dopo il rilascio, il giovane è stato sottoposto a esami medici presso il presidio ospedaliero di Todi, dove il personale sanitario ha rilasciato un referto con una prognosi ufficiale di sei giorni per la guarigione delle ferite riportate.

Il percorso dell’inchiesta tra archiviazioni e imputazione coatta

Pochi giorni dopo il fatto, la madre del sedicenne ha formalizzato la denuncia che ha dato il via alle indagini preliminari. Inizialmente, l’inchiesta vedeva iscritti nel registro degli indagati quattro militari. Nel maggio del 2022, la procura della Repubblica di Perugia, guidata dall’allora procuratore capo Raffaele Cantone insieme al sostituto titolare del fascicolo Mara Pucci, aveva formulato una prima richiesta di archiviazione per assenza di riscontri oggettivi idonei. Un anno dopo, la Procura generale ha avocato a sé il caso, giungendo tuttavia alla medesima conclusione nel maggio del 2023, motivando l’impossibilità di trovare testimonianze terze a conferma del racconto della vittima. Di parere opposto si è mostrato il giudice per le indagini preliminari, il quale, accogliendo l’atto di opposizione presentato dal legale difensore del ragazzo, l’avvocato Donatella Donati, ha respinto l’archiviazione. Per tre dei carabinieri coinvolti è stata confermata l’uscita dalla vicenda giudiziaria, mentre per il quarto uomo, assistito dall’avvocato Delfo Berretti, il giudice ha ordinato l’imputazione coatta rilevando elementi indiziari chiari e condotte palesemente illecite.

Le prove decisive estratte dalla tecnologia di servizio

Nel corso del dibattimento, a risultare determinanti ai fini della condanna finale del cinquantatreenne sono state le verifiche tecnologiche condotte sugli strumenti di servizio. In particolare, i riscontri decisivi sono emersi dall’analisi dei filmati registrati dalla dashcam, la videocamera indossata da uno degli stessi militari durante lo svolgimento delle operazioni della notte del giugno 2021. Le immagini hanno fornito al giudice gli elementi necessari per confermare la responsabilità penale dell’imputato e per emettere la sentenza di condanna in primo grado.

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